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Arte e Cultura | 15 febbraio 2021, 11:39

Streghe, stregonerie e Inquisizione: una spiegazione per il male

Al Soroptimist avvincente serata con lo storico Giorgio Tibaldeschi

Il relatore, Giorgio Tibaldeschi

Il relatore, Giorgio Tibaldeschi

Maghi e streghe  sono stati i protagonisti dell’ultima riunione virtuale del Soroptimist Club di Vercelli presieduto da  Rita Manuela Chiappa. Ospite della serata il dottor Giorgio Tibaldeschi, medico e storico di fama, direttore del “Bollettino Storico Vercellese”, che ha tenuto  una  conversazione dal titolo: “Stregoneria: una spiegazione per il male”.

Prendendo spunto da un dipinto (“L’Inquisizione”) di Edmond Van Hove, custodito nel Museo Borgogna, che raffigura una presunta strega torturata con un pungolo alla ricerca di un punto di insensibilità al dolore (ritenuta prova di possessione demoniaca), il relatore, con l’ausilio di immagini e riferimenti bibliografici, ha illustrato le caratteristiche di questo fenomeno basato su credenze e pratiche superstiziose volte a compiere, con l’intervento di entità malefiche, sortilegi atti a provocare malattie e sciagure. La stregoneria comparve nell’Europa cristiana, specialmente in Germania, in Francia e in Inghilterra, verso la fine del medioevo e fu vista come una minaccia per la società. La spietata repressione condusse a torture  e processi con conseguenti  condanne al rogo, comminate da tribunali sia ecclesiastici (cattolici e protestanti) che civili. Le vittime, in maggioranza donne, di questa “caccia alle streghe”, che imperversò per più di tre secoli, furono non milioni, come certa storiografia volle far credere, ma 30-40.000. Ciò non giustifica comunque la brutalità delle pene e l’uso della tortura.

Gli inquisitori, soprattutto a partire dal 1487, anno di pubblicazione, da parte del domenicano tedesco Heinrich Kramer del trattato in latino “ Malleus maleficarum”,  fondavano  interrogatori e indagini su precisi criteri, che includevano la ricerca sul corpo di certi segni (nei e angiomi di forma bizzarra, capezzoli soprannumerari, perfino capelli rossi!) ritenuti espressione della presenza del demonio. Nel territorio vercellese, in cui fu a lungo attivo il domenicano Cipriano Uberti, inquisitore della diocesi, la stregoneria non allignò, anche se a Vercelli furono arse sul rogo, nel 1527, due streghe (“sortileges”).

Ma perché  una persona veniva marchiata come “strega”? Spesso solo il suo comportamento anticonformista oppure false accuse scaturite da dissapori tra vicini di casa bastavano a far nascere il sospetto. La spiegazione più convincente va cercata nell’ignoranza, che portava a credere che certi crimini efferati fossero istigati dal demonio e a cercare capri espiatori per eventi tragici come morie di bestiame, pestilenze, catastrofi climatiche. Non conoscendo le cause di molti mali, questi venivano imputati a persone possedute da spiriti maligni. E oggi esistono ancora le streghe? No, anche se prosperano  certi incantatori, paranoici che credono di avere dei superpoteri.  Al termine dell’interessante relazione numerose  domande delle socie collegate hanno suggellato il successo della serata. 

Donatella Petrucci, Soroptimist Club Vercelli

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