“La presenza, presumibilmente ancora in Piemonte, di Kristjan Mehilli, il detenuto albanese, evaso da Vercelli alle prime ore dell'anno nuovo e attivamente ricercato in tutta la regione, richiede grande attenzione da parte dei cittadini”. Lo sostiene il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria – S.PP. – Aldo Di Giacomo sottolineando che la Banda dagli “Ice Eyes”, occhi di ghiaccio, a cui appartiene, ha agito con tecniche militari, ben armati e con spietata violenza in rapine in ville e case di campagna.
Le parole del colonnello Michele Angelo Lorusso, comandante provinciale dei carabinieri di Alessandria che ha diretto nel maggio scorso l’operazione dell’arresto della banda – aggiunge – sono significativamente sul livello di criminalità: “soggetti pericolosi che agivano in modo seriale”.
È da tempo che le bande albanesi, come dimostrano i continui efferati fatti di cronaca, si sono imposte tra quelle della criminalità organizzata più spietate, in una competizione con gang e clan italiani ed esteri. La ricerca dell’evaso – continua Di Giacomo – è pertanto fondamentale per ristabilire tranquillità tra le popolazioni. Questa fuga ci ricorda, tra le tante, quella di un altro pericoloso criminale, Igor Vaclavic, detto il russo, serbo della banda Padejedek, noto assassino a sangue freddo, che da ricercato ha terrorizzato per lungo tempo vaste zone dell’Emilia. Uno Stato che non riesce a garantire il controllo dei penitenziari, trasformati in campi di battaglia tra clan e organizzazioni che impongono il proprio comando nei traffici interni di telefonini e droga ed esterni sui territori, la sicurezza del personale e dei detenuti testimonia di aver ammainato la bandiera bianca e gettato la spugna".
Per Di Giacomo “non è più tempo di Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, quella presieduta dal professor Marco Ruotolo. Come insegna la saggezza popolare “mentre il medico studia il malato muore”. È tempo di misure straordinarie ed urgenti e prima di tutto di mettere fine alle campagne “buonista” nei confronti dei detenuti e “di odio” nei confronti degli agenti additati all’opinione pubblica come “picchiatori”. Almeno noi – conclude il segretario del Sindacato Penitenziari – non rinunciamo a svolgere lo storico compito di servitori dello Stato e non rinunciamo a chiedere alla Ministra Cartabia, al Governo e al Parlamento di fare fino in fondo il proprio dovere perché in questo nuovo anno diventi possibile superare il tempo perduto”.














