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Attualità | 28 novembre 2020, 17:01

Cirio: «Scuole ancora chiuse, per poter ripartire in sicurezza a gennaio»

Il presidente della Regione interviene sulla decisione di mantenere la didattica a distanza anche per le seconde e terze medie

Il grafico sui contagi in ambito scolastico dall'apertura dell'anno

Il grafico sui contagi in ambito scolastico dall'apertura dell'anno

Mentre gli studenti "anti Dad" (e anche molti genitori) chiedono che, con il passaggio alla zona arancione, gli studenti di seconda e terza media possano tornare in classe, il presidente della Regione, Alberto Cirio, spiega in una nota le motivazioni che l'hanno spinto in una direzione opposta. 

«È una scelta dolorosa, ma necessaria - sottolinea Cirio -. Riaprire la scuola è la priorità e per questo è fondamentale farlo in sicurezza, per non rischiare di dover richiudere fra un mese. Il Piemonte ha predisposto un piano sui trasporti e gli orari che credo sarebbe opportuno adottare a livello nazionale, se veramente si vuole garantire la scuola in presenza. Perché ripartire senza cambiare le condizioni dei trasporti scolastici e senza scaglionare gli orari di ingresso, in modo da consentire più turni dei mezzi pubblici che viaggiano al 50%, significa esporre al rischio molto concreto di un nuovo stop fra un mese, che sarebbe ancora più deleterio a ridosso degli esami di terza media e di maturità».

Quello che genitori e studenti faticano a capire, però, è come mai non si sia lavorato in questo senso fin dall'estate, quando invece la discussione sul trasporto pubblico si era focalizzata non sul potenziamento delle corse, ma sull'aumento della capacità di carico del mezzi. Con conseguenza che, evidentemente, sono poi sfuggite al controllo... Il dubbio, dunque è capire se in poche settimane si riuscirà a mettere a punto quella "rivoluzione" nel mondo della scuola che non è stata mai fatta finora o se ci si ritroverà ancora una volta, a rincorrere l'emergenza con soluzioni tampone dai risultati inceri.

Cirio, dal canto suo, ricorda anche «l’impatto in prossimità delle feste: escludendo il ponte dell’Immacolata e le vacanze di Natale, ci sono circa 15 giorni di scuola effettivi da qui all’Epifania. Due settimane in cui i ragazzi rischiano concretamente di tornare a contagiarsi nel pre e post scuola, portando poi il virus in famiglia proprio nel momento in cui si trascorrono giornate di festa con i propri parenti, a cominciare dai nonni».

A sostegno della posizione del Piemonte, Cirio cita anche il parere della task force di epidemiologi ed esperti della Regione Piemonte (Giuseppe Costa, Paolo Vineis, Lorenzo Richiardi, Carlo Di Pietrantonj e Chiara Pasqualini, accanto a Ferruccio Fazio e Giovanni Di Perri) interpellati sul tema. «Per la ripresa dell’attività didattica - sono le loro parole - si ritiene che possa essere ragionevole ipotizzare che il mantenimento delle didattica a distanza anche del secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado possa considerarsi una scelta prudenziale, secondo un principio di precauzione, in considerazione di un possibile maggiore rischio epidemiologico relativo alle prossime festività natalizie, considerato anche il contributo significativo che tale misura ha dato nell’inversione di tendenza del trend epidemico e alla luce dell’attuale base di rischio di infezione. Tali misure prudenziali e precauzionali, in particolari quelle relative alla scuola secondaria di primo grado, sono da considerarsi come necessarie al fine di salvaguardare il comune obiettivo di un ritorno in presenza a scuola a partire dal prossimo mese di gennaio».

Cirio chiarisce che che «La decisione conferma una misura che nelle zone arancioni è già prevista dal Governo per le scuole superiori e - aggiunge - che è motivata dai numeri. Dall’apertura dell’anno scolastico il contagio in età scolare ha avuto un rapido incremento che ha toccato il picco massimo a fine ottobre, con una crescita che è stata esponenziale in particolare dagli 11 ai 18 anni e più graduale e contenuta fino ai 10 anni. Dall’introduzione della didattica a distanza la curva ha invertito la tendenza, evidenziando l’inizio di una fase in discesa. In particolare dal 26 ottobre (data di inizio della didattica a distanza alle superiori) al 22 novembre (settimana del Report che ha portato il Piemonte in zona arancione) i casi di positività nelle fasce 11-13 e 14-18 anni si sono dimezzati, passando da 483 a 218 (ogni 100 mila) nella età scolare delle medie e da 570 a 297 in quella legata alle scuole superiori».

redaz

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