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Politica | 11 giugno 2026, 02:08

Liberateli: ancora in carcere in Libia gli attivisti della Flotilla di terra

La rete nazionale di operatrici ed operatori della sanità #DIGIUNOGAZA ha organizzato per giovedì 11 giugno uno sciopero a staffetta per chiedere la liberazione dei 10 attivisti prigionieri da oltre due settimane

Liberateli: ancora in carcere in Libia gli attivisti della Flotilla di terra

Festeggiamo la Repubblica ma dimentichiamo o ignoriamo le sue principali e fondanti verità: l'Art. 13 della Costituzione italiana sancisce l'inviolabilità della libertà personale e prevede la convalida obbligatoria da parte dell'autorità giudiziaria per qualsiasi restrizione, assicurando che nessuno sia privato della libertà senza una giustificazione legale valida, eppure, dal 24 maggio scorso nove attivisti della Flotilla di Terra sono rinchiusi a Bengasi e con loro i nostri due connazionali: la piemontese Leonarda Alberizia e il pugliese Domenico Cetrone, senza che sia stato ufficialmente formalizzato il motivo della loro detenzione.

Facevano parte del convoglio che stava provando ad attraversare la Libia per portare via terra cibo, medicinali, ambulanze e altri beni di prima necessità a Gaza, passando dal valico di Rafah in Egitto. 

Alla spedizione di terra, partita il 15 maggio dall’Algeria, partecipavano oltre 200 persone provenienti da diversi paesi e nazioni. Quando il gruppo è rimasto bloccato vicino alla città di Sirte, al confine fra la parte occidentale e quella orientale della Libia, una delegazione si è spinta oltre il confine per trattare con le autorità della Libia orientale, controllata dal generale Khalifa Haftar, per ottenere il permesso del passaggio del convoglio. Importante ricordare che dopo la fine della guerra civile, in Libia ci sono due governi e solo uno, quello dell’ovest, è riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.

I membri della delegazione sono, però, stati arrestati con l’accusa di ingresso illegale nel paese e portati a Bengasi dai miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar.

La portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, continua a “chiedere la massima attenzione nei loro confronti” e denuncia che “non vengono rispettate le regolari procedure che, in caso di detenzione o di fermo di polizia, dovrebbero essere rispettate, con una comunicazione ufficiale delle condizioni delle persone e delle accuse”.

Anche i genitori di Domenico Centrone, Ennio Centrone e sua moglie Dorina Ruggieri, hanno lanciato un appello rivolto al governo italiano e ai governi europei affinché il figlio, e tutti gli altri attivisti, vengano presto rilasciati.

“Siamo sconvolti dal fatto che nostro figlio che è partito per una semplice missione umanitaria, che voleva solo fare un atto di generosità verso persone sofferenti che hanno bisogno di essere aiutate, sia in carcere: – È la sola colpa che ha!”.

Stiamo seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione con il nostro console a Bengasi e anche da Roma, lavoriamo perché possano essere liberati il prima possibile” così ha scritto la Farnesina, sottolineando però che ancora non c’è un’accusa formalizzata” nei confronti degli attivisti italiani.

In tutta Italia si sono svolte manifestazioni in loro sostegno e sono stati inoltrati appelli per il loro rilascio; è importante esercitare ogni forma di protesta per chiedere la loro liberazione, in particolare la rete nazionale di operatrici ed operatori della sanità #DIGIUNOGAZA ha organizzato per giovedì 11 giugno uno sciopero a staffetta per chiedere la liberazione dei 10 attivisti prigionieri da oltre due settimane. Anche Insieme per Gaza Vercelli vuole richiamare l’attenzione dei Vercellesi su questa vicenda, proprio mentre sembra non trovare una concreta soluzione la guerra che insanguina il Medio Oriente. 

Insieme per Gaza Vercelli

comunicato

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