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Pro Vercelli | 31 marzo 2021, 18:24

Alberto Masi, la Pro Vercelli di Braghin, quella di Modesto, e i sogni

«Dobbiamo giocare con personalità, perché senza personalità non si va avanti»

ALBERTO MASI, 28 ANNI, CAPITANO DELLA PRO VERCELLI

ALBERTO MASI, 28 ANNI, CAPITANO DELLA PRO VERCELLI

Il mare e i profumi di Genova. Lo stadio di Marassi vicino casa. Le prime partite allo stadio insieme a papà, tifoso della Samp, la squadra dove inizierà a giocare.

Alberto Masi, 28 anni, perno della difesa della Pro Vercelli e capitano, ma per davvero. «Se non lo vedete che incita i compagni, vuol dire che non sta bene» disse Modesto dopo una partita in cui il centrale difensivo giocò, pur essendo in condizioni precarie.

Genova nel cuore ma anche Vercelli, dove vive con la moglie Camilla e la bimba di quattro anni, che a luglio riceverà in regalo un fratellino.

Masi, facciamo un viaggio a ritroso e torniamo al campionato 2011-2012. Il tuo primo anno a Vercelli, con la promozione in B grazie alla vittoria sul campo di Modena contro il Carpi.
«Un'annata del genere non si dimentica. Io, che arrivavo dalla Primavera della Sampdoria, mi trovai catapultato nel “mondo dei grandi”. Ce la giocammo contro avversari di tutto rispetto, come Foggia, Avellino Ternana. Fu un anno speciale, un'esperienza che mi porterò sempre dietro.»

E poi, subito dopo la promozione in B, il contratto firmato con la Juventus e l'esperienza del ritiro con la squadra allenata da Conte e di alcune gare giocate nell'estate 2012. La Juventus decise di lasciarti crescere in B, con la maglia della Pro Vercelli. Si trattò, sicuramente, di una bella esperienza, ma non ti è rimasto il rimpianto di non essere arrivato alla prima squadra e quindi alla serie A?
«Si trattò di una stagione della mia vita professionale molto formativa, molto importante. Ebbi la possibilità di giocare e confrontarmi con dei grandi campioni. No, non ho rimpianti, forse avrei potuto fare di più, ma tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto. Oddio... avrei preferito avere qualche infortunio in meno.»

Poi la Juventus decise di cederti alla Ternana, in B. Cinque anni in cui la società investì anche molto (si pensi ai 4 milioni di euro per l'acquisizione di Felipe Avenatti per 4 milioni di euro, o l'ingaggio di Ledesma) ma con più ombre che luci. Furono anni un po' sofferti, tanto per te quanto per la società.
«Il primo anno fu fatta una buona programmazione, sicuramente si poteva fare di più, invece ci salvammo alla terzultima; negli anni successivi andò meno bene, anche a causa dei troppi cambi in panchina.»

Il ricordo più bella della tua carriera?
«L'anno della promozione in B con la Pro Vercelli allenata da Braghin. Eravamo partiti con l'obiettivo di non retrocedere.»

Il ricordo più brutto?
«L'infortunio che mi bloccò per diverso tempo, a Terni, nel 2014.»

L'anno scorso, dopo una stagione con lo Spezia e una con il Pisa in serie B, il ritorno a Vercelli. Fu Gilardino, tuo ex compagno di squadra, a volerti?
«Sì Alberto mi volle, e con lui lo vollero anche il direttore Varini e Caridi. E comunque tornai volentieri, perché conoscevo l'ambiente. Mi serviva ritrovare fiducia e continuità, spero di aver ripagato per la fiducia ottenuta.»

Di allenatori ne hai avuti tanti. Penso a Liverani... Ma soffermiamoci su Braghin e su Modesto: il loro credo calcistico è diverso, ma mi sembrano entrambi passionali.
«Sì, sono d'accordo. Di Braghin ho un ottimo ricordo, ero giovane, fu coraggioso a farmi giocare da titolare. Braghin pensava solo alla nostra squadra. Modesto è l'esempio di come stia evolvendo la professione dell'allenatore. È preparatissimo, fa giocare la sue squadre molto bene, mai avuto un allenatore che ti fa giocare anche gli allenamenti con tanta intensità. È passionale, di cuore, ed è anche una bravissima persona.»

Il pareggio con il Como e la sconfitta con l'Alessandria: soprattutto nel primo tempo la squadra sembra aver patito troppa pressione, forse perché si tratta di una squadra con l'età media più bassa, tra le squadre che sono ora nella parte alta della classifica.
«Può essere, non so dire se abbia o meno inciso la pressione. Di sicuro, da adesso in poi dovremo giocare con personalità... senza personalità non si va avanti. Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che tanto il Como quanto l'Alessandria hanno giocato contro di noi cambiando completamente l'assetto tattico. E dando anche il massimo...»

La sconfitta di Livorno è quella che brucia di più, quest'anno?
«Abbiamo rivisto con attenzione la partita. Abbiamo creato occasioni, mantenuto il possesso palla. Perdere al 93', subendo un gol in contropiede fa male, certo, ma ora dobbiamo solo andare avanti.»

Ora come ora il campionato della Pro Vercelli è sicuramente positivo. Le prossime cinque gare ci diranno se sarà anche indimenticabile...
«Il nostro campionato è andato sopra le aspettative. Una nuova società, un nuovo mister, tanti giovani che sono cresciuti, giornata dopo giornata. Nessuno avrebbe ipotizzato un campionato così. Le ultime gare saranno importanti certo: giocheremo dando il massimo e poi, all'ultima giornata, sapremo...»

Masi e la Pro Vercelli che quest'anno o il prossimo tornano in B? È un sogno che si può dire?
«Tornare in serie B è un sogno che auguro a me stesso, con tutto il cuore. Con la maglia della Pro Vercelli.»

Remo Bassini

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