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Pro Vercelli | 11 dicembre 2021, 19:30

Lerda: «Ottimo approccio, ma la prova del nove è domani...»

«In questa squadra c'è una qualità importante, rara per questa categoria». «Comi? Non si è allenato, però è a disposizione. Rendic in porta»

Franco Lerda

Franco Lerda

Prima conferenza di Franco Lerda alla vigilia della partita. Alcune impressioni a caldo.
«Ho notato che, rispetto ad altre squadre che ho allenato in questa categoria, c'è una qualità importante. In settimana, abbiamo fatto quello che era noi miei intenti: c'è stato un buon approccio della squadra, che ha lavorato come volevo io, certo: la prova del nove è domani sul campo del Fiorenzuola.»

Mancheranno alcuni elementi (Belardinelli e Macchioni infortunato; Awua squalificato). E poi c'è il problema dei portieri, con Valentini e Tintori fuori uso.
«Comunque c'è Rendic. Ci ho parlato, a Padova il ragazzino ha fatto bene. È molto sveglio, mi piace e quindi... quindi siamo a posto... perché...» 

Spazio per una battuta: «... più di uno in porta non ne posso mettere»

Comi come sta?
È a disposizione, ma, come sapete, è da un po' di tempo che ha qualche guaio. Questa settimana non si è mai allenato, al massimo potrà essere utilizzato per qualche minuto.

Lei ha detto che fa l'allenatore e non lo psicologo. Ma avrà detto e dirà qualcosa di preciso ai suoi giocatori.
«L'ho detto perché credo che mi riesca meglio fare l'allenatore. Chiaramente il mio è un mestiere che ti porta a un confronto quotidiano con dei ragazzi che sono diversi tra loro, per cultura, età, nazionalità. Io prediligo il lavoro sul campo, ma quando c'è bisogno mi confronto con i giocatori.

Può anticiparci il modulo con cui vedremo la “sua” Pro Vercelli?
«Il modulo è quello che conta meno. Giocare a tre, quattro o cinque cambia niente. Cambia come uno organizza il sistema di gioco, che varia da allenatore ad allenatore. Esempio. Se gioco a quattro, posso tenere bloccati i due terzini oppure fargli fare le ali... Quello che conta, secondo me, è altro. Conta che quelli che scendono in campo sappiano cosa fare e soprattutto come farlo. Cosa fare più o meno lo sanno tutti. È il come lo si fa che è importante. Gli allenatori bravi, oggi, li trovi tanto in A quanto in questa categoria. Ma la differenza la fanno i giocatori. Insomma è tutto okey se rispondono alle sollecitazioni del loro tecnico.»

In Albania, dove ha allenato nell'ultimo campionato, com'era il calcio?
«Non molto evoluto dal punto di vista tattico. Dal punto di vista atletico, invece, non c'era bisogno di stimolare un determinato approccio alla gara. Sono giocatori che nascono con una cultura e un'aggressività diversa dalla nostra. Lì non devi mai dire di aumentare i ritmi.»

Resettare, ricominciare. La squadra sta resettando, è pronta a un nuovo capitolo?
«La squadra ha già resettato, dal momento che il tecnico è cambiato. Sono ragazzi giovani, ma intelligenti. Sanno che c'è tanta competitività... il mondo del calcio è pieno di calciatori e di allenatori in esubero. E quindi c'è sempre troppa pressione. Noi non dobbiamo sbagliare la prestazione, che è sempre figlia del modo in cui ti alleni in settimana.»

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