/ Spettacoli

Spettacoli | 31 ottobre 2016, 23:41

Paolo Baltaro, un artista vercellese a Londra

DALLA MUSICA ALLA SCRITTURA: ESORDIO LETTERARIO CON UNA RACCOLTA DI RACCONTI

Paolo Baltaro, un artista vercellese a Londra

Paolo Baltaro, mente poliedrica della scena culturale vercellese sta per esordire come scrittore con un libro originalissimo fin dal sottotitolo e dal sottotitolo: Gli ambienti teorici multidimensionali ovvero Dissertazioni, epistole e letteratume deviante di livello abbastanza intelligente. Edito in italiano (e presto in inglese) dalla britannica Banksville, distribuito anche come e-book da Amazon ,ma facilmente reperibile nelle librerie vercellesi, il libro simboleggia sul piano letterario quanto da tempo Baltaro esprime come autore e performer musicale: un’arte senza confini, dove si mescolano avanguardie e goliardate, non-sense e provocazioni, idee geniali e kitsch consapevolmente ostentato. In quest’intervista esclusiva Paolo, da alcuni anni residente a Londra, fa il punto della situazione con il nuovo libro, con se stesso e con la città di Vercelli.

Paolo, puoi parlarci del tuo debutto di scrittore? Come ti è venuta l’idea di pubblicare un libro?

 

Cominciai a scrivere di nascosto durante le ore di dattilografia, quando frequentavo il Cavour, in quanto trovavo troppo noioso fare gli esercizi. Ti obbligavano a battere per delle ore frasi senza senso o a copiare articoli di giornale. Siccome trovavo divertente sia lo scrivere in quanto atto creativo, sia ciò che scrivevo in sé, ho proseguito negli anni successivi a buttar giù cose, senza alcuna pretesa di pubblicazione. Dopo un po' di anni mi sono ritrovato con molto materiale, che ho raccolto e ho deciso di pubblicare, qualche mese prima dell'uscita del mio secondo disco solista che vedrà luce a dicembre.

Di cosa parla esattamente il libro dal tuo punto di vista?

Il libro è composto da brevi storie che narrano di fatti accaduti in una mia personale realtà parallela. Il testo è diviso in due parti. La prima è composto per l'appunto di brevi storie, spesso vissute in prima persona dal mio alter ego, Arnaldo Plastica. La seconda è un trattatello matematico-filosofico volto in un certo senso a giustificare gli elementi della narrazione precedente, il tutto sempre contestualizzato nel mio mondo immaginario.

Per scrivere questi ‘ambienti teorici’ hai avuto dei modelli di riferimento in letteratura o anche in musica o nel cinema o in altre arti?

No, nessuno. Essendo un lavoro fatto per una mia esclusiva esigenza personale di rappresentare un mondo immaginario, non trae ispirazione da elementi esterni alla mia fantasia, che a sua volta è ovviamente condizionata da molte cose, ma nessun condizionamento è in linea diretta, nel caso del libro.

Il libro è edito da Banksville che è un po’ la tua emanazione creativa e che ora ha sede a Londra, preoccuparsi soprattutto di musica: cosa uscirà a breve?

A breve usciranno due dischi. Il mio secondo disco solista, che si chiamerà "The Day After The Day Before", una raccolta di brani per film inesistenti, tranne uno che in realtà è molto reale, trattandosi del prossimo cortometraggio di Ricky Mastro. Scrivo i brani, canto e suono tutto io, with a little help from my friends. Il secondo è una mia collaborazione nel ruolo di chitarrista con il produttore e tastierista Andrea Bonizzi con Simone Baldini Tosi dei Moongarden, Colin Edwin dei Porcupine Tree e Angelo Bruschini dei Massive Attack. Il lavoro rappresenta un cross-over fra il rock progressivo e il trip hop.

Pubblicherai qualcosa anche all’inizio del nuovo anno?

Sì, un terzo disco che uscirà credo a gennaio che ho fatto con la grandissima cantante jazz brasiliana Lica Cecato, basato su arrangiamenti assolutamente inusuali e irresponsabili del repertorio di Cole Porter. Era un progetto inizialmente pensato per il mio vecchio gruppo, la Società Anonima Decostruzionismi Organici (S.A.D.O), ma che, dopo il nostro recente scioglimento, ha deviato nella direzione di una grande interprete della canzone brasiliana, che per me è anche una grande amica.

Anche tu sei migrato a Londra. Hai trovato difficoltà ad ambientarti? e ora con l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa?

Nessuna difficoltà, e nessun problema con la Brexit. Mi piace molto, anche se sto facendo un pensiero su Berlino, visto che oggi la musica nella capitale tedesca crea maggiori opportunità. Vedremo.

Come vedi ora Vercelli dall’altro della tua vita in Inghilterra?

Prima, da ragazzino specialmente, provavo un certo risentimento nei confronti di Vercelli. Culturalmente la trovavo una città violenta, in quanto incline a promuove i propri modelli provinciali a valori morali assoluti. In effetti, anche oggi, trovo che sia vero. Se vuoi vivere un po' al di fuori dei suoi schemi, è meglio che tu abbia una personalità e un'autostima molto forti, altrimenti, non è per nulla divertente. Da questo punto di vista, la cosa può essere perfino preterintenzionalmente formativa. A Vercelli, accuso di avere una mentalità un po' masochista e di conseguenza, inconsapevolmente un po' sadica. Ma quando ti sganci, è come se non le servissi più e il meccanismo si spezza. E quel punto, la città, da brava donnaccia, si mostra nella sua bellezza e riesce pure a farsi amare…

In che senso amare?

A Vercelli ho molti amici, ho Filippo (il mio cane, del quale sono ospite quando torno in Italia, abbastanza spesso peraltro) e ho ancora una sala d'incisione, che continua a funzionare, per il momento. E poi amo l'architettura del centro, è favolosa. E amo il clima invernale, spesso più freddo di Londra, considerato che io amo il maltempo e sono metereopatico al contrario. E poi, di Vercelli amo la vicinanza agli aeroporti, ce ne sono ben cinque! D'altra parte, i miei genitori la amavano molto ed entrambi hanno contribuito, io credo, in modo importante a renderla una città migliore. In giro tendo a parlarne bene…

Com’è recepita la musica italiana in Gran Bretagna? Siamo ancora la patria di O sole mio o di Volare?

A parte certe cose di club music non sempre mainstream (generalmente fatte però da italiani a Londra), la musica italiana, ammesso ce ne sia ancora una, non è per nulla percepita. "Volare" non sa più nessuno cosa sia e "O Sole Mio" forse nemmeno, magari a New York, ma non a Londra. Qualche nome nel loro database culturale standard, Andrea Bocelli o Laura Pausini, senza peraltro conoscerne bene magari neanche un brano. Non si pongono, giustamente al mio vedere, minimamente la questione.

Quali progetti per il tuo prossimo futuro?

Dopo la pubblicazione del libro e dei tre dischi di cui ti ho parlato, ho intenzione di promuovere il mio disco solista con dei concerti in giro per il mondo, per quanto mi sia possibile. E attendere gli esiti di quanto seminato. E divertirmi il più possibile. Questo, soprattutto.

Guido Michelone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore