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Arte e Cultura | 15 dicembre 2022, 10:11

"La favola di Natale" che Guareschi scrisse nel lager

Verrà proposta al Museo Leone dall'associazione Il Porto, giovedì 22 dicembre

"La favola di Natale" che Guareschi scrisse nel lager

Notte di Natale del 1944. Giovanni Guareschi è imprigionato in un lager. Ha rifiutato di far parte delle nuove milizie nazi fasciste. Ha la mente – come tutti gli altri prigionieri – rivolta verso casa, verso gli affetti. Verso suoi figlio Albertino, di 4 anni, verso Carlotta, che è ancora nella pancia della mamma.

«Ed ecco che Guareschi ci stupisce, perché anche nelle situazioni più drammatiche utilizza l'ironia e le metafore per toccare l'animo umano, raccontando» dice Cinzia Ordine, dell'associazione il Porto che – con la voce narrante di Roberto Sbaratto – giovedì 22 alle ore 17,30 proporranno “La favola di Natale” di Guareschi.

«Una favola – hanno spiegato – anche vissuta dallo scrittore: le sue muse ispiratrici furono infatti Fame, Freddo e Nostalgia».

La Fiaba di Natale – si legge nel depliant – è la storia di un sogno: “Il primogenito di Guareschi, Albertino, ha solo quattro anni e desidera tanto vedere suo papà portato via durante la guerra; impara così a memoria una poesia che recita alla famiglia durante la cena natalizia. Ma un posto a tavola resta vuoto, ed è prorpio quello del papà».

«Si tratta di un racconto natalizio di un Guareschi inconsueto e e che cattura grazie a una grande intensità emotiva» ha detto a sua volta il presidente del Museo Leone, Gianni Mentigazzi.

L'intensità emotiva, già. Ecco un brano della Favola...

 

Fa freddo. Gli alberi hanno riallargato il loro cerchio e il Vento soffia gelido. Croci nere sono sparse nel bosco e attorno a ogni croce si aggirano mute ombre . E le croci sono tante , e le ombre sono infinite. “Chi sono , papà?” “Sono gli spiriti dei vivi che vengono a cercare i loro morti. Guardano tutte le croci che la guerra ha sparso nel mondo, leggono i nomi incisi sulle 12croci. E quando una mamma ritrova la tomba del suo figliolo , si siede sotto la croce e parla con lui di tempi felici che non torneranno mai più .” Il Vento, intanto, riporta la canzone che è stata fino ai campi di prigionia e ritorna alle case , e la canzone che è stata alle case e ritorna ai campi di prigionia . “Buon Natale , mamma , buon Natale , Albertino” , dice il babbo . “Ora ritornate a casa : la vostra canzone vi riaccompagnerà .” “E tu non vieni , papà?” “Domani, Albertino…”

 

«La Fiaba fu rappresentata per i compagni di prigionina di Guareschi, molti dei quali, per esempio il musicista Arturo Coppola, furono parte attiva dello spettacolo. Anche i loro carcerieri, i tedeschi, guardarono, ma non capirono, spiegherà Guareschi in seguito, che la satira della favola (i funghgi velenesi) era rivolta a loro» ha detto Roberto Sbaratto, voce recitante dello spettacolo ma non solo: lui, Cinzia Ordine, “spalleggiati” dal professor Mentigazzi, sono artefici di un'operazione culturale atta a rivalutare l'opera di Guareschi, ingiustamente criticata, per anni, da tanta sinistra.

Infine. Il conservatore del Leone, Luca Brusotto, ha ricordato che nel corso dello spettacolo verranno raccolti fondi per la Caritas. «Verranno destinati per l'acquisto di buoni pasto di 5 euro per bambini in difficoltà».

Ingresso euro 10 (alla fine, il buon Natale con una fetta di panettone).

Per informazioni e prenotazioni (fino a venerdì ore 12,30) telefonare al 379 2834818

e-mail: info@museoleone.it

rb

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