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Arte e Cultura | 28 ottobre 2020, 12:50

Palazzo FIAT, un capolavoro dimenticato…

Quegli edifici firmati dal Nicolaj Diulgheroff

Palazzo FIAT, un capolavoro dimenticato…

Oggigiorno rimangono pochi edifici firmati dal Nicolaj Diulgheroff (1901-1982) - architetto futurista di origine bulgara, ma residente e attivo in Italia, in particolare fra Piemonte e Liguria -  benché egli intensifichi negli anni Trenta quest’attività a livello sia progettuale sia realizzativo, accanto a quella ancor oggi celebrata del pubblicitario del grafico, del ceramista, forse del design moderno ante litteram; documentate sulle maggiori testate specialistiche del periodo, le architetture di Diulgheroff sono tutte a uso privato, nessuna pubblica.

Oggi restano appunto alcuni edifici, diversi progetti, rari disegni d’interni e qualche arredo scorporato dalla sistemazione originaria. Tra le sue architetture autenticamente futuriste occorre anzitutto citare una Taverna Futurista del Santopalato (1931) distrutta ma, allora, modaiolo ristorante di neocucina futurista (straordinaria antenata delle nouvelle cuisine) progettata con la forma di un sottomarino; ma già l’anno prima Diulgheroff pensa a un Istituto superiore e una villa cittadina con studio e abitazione per architetto; tra il 1932 e il 1934 egli utopizza un Villino Montaldo sulla collina torinese e sempre nel 1934, altri due importanti progetti: da un lato uno stabilimento balneare, esteticamente vicino alla politica turistica del regime fascista; dall’altro per la Cora (fabbrica di liquori) un padiglione espositivo da collocarsi alla Fiera del Levante (Bari); infine tra il 1938 1941, ispirandosi dal lotto triangolare a disposizione, finalmente Diulgheroff porta a compimento il solo edificio industriale del decennio, pensandolo a forma di macchina-nave, essendo la committenza la stamperia di lamiere SIMBI (Torino).

Ma negli anni Trenta, del Diulgheroff avanguardista c’è dell’altro che quasi tutti gli studi sul movimento marinettiano oggi ignorano: persino gli stessi Vercellesi ignorano che la città possiede uno dei rarissimi esempi di architettura futurista - meritevole di almeno un cartello giallo di Italia Nostra - sebbene inaugurato fuori tempo massimo nel 1950, dopo circa vent’anni di gestazione: si tratta del cosiddetto Palazzo FIAT, un doppio grattacielo in via XX Settembre, dallo stile avveniristico, dove a pian terreno viene ospitato un salone di automobili dalle ampie vetrate (oggi malamente ristrutturate per far posto a un supermercato), mentre sulle terrazze della sommità spiccano due enormi insegne con la sigla della celebra Fabbrica Italiana Automobili Torino. Benché nessuno, da allora a oggi, si preoccupi di mantenerne integra la forma nel suo complesso, Palazzo FIAT emerge ancora per un’imponenza trascendentale, che non assomiglia a nessun altro esempio del coevo razionalismo o dello stile fascista tra moderno e romanità. Vengono semmai in mente le mirabolanti scenografie urbanistiche di un film come Metropolis di Fritz Lang o gli stessi disegni anticipatori di Antonio Sant’Elia o comunque le idee progressiste che Diulgheroff riversa in quasi tutta la sua produzione artistica, dalla pittura alla ceramica. Insomma Palazzo FIAT, un capolavoro dimenticato…

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