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Sport | domenica 20 agosto 2017, 17:32

Grassadonia, la scelta forte

IO NON HO PAURA, SEMBRA LA FRASE CHE CARATTERIZZA IL SUO PASSATO

Grassadonia, la scelta forte

E' il 1996; Gianluca Grassadonia, ha 24 anni, è un difensore centrale, gioca in serie B, nella Salernitana. A maggio la sua squadra affronta il Perugia, al Curi. Deve vincere, altrimenti addio sogni di gloria di serie A. La gara, arbitrata da Collina, viene trasmessa dalla Rai.

La Salernitana, allenata da Colomba, vince: dopo essere passata in vantaggio, subisce il gol del pari ma a tredici dal termine torna in vantaggio e conquista la posta in palio.

Il gol del momentaneo pareggio del Perugia è un'autorete proprio di Gianluca Grassadonia. Rocambolesca. Prima devia verso il proprio portiere un tiro di punizione e poi, sulla respinta di Chimenti, Grassadonia, cadendo, mette dentro, sembra una sforbiciata involontaria.
Pochi giorni dopo tre uomini lo pestano a sangue nel garage, dove vive. Gli danno del venduto. Lui, sporge denuncia e dice: “No, non ho avuto paura. Mi sono sentito umiliato, ferito”. Nonostante le contusioni all'addome e le escoriazioni al volto, rifiuta il ricovero.

Della notizia ne parlano le testate nazionali, non solo quelle che scrivono di calcio. Il clima a Salerno è pesante, da far fagotto e salutare. Si viene a sapere che altri giocatori sono stati minacciati.
E comunque. Grassadonia dimostra di non aver paura, non solo a parole: perché la domenica successiva, nonostante i cerotti, scende regolarmente in campo; e la Salernitana, sul campo neutro di Barletta, vince con la Pistoiese.


Anni dopo.

Grassadonia gioca a Cagliari, in serie A. Siamo nel 2003, sempre a causa di un'autorete gli bruciano l'auto sotto casa. I suoi bimbi piccoli sono terrorizzati.

“Il gesto alza la soglia della delinquenza travestita da tifo estremo che ha messo radici anche tra la tifoseria rossoblù” scrive La Repubblica. Sembra non ci sia pace per lui.

In realtà, Grassadonia, non cerca la pace: nel 2007 è di nuovo a Salerno. Ma non ha dimenticato l'auto incendiata, e gli sguardi dei suoi figli terrorizzati. E rilascia un'intervista a Il Mattino, lanciando due accuse pesanti contro il Cagliari di Cellino.
La prima riguarda il doping. Grassadonia racconta che lui e i suoi compagni dovevano urinare per coprire un loro compagno. La seconda accusa è sulla violenza degli ultrà che, secondo Grassadonia, erano manovrati dalla società.
Cellino denuncia Grassadonia bypassando la giustizia sportiva, e questo costerà al Cagliari 3 punti di penalizzazione (poi restituiti) per violazione della clausola compromissoria.

Ma Grassadonia lancia un messaggio: basta avere il coraggio di denunciare, dicendo come stanno le cose, e anche i potenti del calcio tremano.
Dovrà però chiedere scusa a Cellino, che lo aveva denunciato per diffamazione.


C'è dell'altro ma tanto basta per capire il personaggio. Da un punto di vista umano ricorda Zeman: se deve dire una cosa che ritiene giusta la dice, ponderando le parole. Entrambi parlano poco ma dicono molto.
Alcune frasi del mister, pronunciate a Vercelli:
“Meglio una brutta verità che una bugia”.
“Non mi piacciono i musi lunghi” (riferendosi al gruppo).“La formazione? A volte la decido due ore prima che si giochi, perché pondero il tutto”.
Come gioco no, Grassadonia è Grassadonia. Intensità e bel gioco. Che abbiamo già visto nella prima mezz'ora contro il Lecce, dominando e attaccando. È quella la Pro Vercelli che vuole Grassadonia. E che ai tifosi è piaciuta.

Grassadonia è la grande scommessa del direttore sportivo Varini. Ci voleva una scelta forte e coraggiosa per il dopo Moreno Longo.
Varini e Grassadonia si stimano e soprattutto si fidano, uno dell'altro. Magari Varini ipotizza che la Pro Vercelli possa somigliare all'Atalanta di Gasperini, l'anno passato: una partenza da brivido, e poi una sterzata improvvisa verso l'alto.Per questo chiede – ma non solo lui – tempo.
Grassadonia, a sua volta, si è fidato del direttore accettando a occhi chiusi i giocatori che gli ha proposto, come Polidori e Bifulco.Adesso la parola spetta al campo. Solo il campo ci dirà se la coppia funziona.
Infine, una parola sul presidente Massimo Secondo. Avrebbe potuto scegliere un allenatore più navigato, più accondiscendente. Invece ha scommesso su Grassadonia, anche lui. Con le scommesse, si sa, a volte ci si scotta. Ma se ben ponderate, no. E la scommessa Grassadonia era una scommessa che andava fatta, non ci piove. Perché se somiglierà al suo allenatore questa Pro Vercelli sarà una Pro Vercelli che non avrà paura.

(QUI altre informazioni su Grassadonia)

Remo Bassini

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