/ Santhiatese

Santhiatese | 31 luglio 2026, 18:26

Il boicottaggio contro i prodotti Teva possono aggravare la situazione occupazionale a Santhià

Partito Liberaldemocratico della Provincia di Vercelli: ferma condanna per la posizione assunta da alcune strutture territoriali della CGIL

Il Partito Liberaldemocratico della Provincia di Vercelli esprime ferma condanna per la posizione assunta da alcune strutture territoriali della CGIL e da gruppi ad esse collegate, che hanno sostenuto campagne di boicottaggio contro i farmaci prodotti dal gruppo israeliano Teva. Tale atteggiamento, oltre a essere eticamente ambiguo, rischia di aggravare una crisi occupazionale già in atto nello stabilimento di Santhià (VC), dove Teva impiega lavoratori in un sito produttivo attivo e strategico per la produzione di principi attivi farmaceutici. La situazione occupazionale: dati e contesto La Teva, attraverso la sua divisione Tapi (principi attivi), gestisce in Italia quattro siti produttivi: Villanterio (PV), Caronno Pertusella (VA), Rho (MI) e, appunto, Santhià (VC). Nel marzo 2026, l'azienda ha annunciato un piano globale di contenimento dei costi che ha allarmato i sindacati, i quali segnalano una riduzione delle commesse e un rischio concreto per la tenuta occupazionale. In particolare, lo stabilimento di Santhià registra un calo produttivo stimato attorno al 10-20%, in un contesto di calo generale degli ordinativi che ha colpito soprattutto il sito di Villanterio (-40%). Nel maggio 2026 è stata aperta formalmente la crisi della Tapi, con la proprietà israeliana che ha indicato misure di ristrutturazione per ridurre i costi del 20%, inclusa la possibile chiusura di Villanterio e il ridimensionamento degli altri siti, Santhià incluso. I sindacati hanno denunciato il taglio di circa 100 posti di lavoro su 500 dipendenti in Italia. La campagna di boicottaggio e il cortocircuito della CGIL La contraddizione emerge con ancora maggiore evidenza alla luce di recenti notizie. Il 14 luglio 2026, da Alessandria è partito un appello del Coordinamento provinciale per la Palestina rivolto ai medici di famiglia, invitandoli «a non prescrivere i prodotti della casa farmaceutica Teva e delle consociate Ratiopharm, Cephalon e Dorom quale forma di dissenso etico nei confronti della politica di Israele verso il popolo palestinese». L'iniziativa, promossa dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e dalla Rete sanitari per Gaza, ha trovato adesioni e sostegni anche in iniziative di alcune strutture territoriali della CGIL e di amministrazioni locali, con richieste di escludere i prodotti della multinazionale israeliana dalle forniture pubbliche e dalle farmacie comunali.  esprime ferma condanna per la posizione assunta da alcune strutture territoriali della CGIL e da gruppi ad esse collegate, che hanno sostenuto campagne di boicottaggio contro i farmaci prodotti dal gruppo israeliano Teva. Tale atteggiamento, oltre a essere eticamente ambiguo, rischia di aggravare una crisi occupazionale già in atto nello stabilimento di Santhià (VC), dove Teva impiega lavoratori in un sito produttivo attivo e strategico per la produzione di principi attivi farmaceutici. La situazione occupazionale: dati e contesto La Teva, attraverso la sua divisione Tapi (principi attivi), gestisce in Italia quattro siti produttivi: Villanterio (PV), Caronno Pertusella (VA), Rho (MI) e, appunto, Santhià (VC). Nel marzo 2026, l'azienda ha annunciato un piano globale di contenimento dei costi che ha allarmato i sindacati, i quali segnalano una riduzione delle commesse e un rischio concreto per la tenuta occupazionale. In particolare, lo stabilimento di Santhià registra un calo produttivo stimato attorno al 10-20%, in un contesto di calo generale degli ordinativi che ha colpito soprattutto il sito di Villanterio (-40%). Nel maggio 2026 è stata aperta formalmente la crisi della Tapi, con la proprietà israeliana che ha indicato misure di ristrutturazione per ridurre i costi del 20%, inclusa la possibile chiusura di Villanterio e il ridimensionamento degli altri siti, Santhià incluso. I sindacati hanno denunciato il taglio di circa 100 posti di lavoro su 500 dipendenti in Italia. La campagna di boicottaggio e il cortocircuito della CGIL La contraddizione emerge con ancora maggiore evidenza alla luce di recenti notizie. Il 14 luglio 2026, da Alessandria è partito un appello del Coordinamento provinciale per la Palestina rivolto ai medici di famiglia, invitandoli «a non prescrivere i prodotti della casa farmaceutica Teva e delle consociate Ratiopharm, Cephalon e Dorom quale forma di dissenso etico nei confronti della politica di Israele verso il popolo palestinese». L'iniziativa, promossa dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e dalla Rete sanitari per Gaza, ha trovato adesioni e sostegni anche in iniziative di alcune strutture territoriali della CGIL e di amministrazioni locali, con richieste di escludere i prodotti della multinazionale israeliana dalle forniture pubbliche e dalle farmacie comunali. 

