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Cronaca | venerdì 01 luglio 2016, 13:34

Night, estorsioni, incendi dolosi: la 'ndrangheta aveva una cellula a Santhià

SEDICI ARRESTI E DUE OBBLIGHI DI FIRMA AL TERMINE DELL'OPERAZIONE DELLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA DI TORINO. TRA LE ACCUSE ANCHE UN TENTATO OMICIDIO AVVENUTO NEL TORINESE

L'ombra della 'ndrangheta si allunga sul vercellese. Nella mattina di oggi un'operazione congiunta di Polizia e Carabinieri di Torino, coordinati dalla Direzione nazionale antimafia di Torino, ha portato a 18 misure cuatelari (16 arresti di cui uno ai domiciliari) e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

L'operazione ha permesso di individuare a Santhià una cellula della `ndrangheta che, dal Vercellese, si era radicata nell’alto Piemonte e, in particolare, nelle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione mafiosa armata e concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a estorsione, detenzione e porto di armi, danneggiamenti aggravati, incendi, sequestro di persona e un tentato omicidio aggravato.  

Il tentato omicidio risale al 2014 quando a Volpiano venne colpito con numerose coltellata e poi abbandonato vicino alla piscina, il pregiudicato Antonio. All'origine contrasti nella gestione del giro dei night. Un altro episodio grave fu un sequestro di persona avvenuto nel 2010 nel Novarese ai danni di un imprenditore.

Dalle indagini della Procura è emerso che i night club erano soggetti a una vera e propria protezione mafiosa, e questo sebbene i gestori abbiano sempre negato qualsiasi forma di estorsione.  

«Le indagini - scrive a tal proposito il procuratore capo di Torino Armando Spataro - hanno accertato condizioni di evidente assoggettamento e omertà dimostrate anche da reticenze e assenze di denunce di fatti emersi grazie alle operazioni di intercettazione telefonica e ambientale. Le uniche denunce sono riconducibili a fatti come incendi e danneggiamenti aggravati che hanno determinato nell’immediatezza l’intervento delle forze del’ordine, ma sono risultate comunque reticenti in relazione alla mancata indicazione di rapporti pregressi con i prevenuti».

Cinque decreti di sequestro preventivo sono stati emessi nei confronti degli indagati Antonio Miccoli, Antonio e Giovanni Raso, Rocco e Saverio Dominello, riguardanti alcune società di lavorazioni edili, vetture di lusso, immobili e terreni in provincia di Biella e Lecce. 

SEGUONO AGGIORNAMENTI

redaz

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