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Politica | 06 dicembre 2022, 08:17

Pozzolo: «Sentenza politica sull'obbligo vaccinale. Noi non rifaremo gli stessi errori»

Corte Costituzionale, sanzioni, effetti avversi: tre domande al parlamentare vercellese.

Pozzolo: «Sentenza politica sull'obbligo vaccinale. Noi non rifaremo gli stessi errori»

Un lungo post, nel quale torna sul tema dell'obbligo vaccinale proprio all'indomani della sentenza della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’obbligo vaccinale anti Covid-19 e delle sanzioni per i lavoratori inadempienti del comparto sanità e scuola. «Una sentenza che attiene più alla politica che al diritto», scrive l'onorevole vercellese Emanuele Pozzolo che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni fortemente contrarie alle misure introdotte dal Governo Draghi.

«Stupisce che la Corte Costituzionale reputi che, in condizioni di eccezionalità, il diritto alla salute possa prevalere su altri diritti, fino ad annullarli - dice Pozzolo - soprattutto a fronte del fatto incontestabile che le terapie geniche sperimentali, diversamente conosciute come vaccini anti Covid-19, non sono state in grado di bloccare la diffusione del contagio virale».

Onorevole Pozzolo, la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo l'obbligo vaccinale, rigettando i ricorsi degli operatori sanitari no-vax. Lei si era molto esposto contro queste misure: ritiene che la sentenza andrà a influenzare le scelte sanitarie dell'attuale Governo?

Mi pare che Giorgia Meloni e il ministro della Salute abbiano parlato in modo molto chiaro su questo punto: noi non ripeteremo mai gli errori madornali commessi dalla sinistra. Siamo per la libertà delle persone, tanto più in tema di trattamenti sanitari. E nessuna sentenza ci potrà mai convincere della bontà di misure prepotenti e discriminatorie come quelle messe in atto dall’ex ministro Roberto Speranza. Mi lasci anche dire che la sentenza della Corte costituzionale è davvero stupefacente e rappresenta un pericoloso precedente: pur in attesa del deposito delle motivazioni, in buona sostanza, la Suprema Corte - rigettando i ricorsi - afferma che in condizioni di eccezionalità il diritto alla salute possa prevalere su altri diritti. È qualcosa che non è assolutamente previsto nel testo costituzionale: siamo di fronte a un’inedita deriva da stato etico, qualcosa di inaccettabile. Tanto più che è un dato di fatto che i cosiddetti vaccini anti Covid-19 non siano risultati utili a impedire la diffusione del contagio virale: non si capisce allora quale possa essere il presupposto logico, prima ancora che giuridico, posto a fondamento degli obblighi.

In un'intervista a Libero il ministro della Salute ha detto: “Non rimetteremo l’obbligo vaccinale e saremo sempre più attenti a mediare il diritto alla salute con il rispetto delle libertà personali”. Intanto però sono partite le sanzioni per gli over 50 che non avevano adempiuto all'obbligo. Il segnale di discontinuità promesso in campagna elettorale fatica a farsi vedere?

Il ministro Orazio Schillaci, proprio oggi, è stato appunto ancora una volta chiarissimo: ha detto “mai più obbligo vaccinale” e “basta ideologia nella sanità”. Direi che si tratta di una svolta radicale rispetto al modus operandi autoritario dei precedenti governi e non soltanto di un segno di discontinuità. Sulle sanzioni agli over 50 che non si sono “vaccinati” io auspico che si trovi una soluzione: il problema è che qualcuno le sanzioni le ha già pagate e bisognerebbe trovare quindi una strada per non agire in modo discriminatorio. Quelle multe sono una autentica vergogna: che si aggiunge al green pass, alle sospensioni sul lavoro e all’infame clima di razzismo sanitario promosso dalla sinistra e dai precedenti governi negli ultimi anni.

Come andare incontro alle persone colpite da effetti avversi?

Quello degli effetti avversi è un tema cruciale: tante persone, migliaia, soffrono di malattie croniche e gravi a causa dell’accesso alle terapie geniche sperimentali denominate “vaccini”. Non sono dei no-vax: sono uomini e donne, anche giovanissimi in alcuni casi, che fidandosi convintamente dello Stato o subendo il ricatto sociale si sono “vaccinati”. Si sono trovati completamente soli, devono pagare di tasca propria molte terapie, faticano a vedersi riconosciute diagnosi di correlazione tra l’insorgere delle malattie con l’inoculazione del “vaccino”. Tralascio i dati preoccupanti sul tasso di mortalità, sulle miocarditi che colpiscono a raffica, sull’aumento degli eventi trombotici: ma è chiaro che, oltre a fare luce su molti di questi temi, occorre adesso che lo Stato non metta la testa sotto la sabbia, fuggendo dalle proprie responsabilità. Personalmente, a tal proposito, ho già parlato con il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato: dobbiamo favorire un tavolo di ascolto con chi rappresenta i danneggiati, smetterla di negare l’evidenza e favorire la cura di queste persone.

Che ne sarà della ventilata commissione d'inchiesta sulla gestione della pandemia?

Il premier ha annunciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione pandemica in uno dei suoi primi interventi alla Camera dei Deputati: essendo Giorgia Meloni una donna che fa sempre seguire alle sue parole i fatti ritengo che così sarà. Occorre fare molta chiarezza, occorre che si esca da questa situazione di menzogna generalizzata, occorre che chi ha sbagliato sia chiamato ad assumersi le proprie responsabilità.

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