/ Arte e Cultura

Arte e Cultura | lunedì 04 dicembre 2017, 17:55

Luigi Peyla: intervista a tutto rock

L'EVERGREEN MUSIC ORCHESTRA: 11 ELEMENTI DEL VERCELLESE CHE SI SONO ESIBITI A STUDIO 10, ALLA RECENTE MOSTRA DI BRUNO MARZI

Santhiatese, tastierista, arrangiatore, bandleader Luigi Peyla ha da poco formato una nuova band - l’Evergreen Music Orchestra - con undici elementi provenienti da un po’ tutta la Provincia vercellese; perno del gruppo sono da un lato i cantanti Laura Peretto e Michel La Perna e dall’altro il chitarrista Marcello Bongiolatti: vista a Studio 10 per la mostra ‘Immagini di musica’ di Bruno Marzi, (dove il noto fotografo si è unito alla band per cantare i pezzi di Marvin Gaye, James Brown, Otis Redding) questa nuova realtà sonora offre un vivacissimo revivalismo di soul, rock, blues, funky, boogie e r’n’b. Con il direttore orchestrale Luigi Peyla questa è l’intervista esclusiva, in attesa di un prossimo evento, come ad esempio il concerto di finissage della nosra medesima a fine dicembre, non ancora programmato, ma da molti dei presenti entusiasti.

Luigi, come Evergreen Music Orchestra, che repertorio avete?
Il genere è soprattutto quello della Motown d'epoca con qualche puntata verso il jazzfunk. Ci ispiriamo alle formazioni e agli artisti statunitensi degli anni ‘60/’70, a Wilson Pickett a Stevie Wonder, da Sam & Dave a Otis Redding, da James Brown ad Aretha Franklyn. Si tratta di una musica che ha dato le origini a tantissimi generi musicali, anche i più moderni. Lo spirito è quello di divertirsi e fare divertire, e quindi quale miglior sound se non quello della soul music?

Ma quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che tu associ alla musica?
La musica è vita, è aggregazione, è amicizia. Niente al mondo unisce più della musica. Faccio un esempio: nello sport di squadra si insegna ai ragazzi a creare unione, ma essendo uno sport competitivo, alla fine si è un team contro l’altro. In musica invece la band che è sul palco suona per far sì che il pubblico vinca e si emozioni. La band prima di essere un’orchestra è un gruppo di amici. Cosa c’è di più bello?

Tra le tante canzoni che hai proposto a Studio 10 e altrove, nel corso della carriera, ce ne è una a cui sei particolarmente affezionato?
La risposta è no! Non mi affeziono ai brani, mi posso affezionare a un compositore o a un arrangiatore, ma non a un brano in particolare. Il pubblico si affeziona al brano perché ha dei ricordi, sentimenti, emozioni. Un musicista apprezza le idee musicali.

Facci qualche nome, no?
A questo punto potrei dirti chi sono gli artisti che prediligo: Beethoven e Quincy Jones; e tra gli italiani Rossini.

E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti su un’isola deserta?
Ne porterei due. Mi spiego. Una sera un amico arrivò a casa mia con un vinile e mi disse “ho trovato questa cosa ed è fantastica”. Si trattava di ‘Freudiana’ di Eric Woolfson. L’ho trovato (in quel momento) il più bel disco che avessi mai sentito in vita mia; poi ho avuto occasione di sentire altri dischi più interessanti, ma quel disco mi ha lasciato qualcosa di particolare. L’altro è la registrazione del ‘Concerto in Mib maggiore’ per pianoforte e orchestra di Beethoven eseguito da Arthur Rubinstein.

Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?
Mio padre in tutti e tre i settori. Mi ha insegnato ad apprezzare il bello e a condividerlo. Credo che i genitori abbiano un obbligo morale verso la società, dobbiamo insegnare ai nostri figli che cosa è la bellezza. Cito lo scrittore russo Fiodor Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”. E così devono fare anche gli insegnanti, dalle elementari fino all’università. Occorre abbattere il qualunquismo.

Tornando alla musica chi sono invece i pianisti, chitarristi, batteristi che ti hanno maggiormente influenzato?
Sono cresciuto con i vinili a 78 giri di Lionel Hampton, Benny Goodman, Nick La Rocca. I 45 giri di James Brown, Harry Belafonte, Paul Anka. I 33 giri dei Pink Floyd e dei Dire Straits, Ho ascoltato molta musica sinfonica e bandistica, ho studiato al conservatorio e ho suonato la musica di Vittorio Borghesi e dei Black Sabbath. Penso che ognuno mi abbia lasciato qualcosa e ne sono felice. Credo che ci sia sempre qualcosa degli altri in tutto ciò che un compositore scrive. A volte basta ascoltare i rumori della strada e possono venire bellissime idee.

Quale è stato per te il momento più bello della tua carriera da musicista?
Ti può sembrare una risposta stupida: “Domani”. In realtà ho avuto tanti momenti felici, ma mi piace pensare che il domani sarà ancora migliore.

Cosa pensi in generale della cultura a Vercelli e in Italia?
Sbaglio o qualche ministro qualche anno fa dichiarò che con la cultura non si mangia? Meno male che ci sono i privati che sponsorizzano. Il pensiero che mi viene è che la cultura sia una cosa di nicchia, per tutti gli altri c’è la televisione e facebook.

Cosa sta infine progettando nell’immediato futuro?
Come progetto personale sto realizzando un album strumentale di smooth-jazz, credo che sarà finito nella primavera del 2018. Con Marcello Bongiolatti, intanto, stiamo realizzando un album con brani scritti per Laura Peretto e Michel La Perna (i cantanti della Evergreen Music ). Sono idee che al momento mettiamo su nastro ma che troveranno sicuramente un loro spazio nel panorama musicale italiano e non solo.

E con la nuova “Evergreen Music Orchestra” dopo Studio 10?

Suonare il più possibile! Siamo appena nati, ma vogliamo farci conoscere come formazione che riporta la musica “live” nei locali.

Guido Michelone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore