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Arte e Cultura | 30 novembre 2022, 18:30

"Il procuratore e il diavolo di Lucedio", ultimo romanzo di Giorgio Vitari

L'ex procuratore di Vercelli presenta il suo libro giovedì 1 dicembre alle 17.30 presso il Piccolo Studio.

"Il procuratore e il diavolo di Lucedio", ultimo romanzo di Giorgio Vitari

L'ultimo romanzo di Giorgio Vitari "Il procuratore e il diavolo di Lucedio" edito da Neos Edizioni, sarà presentato a Vercelli  giovedì 1 dicembre alle 17.30 presso il Piccolo Studio della Basilica di sant'Andrea. Con l'autore dialogherà l'assessore Gianna Baucero.

Vitari è al suo quarto romanzo. Nel 2019 ha pubblicato “Il vestito nuovo del procuratore”, poi è stata la volta de “Il procuratore e la bella dormiente”, uscito nel 2020 e de “Il procuratore e la casa del pavone”, del 2021. 

Ritroviamo il suo protagonista anche in quest'ultimo lavoro, Francesco Ròtari, alla procura di Vercelli, alle prese con una nuova avventura molto intrigante e misteriosa. Una nuova squadra e un omicidio estivo tutto da approfondire. 

La trama

E’ la prima metà  di luglio del 2009 quando nel popolare rione Cervetto di Vercelli, per l’esattezza in Via Monsignor Luigi Locati, viene commesso un omicidio. La vittima si chiamava Luigi Valinotto, aveva quarantatré  anni, era scapolo  e faceva l’antiquario. Del caso si occupa il procuratore Francesco Rotari, che da oltre due anni lavora a Vercelli, dopo aver prestato servizio a Ivrea. Vercellese di adozione, dunque, ma ancora residente a Ivrea, il procuratore si dedica con competenza e passione alla sua professione, circondato da validi collaboratori, tra i quali spiccano la signora Gallo, sua segretaria, e alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, come il luogotenente Romano Marino e il maggiore Sacco.

Subito intorno al delitto di Via Locati cominciano ad addensarsi ombre inquietanti e gli scenari si complicano. Emergono due piste e prende piede l’ipotesi di un mistero legato a un ritratto scomparso, che nasconderebbe un intreccio di vicende affascinanti.

In un sapiente mosaico di indagini, interrogatori, ipotesi sorprendenti e incursioni nel mondo dell’occulto e della filosofia, il romanzo offre al lettore un delicato affresco di Vercelli: ci porta a passeggio lungo del vie del centro con il procuratore e il giudice Felicia Merz, ci invita a pranzo nei locali della città, ci offre momenti di ristoro nelle pasticcerie più antiche, Follis e Tarnuzzer. E mentre attraversa il centro storico il magistrato trova anche il tempo di levare lo sguardo verso i palazzi e i monumenti che hanno scritto la storia architettonica della città: palazzo Tizzoni con la sua sala Moncalvo, palazzo Centori, la porta del boia, l’antica chiesa di San Marco oggi Arca, la basilica di Sant’Andrea, Piazza Cavour,  e soprattutto lui, il castello visconteo di piazza Beato Amedeo IX, oggi sede del tribunale e della  procura della repubblica.

I capitoli del romanzo si susseguono secondo una struttura cronologica, che comincia alle ore 14 del giorno 8 luglio 2009 e in breve ci avviluppa nel suo gioco di ricerche e scoperte che proseguono per una parte dell’estate. Un’estate calda, umida, dove gli eventi meteorologici si avvicendano, tra giorni di sole e fragorosi temporali, in armonia con gli stati d’animo dei protagonisti. 

Francesco Rotari indaga con sobrietà, pacatezza, esperienza e tuttavia rivela anche qualcosa di sé: l’immancabile telefonata serale alla figlia Virginia, le cene con la moglie Luisa, il poco tempo libero con il cane Landrù, qualche rara, e contenuta, indulgenza alle fantasie. E’ un personaggio equilibrato, riflessivo, che tende a  leggere nei gesti e nelle espressioni dei suoi interlocutori perché così gli ha insegnato la sua professione.

Un romanzo ben costruito, che sa coinvolgere il lettore, che tradisce un retroterra di buone letture, di studi appassionati e di profondo amore per la cultura senza tuttavia cadere nella trappola dell’autocompiacimento. Una buona lettura, che offre momenti di piacevole evasione e la scoperta della città di Vercelli, che diventa il setting di una storia davvero intrigante. Quasi un film.


L'autore
Giorgio Vitari è nato a Torino nel 1948. Si è laureato in Giurisprudenza al Liceo Cavour della sua città, è diventato assistente universitario, avvocato e infine magistrato, superando  il concorso per la magistratura nel 1977.  Ha lavorato nel ramo penale per oltre quarant’anni, come pretore penale e sostituto procuratore a Torino e poi come procuratore della repubblica a Ivrea, Vercelli, Asti Da ultimo ha prestato servizio come avvocato generale presso la procura generale di Torino. E’ sposato, ha una figlia ed è in pensione dal 2018.

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