La CGIL, in quanto rappresentante dei lavoratori, ha giustamente espresso preoccupazione per il futuro occupazionale dei siti Teva in Italia, firmando comunicati congiunti con CISL e UIL per chiedere garanzie economiche e il blocco dei licenziamenti. Tuttavia, il sostegno – diretto o indiretto – a campagne di boicottaggio che danneggiano commercialmente l'azienda appare incoerente e controproducente. Come evidenziato da analisi giornalistiche, il boicottaggio dei farmaci Teva contribuisce a creare un clima ostile che può accelerare le decisioni aziendali di ridimensionamento. Il Partito Liberaldemocratico ritiene che la tutela del lavoro debba essere prioritaria e che non possa essere subordinata a scelte di natura politica o ideologica che mettono a rischio posti di lavoro in un settore vitale come quello farmaceutico. La posizione del Partito Liberaldemocratico Il Partito Liberaldemocratico ribadisce il proprio impegno per la difesa dell'occupazione, della libertà d'impresa e del pragmatismo economico. In un momento di crisi internazionale e di tensioni geopolitiche, la priorità deve essere la salvaguardia dei posti di lavoro e la continuità produttiva, non l'adesione a campagne di boicottaggio che rischiano di colpire proprio i lavoratori che i sindacati dovrebbero tutelare. «Non possiamo accettare che scelte ideologiche e campagne di boicottaggio mettano a rischio posti di lavoro in un'azienda che produce farmaci e impiega centinaia di lavoratori nel nostro territorio», dichiara il segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico di Vercelli, Riccardo Dinucci. «La CGIL non può da un lato sostenere il boicottaggio di Teva e dall'altro piangere per i licenziamenti. È una contraddizione inaccettabile che danneggia i lavoratori e le loro famiglie. Chiediamo alle istituzioni di intervenire con concretezza per difendere il sito di Santhià e garantire la continuità produttiva. Queste iniziative mettono inoltre a repentaglio la salute dei cittadini a cui viene negata la possibilità di utilizzare farmaci avanzati, frutto della grande ricerca israeliana». Chiediamo pertanto alla CGIL e alle altre organizzazioni sindacali di prendere le distanze da iniziative di boicottaggio che danneggiano l’azienda, i lavoratori, e la salute dei cittadini. Chiediamo quindi alle istituzioni locali e nazionali di intervenire con misure concrete per sostenere il sito produttivo vercellese, evitando che una crisi occupazionale si aggravi a causa di scelte ideologiche. Riccardo Dinucci – Segretario del Partito Liberaldemocratico della Provincia di Vercelli

Comunicato

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore