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Arte e Cultura | 28 novembre 2023, 17:02

"Un mormorio lontano”: Donne e uomini vercellesi finiti nei lager

Presentato a Varallo il volume di ricerche di Alberto Lovatto.

Alberto Lovatto

Alberto Lovatto

"Un mormorio lontano. Donne e uomini nei Lager nazisti dalle province di Biella e Vercelli", è il nuovo libro di Alberto Lovatto, edito dall’Istituto per la Storia della Resistenza e pubblicato con il patrocinio dell’ANED, della Comunità Ebraica di Vercelli, Biella, Novara, VCO e del Ministero della Cultura, Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali.

Il volume è stato presentato il 25 novembre a Varallo nel corso di un incontro organizzato in collaborazione con la Biblioteca Civica “Farinone-Centa” e la Biblioteca dell’Istituto superiore “D’Adda” di Varallo. Filippo Colombara, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto “Piero Fornara”, ha dialogato con l’autore, al quale è legato da un’antica amicizia e da comuni temi di indagine storiografica. Nel 1982 un progetto avviato dall’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) e dalla Regione Piemonte, in collaborazione con l’Università di Torino e gli Istituti per la storia della Resistenza piemontesi, promosse una raccolta di storie di vita di tutti gli ex deportati viventi in Piemonte. Lovatto, con Enrico Strobino, si occupò delle interviste nell’allora provincia di Vercelli, che comprendeva anche Biella e il Biellese, continuando poi ad approfondire l’argomento per il locale Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Dalle interviste passò alla schedatura dei testi di storia locale e alla documentazione archivistica, pubblicando una serie di saggi sulla rivista L’Impegno. 

Il volume "Un mormorio lontano", nasce dal precedente “Deportazione, memoria, comunità”, edito da Franco Angeli nel 1998: sono stati aggiornati i risultati della ricerca di allora e realizzata una completa revisione dei testi. L’avvocato Emilio Jona, che condivide con Lovatto l’interesse per il canto popolare e di lavoro, sfociato in importanti pubblicazioni realizzate insieme a Franco Castelli, e che può essere annoverato tra gli scampati alle persecuzioni antiebraiche, è autore della presentazione.

Il libro di Lovatto smentisce la tesi della minore responsabilità del fascismo italiano nello sterminio degli ebrei, evidenziando la totale corresponsabilità della RSI. Tra le sue pagine c’è la ricostruzione completa della storia della deportazione nel microcosmo territoriale delle province di Biella e Vercelli: l’autore “ha dato a ciascuno di loro un nome, un volto, una storia”. Lovatto ha sottolineato che: «La quantità di documentazione consultabile attraverso il web è notevolmente aumentata, offrendo occasioni di confronto e di incrocio dei dati prima impossibili e anche impensabili. A distanza di un quarto di secolo sono ripartito dall’aggiornamento delle singole biografie, correggendo inesattezze, completando le storie, arrivando ad una riscrittura completa». 

La deportazione politica e la deportazione ebraica sono tenute separate, perché diversi erano i destini nei Lager; anche in questa edizione non si sono affrontate le vicende degli IMI, gli internati militari italiani, così come le vicende dei lavoratori coatti. Nel suo insieme, il libro approfondisce 262 casi di deportazione: 141 di deportazione politica, 62 di ebrei, 59 deportazioni nel campo di smistamento di Bolzano.

Il titolo si riferisce ad una frase di un’intervista all’ex deportato biellese Antonio Bellina, che ricordava come le voci della “Tendopoli” gli giungessero indistinte, mentre avrebbe voluto conoscere la sorte di quegli uomini che intuiva ancora più sfortunati di lui, e allude metaforicamente al fatto che, con il trascorrere del tempo, la storia dei deportati rischia di diventare un mormorio lontano, non più udibile e comprensibile.

L’immagine scelta per la copertina, realizzata da Michele Isman, è una fotografia che raffigura Enrichetta Jona a Borgosesia con un’amica che l’aveva ospitata con la sua famiglia, prima che i suoi componenti fossero deportati e sterminati. La scelta vuole indurre il lettore a una riflessione sul senso della Shoah: in base a quali leggi umane una delle due ragazze, la cui identità etnica appare indistinguibile, è finita nel sistema dei lager e l’altra no?

Questo libro cerca di ridare voce a quelle tragiche pagine della Storia che hanno coinvolto anche le periferie, nella vastità del fenomeno dello sterminio, facendo conoscere comportamenti di solidarietà, ma anche tradimenti, meschinità e delazioni. Come ha sottolineato Colombara: «Il lavoro ha il pregio di non smarrirsi nelle emozioni prodotte dai racconti, senza perdere di vista l’insieme generale degli avvenimenti politici ed economici con i quali le vittime si confrontavano».

Lovatto ha ricordato che nel lavoro si annullano gli stereotipi della macrostoria e si entra nelle vicende, nella microstoria individuale, in cui la domanda più difficile è: “Come mai ti sei salvato?”. Un capitolo è dedicato proprio alle storie dei “salvati”. Alla presentazione ha partecipato un pubblico numeroso ed interessato a questi temi e sono intervenuti il Presidente dell’Istorbive, Giorgio Gaietta, il direttore, Enrico Pagano, e Rossella Bottini Treves, presidente della Comunità Ebraica di Vercelli, Novara, Biella e VCO. L’autore ha sottolineato che il libro ora vivrà per conto suo, tra i lettori: «Non ha certo bisogno di essere accompagnato, ma oggi occorre superare il gap della perdita dei testimoni, perché la Memoria va sempre mantenuta attiva».

Piera Mazzone

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