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Politica | 01 giugno 2024, 10:01

Sanità malata: per Bagnasco occorre investire e programmare

Il caso (folle) di una signora alla quale è stato programmato un intervento chirurgico tra 10 anni.

Sanità malata: per Bagnasco occorre investire e programmare

Liste d'attesa. Gente che prende auto o treni per curarsi altrove. Reparti ospedalieri in difficoltà. Mancanza di personale. Eppure il centrodestra gongola e dice che va tutto bene... «Nessuno ha la bacchetta magica per creare una sanità efficace, dall'oggi al domani, ma l'attuale situazione è di estrema sofferenza, per pazienti e operatori» dicono nella sede elettorale di Gabriele Bagnasco.

Che prima di essere stato consigliere comunale poi sindaco, negli anni Novanta fu medico di famiglia; e il compianto don Piero Borelli nel '95 scrisse una lettera (pubblicata da un giornale cittadino): “Un mio parrocchiano, che ha subito un intervento chirurgico, è stato assistito di notte dal suo medico, cioè Bagnasco. Per questo voterò per lui”.

Con il candidato sindaco ci sono Alessandro Bizjak, ex consigliere regionale, ora candidato. Quindi due medici, la dottoressa Cristina Pagliolico, che è stata facente funzione di reumatologia (e che ha parlato di disumanizzazione della sanità oggi: «Si investe nella digitalizzazione, ma al paziente serve il contatto umano col medico») e la dottoressa Giacometta Piacentino, per anni all'Asl di Biella (che si è soffermata sull'importanza della prevenzione e delle medicina territoriale).

«Riva Vercellotti dice abbiamo fatto questo e quest'altro, ma sta di fatto che la sanità a Vercelli ha un deficit di 36 milioni, più altri 25 milioni, che è il volume di quelli che vanno a farsi curare altrove, spesso in Lombardia per patologie importanti. Una sofferenza generalizzata che si ripercuote a cascata, su altri reparti, l'esempio più eclatante è la neuropsichiatria infantile. Per non parlare dell'ospedale di Borgosesia, che fa uso dei cosiddetti medici “gettonisti”» dice Gabriele Bagnasco.

Come sindaco, nel caso dovesse vincere, potrà ben poco: chi ha voce in capitolo è la Regione. Ed è per questo che al suo fianco c'è Alessandro Bizjak, ex consigliere regionale, ora candidato, che dice: «C'è un problema strutturale che riguarda la sanità. Sempre e con tutti i governi. Ma la sanità piemontese (sono i numeri a dirlo) è peggiorata negli ultimi cinque anni. Occorre farla ripartite, con assunzioni e soprattutto elaborando un nuovo piano sociosanitario regionale. La mancanza di programmazione, infatti, serve solo a rafforzare la sanità privata a discapito di quella pubblica».

«In estrema sintesi, la sanità piemontese ha bisogno di investimenti e di essere riorganizzata» ha concluso Bagnasco. Che raccontato un aneddoto: «Una nostra conoscente, in attesa di un intervento chirurgico (non gravissimo, sia chiaro), si è rivolta al Cup. L'intervento era possibile, ma solo a Novara. Ora non crederete alle vostre orecchie: alla signora hanno comunicato che i tempi di attesa sono di dieci anni...».

È l'Italia di sempre, e poco cambia se governi il centrodestra o il centrosinistra, nessuno stupore: la signora, citata da Bagnasco, di sicuro non è né un politico né un medico né una persona che può permettersi un intervento in una bella clinica privata.

Remo Bassini

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