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Cronaca | 22 gennaio 2021, 07:42

Gestione migranti sotto la lente del Tribunale: udienza fiume al processo all'ex prefetto Malfi

Partito il maxi dibattimento sulle vicende relative agli anni più difficili dell'emergenza sbarchi. Nel secondo filone d'inchiesta anche accuse sul comportamento tenuto dal rappresentante del Governo nei confronti di due dipendenti

Gestione migranti sotto la lente del Tribunale: udienza fiume al processo all'ex prefetto Malfi

Con un'udienza fume, di quasi sette ore, dedicata principalmente al filone migranti, si è aperto il processo che coinvolge l'ex prefetto Salvatore Malfi, tre funzionarie dell'Ufficio territoriale del Governo di Vercelli e Gianluca Mascarino, presidente della cooperativa Obiettivo onlus che gestiva sei centri di accoglienza temporanea presenti sul territorio vercellese.

L'indagine, relativa al periodo caldo dell'emergenza migranti, quello compreso tra la seconda metà del 2015 e il 2016, era partita dall'esposto di due volontari che, alla Squadra Mobile della Questura, avevano segnalato situazioni considerate critiche nei centri di accoglienza di Albano e di Saluggia. «Ad Albano non c'erano le lavatrici e gli ospiti dovevano lavare a mano indumenti e coperte anche in inverno – ha detto la volontaria dalla quale è partito l'esposto -. Anche le pulizie erano a carico dei ragazzi che non venivano seguiti nelle loro esigenze mediche o burocratiche. La qualità del cibo era scadente e inadeguata alle necessità alimentari delle persone presenti».

Secondo l'altro volontario sentito come teste la situazione non sarebbe stata molto diversa a Saluggia, dove nell'ex istituto Tamburelli venivano ospitati circa 70 richiedenti asilo. I due volontari, dopo aver segnalato a Mascarino e alla dirigente della Prefettura Raffaella Attianese la situazione, senza ottenere riscontri, sarebbero stati allontanati senza motivo dai centri in cui prestavano servizio. A quel punto si erano rivolti alla Questura dando il via al filone dell'inchiesta relativo all'ipotesi di reato di frode nelle pubbliche forniture. Gli inquirenti, poi, attraverso le intercettazioni telefoniche disposte sulle utenze di Mascarino, della vice prefetto Attianese e di un'altra funzionaria della Prefettura, Cristina Bottieri, avevano di molto allargato il perimetro dell'indagine, scoprendo tra l'altro che anche la Guardia di Finanza aveva aperto un fascicolo analogo, per frode, sempre sulla medesima cooperativa. Dalle intercettazioni, però, sarebbe emerso un più ampio quadro di illecito portando gli inquirenti a ipotizzare che la cooperativa Obiettivo avesse un canale preferenziale nell'assegnazione dei migranti arrivati nel vercellese. E, dagli uffici di via San Cristoforo, sarebbero anche uscite informazioni riservate: uno dei sovrintendenti che svolse l'indagine ha riferito in aula le telefonate intercettate tra Bottieri e Mascarino con le quali la funzionaria informava il dirigente della cooperativa sulla data delle ispezioni disposte dal ministero, oppure organizzate dagli uffici stessi della Prefettura. Mentre la stessa Bottieri, in occasione di un accesso della Mobile agli uffici della Prefettura, avrebbe avvisato via sms Mascarino dell'inchiesta in corso, utilizzando però utenze riservate. Una lunga parte dell'udienza è stata dedicata alle modalità con le quali venivano selezionate le strutture da adibire all'accoglienza dei migranti, al numero massimo degli ospiti ammessi e alle eventuali criticità strutturali rilevate nei locali: secondo un dipendente della Provincia, all'epoca distaccato in Prefettura proprio per occuparsi dell'emergenza migranti, Mascarino sarebbe sempre stato presente nei sopralluoghi alle strutture poi trasformate in Cas, ma la rilevanza del fatto è stata contestata sia dai legali di Malfi, Olivero Mazza e Roberto Scheda, che dall'avvocato Andrea Corsaro che difende Mascarino: i primi hanno fatto emergere come, anche nelle ispezioni svolte in altre zone del vercellese, fossero presenti i responsabili delle coop che poi avrebbero gestito le strutture; il secondo ha rilevato come, nel caso di Albano, la cooperativa di Mascarino fosse subentrata a un precedente gestore. Dunque non sarebbe stato lui a partecipare al primo sopralluogo. Corsaro, planimetrie alla mano, ha anche contestato le affermazioni di uno dei volontari relative alla mancanza di servizi igienici nel Cas di Saluggia, così come il fatto che alcune delle carenze delle strutture, non sarebbero state viste direttamente dai testi ma riferite da alcuni ospiti. Contestazioni della difesa anche sull'accusa che Mascarino, a fronte delle informazioni ricevute da Bottieri, avesse assunto nella sua coop due parenti della donna, poiché, nel corso dell'indagine, la Polizia non fece accertamenti né in relazione alle modalità di selezione delle figure professionali ricercate dalla cooperativa e nemmeno ai requisiti in possesso dei due assunti. L'avvocato Roberto Rossi che, rappresenta la dirigente Attianese, ha fatto rilevare come la sua cliente non fosse la figura di riferimento per alcune delle vicende finite nel faldone d'inchiesta.

Particolarmente tesi anche gli scambi di battute tra accusa e difesa in relazione alle intercettazioni e ad alcune registrazioni acquisite dalla Mobile e che hanno dato il via al secondo filone del processo: quello relativo ai rapporti tra Malfi, la sua segretaria e la donna delle pulizie (entrambe costituite parte civile al processo), rispetto al quale vengono contestati i reati penalmente più pesanti di estorsione, maltrattamenti e minacce. Un filone nato da una conversazione intercettata tra Malfi, ormai prefetto a Salerno, e la vice prefetto Attianese e sviluppato per lo più sulla base di una serie di registrazioni che la donna delle pulizie aveva effettuato in momenti diversi, nel corso di due anni di lavoro. Fin dalle prime battute del processo i difensori di Malfi hanno contestato l'utilizzabilità delle registrazioni come elemento di prova e, sul tema, la battaglia si annuncia serrata. Più volte, già nell'udienza di giovedì, ci sono state evidenti frizioni tra l'accusa, sostenuta dai pubblici ministeri Davide Pretti e Rosamaria Iera, e i difensori di Malfi, Scheda e Mazza. Il perito che ha trascritto le registrazioni ha detto di non poter stabilire se siano avvenute in presenza, dunque su questo tema, così come sulle modalità di selezione dei 67 brani fatti ascoltare alla Mobile, sarà la parte civile stessa a far chiarezza quando verrà sentita. Si riparlerà anche del capitolo che coinvolge la ex segretaria, alla quale, secondo le accuse, Malfi avrebbe affidato compiti che non erano propriamente d'ufficio (come occuparsi delle sue spese personali) e alla quale aveva dato le credenziali per accedere a un suo conto corrente privato e a un bancomat. Anche in questo caso quando l'indagine è partita Malfi era già stato trasferito e dunque le indagini sono state fatte sulla base delle deposizioni rispetto alle quali dovrà riferire la parte civile.

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