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Politica | 12 settembre 2020, 10:09

Cigliano, sindaco nella bufera. "Ora dia le dimissioni"

Diego Marchetti si difende: "Estraneo alle accuse contestate". Ma in paese destra e centro sinistra chiedono che finisca un'amministrazione caratterizzata da tensioni continue. Solo due giorni fa la polemica per un post del sindaco su una foto (fake) dell'aggressione a Salvini

Cigliano, sindaco nella bufera. "Ora dia le dimissioni"

Doveva essere l'emblema di una destra di governo, capace di convincere anche un elettorato tradizionalmente di centro sinistra come quello di Cigliano. Ma, a poco più di un anno dalla conquista della poltrona di sindaco, Diego Marchetti, tessera di Fratelli d'Italia, eletto alla guida di una lista civica, si trova accerchiato da polemiche e richieste di dimissioni. Che gli erano piovute addosso ben prima dell'avviso di garanzia per abuso d'ufficio e turbativa d'asta ricevuto venerdì dalla Procura della Repubblica di Vercelli e partito dalla vicenda dell'utilizzo abusivo di terreni – a destinazione agricola, ma di fatto trasformati abusivamente in deposito di mezzi appartenenti ad aziende collegate a tre persone finite in carcere – che il Comune avrebbe dovuto espropriare nel corso dell'estate.

Leggi anche: Cigliano: TRE ARRESTI E AVVISO DI GARANZIA AL SINDACO MARCHETTI 

La prima reazione del sindaco, dopo l'avviso di garanzia, è affidata a un post diffuso sui social: “L'evento di questa mattina mi ha stupito e colto di sorpresa in quanto completamente estraneo ai fatti che mi sono imputati – scrive Marchetti -. La mia disponibilità alla Procura della Repubblica è totale, non comprendo il mio coinvolgimento in questa vicenda, ma sono certo che tutto si risolverà nel migliore dei modi”. Poi un post scriptum: “un abbraccio sincero agli sciacalli” che rende il senso di uno stato di scontro permanente che, ormai, si vive a Cigliano.

Il solo sospetto che il sindaco possa aver avuto "anomale vicinanze con la famiglia Pasquino" risulta troppo grave per chi si occupa di "cosa pubblica": e non solo in casa centro sinistra. Michele Campanella, esponente di Fratelli d'Italia ed ex assessore della giunta, in rotta dopo solo 4 mesi di amministrazione, in una nota ufficiale, diffusa venerdì, precisa che “La linea del partito in merito a questa situazione è chiara e netta. Fratelli d'Italia confidando pienamente nella giustizia non aspetterà l'esito del primo grado di giudizio ma nel caso venisse comprovata dalle indagini preliminari anche una minima vicinanza tra Diego Marchetti e la famiglia citata dalla nota stampa dei Carabinieri egli verrà immediatamente estromesso dal partito e verranno completamente chiusi i rapporti nei suoi confronti”. 

Un pre-avviso di “sfratto”, dunque, al quale Marchetti ha risposto con un'autosospensione dal partito. Ma la linea di non ritorno nella frattura che si era consumata tra i Fratelli d'Italia ciglianesi, era già stata superata il giorno precedente, quando lo stesso Campanella, in un comunicato a titolo personale, aveva bollato Marchetti come autore di una “Gestione scellerata della cosa pubblica che vede nella gestione dei Consigli, nelle risposte date ai genitori della scuola materna, come dell'organizzazione delle attività di più ordinaria amministrazione una vera e propria azione antidemocratica che mantiene la popolazione sull'orlo del rischio continuo di disordini pubblici”.

Critiche politiche forti e molto gravi, espresse in altri termini anche da parte degli altri ciglianesi impegnati nell'amministrazione pubblica.

“Chi opera nella pubblica amministrazione – scrive il consigliere di minoranza Flavio Ranalli - non deve solo essere onesto ma deve anche apparire tale: al di la della rilevanza penale esiste la rilevanza morale che è il puntello di quel "… con disciplina ed onore", faro di chi decide di dedicarsi alla vita pubblica”, mentre l'ex sindaco Anna Rigazio ricorda con amarezza gli attacchi social cui venne sottoposta la sua amministrazione dopo un avviso di garanzia ricevuto per la mancata esecuzione di lavori di manutenzione di uno stabile da cui erano cadute delle tegole.

Le polemiche, in paese, sono da mesi il pane quotidiano della vita amministrativa: ad agosto il Pd e i consiglieri comunali delle liste “Viviamo Insieme Cigliano” e “Tradizione e futuro per Cigliano”, avevano firmato un esposto al Prefetto dopo che il sindaco si era rifiutato di trasmettere in streaming i consigli comunali che non potevano essere effettuati in presenza a causa del Covid. Poi il botta e risposta a suon di comunicati legata al dissesto statico delle scuola materna: scambi di accuse, decisioni non condivise con la popolazione, critiche dai genitori. E, ciliegina sulla torta, lo sconcertante post, pubblicato solo pochi giorni fa da Marchetti a commento di una foto che avrebbe dovuto ritrarre la donna che si era scagliata contro il leader leghista Matteo Salvini.

L'immagine, tra l'altro, risulterebbe essere un fake che nulla c'entra con quanto accaduto a Salvini. Ma ciò che colpisce è che, a fronte delle osservazioni di alcuni cittadini sul fatto che un sindaco dovrebbe mantenere un comportamento più consono al proprio status, la risposta di Marchetti sia stata ancora una volta riassumibile in: “faccio ciò che voglio: se vi infastidiscono i miei post non leggeteli”. Un atteggiamento che poco si concilia con l'immagine di un sindaco schiacciato delle pressioni malavitose. Ma forse i social non sono poi lo specchio fedele della vita reale.

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