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Arte e Cultura | 06 febbraio 2024, 07:05

La riscoperta di Umberto Cavalli: mostra - evento al museo Leone

Allievo del Belle Arti, l'artista racconta con tratto deciso ed elegante una Vercelli che non c'è più.

L'album originale di Cavalli

L'album originale di Cavalli

Nella Sala d’Ercole del Museo Leone, è stata inaugurata la prima mostra dedicata all’artista vercellese Umberto Cavalli, riscoperto dopo più di un secolo di oblìo, non citato neppure nell’enciclopedico Dizionario dei pittori biellesi, valsesiani e vercellesi dell’Ottocento e del Novecento, pubblicato a Biella nel 2021.

Il presidente del Museo Leone, Gianni Mentigazzi ha accolto il pubblico ricordando «Uno straordinario artista vercellese, morto nel 1927, a soli 44 anni, che ebbe l’onore di vedere pubblicate 18 sue incisioni in un Album edito nel 1900 da Gallardi e Ugo: Vercelli e dintorni. Schizzi dal vero disegnati in litografia, dedicato al Conte Edoardo Arborio Mella, promotore dell’istituzione a Vercelli nel 1841 di una scuola di disegno denominata Istituto di Belle Arti. La scelta del giorno dell’inaugurazione non è affatto casuale: Umberto Cavalli nacque a Vercelli il 1 febbraio 1883. Quella Vercelli di fine Ottocento oggi non esiste più, ma le immagini la fanno rivivere.  La signora Ines Casati, vedova di Amedeo, nipote del geometra Giovanni Cavalli, padre di Umberto, è la vigile conservatrice della memoria di questo artista, che oggi condivide generosamente con noi, grazie al saggio pubblicato dal Presidente della Società Storica Vercellese, Giovanni Ferraris, dal quale nasce la mostra». 

Il prefetto Lucio Parente ha osservato che oltre ai paesaggi sono ritratte alcune persone di quella Vercelli di fine Ottocento, inizio Novecento: testimonianze straordinarie per la cultura e la conoscenza sociologica di un territorio. 

Ha partecipato all’inaugurazione l’assessore al Personale del Comune di Vercelli, Ombretta Olivetti, che ha avuto parole di elogio per questo precocissimo artista, apprezzando anche le originali nature morte.

Giovanni Ferraris, curatore della mostra, l’ha brevemente presentata, per dar modo di ammirare le opere esposte: «Questo lavoro, pubblicato sul Bollettino Storico Vercellese numero 100, è nato, come molti altri, dall’amore per questa città, e dall’interesse che nutro nei confronti della storia locale, uniti a quello del collezionismo. L’Album che è qui esposto, mi ha suscitato molte curiosità, inducendomi a confrontarmi con la signora Ines, che è stata sempre molto accogliente e generosa, permettendomi di accedere a tutto il materiale necessario per ricostruire la storia di questo artista, dal 1895 al 1903 allievo di Edoardo Sassi all’Istituto di Belle Arti, che fino ad oggi era quasi del tutto sconosciuto. L’Album fu pubblicato quando Cavalli aveva solo 17 anni. Con l’aiuto di Riccardo Rossi, che lavora presso il Museo Leone, ho scoperto che per la mostra di Roma del 1901 Sassi raccolse in due grandi Album i saggi dei suoi allievi migliori, tra i quali si contano una quarantina di opere di Cavalli, comprendendo tra esse gli schizzi di tutte le litografie pubblicate (I due Album furono donati al Museo Leone dagli eredi di Edoardo Sassi nel 1991, in occasione della mostra dedicata all’Istituto di Belle Arti di Vercelli tra Ottocento e Novecento, curata da Amedeo Corio). Ogni litografia pubblicata trova confronto in due o tre disegni originali. Le vedute sono divise in due parti: la prima dedicata alle campagne vercellesi, quell’allora immediata periferia di Vercelli, che oggi si presenta completamente urbanizzata e gli interni più classici, come la piazzetta Ranza e il vicolo San Bernardino. Altra preziosa fonte di notizie sono stati i diari di Camillo Leone, che annotava scrupolosamente quanto ascoltava nelle conversazioni al Circolo Ricreativo».

Disegni, litografie, quadri a olio esposti raccontano l’autentico spirito della città: sono realizzati con il tratto sicuro ed elegante di un giovane assai promettente, ma che purtroppo, a causa della salute assai cagionevole, dovette limitare l’attività artistica ai primi vent’anni della sua esistenza.

La mostra, a ingresso libero, rimarrà allestita fino al 14 aprile, quindi l’invito è quello di concedersi una visita con tempo e tranquillità, per cogliere quei particolari che al vernissage potrebbero essere sfuggiti.

Piera Mazzone

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