Giornata della Memoria, del ricordo terribile dell'Olocausto. Giornata da custodire.
Uno scampato all'Olocausto fu Primo Levi. Non tutti sanno che il suo capolavoro, Se questo è un uomo, fu pubblicato per la prima volta a Vercelli, dal giornale della Federazione comunista vercellese, L'amico del Popolo.
Un mattino - è il 31 maggio del 1947 -, operai e mondine, nel loro giornale leggono:
Voi che siete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo…
Era successo questo. Primo Levi, reduce da Auschwitz scrive Se questo è un uomo, e lo dà in lettura alla casa editrice Einaudi. Il manoscritto viene preso in visione da una parente di Primo Levi, Natalia Ginzburg, che però dà un giudizio negativo.
Primo Levi, sconsolato, si rivolge a un suo amico ebreo che vive a Vercelli, Silvio Ortona, che fa pubblicare i primi cinque capitoli di Se questo è un uomo sull'Amico del Popolo, organo della Federazione comunista vercellese.
La pubblicazione del libro a puntate si ferma al quinto capitolo. Con Levi si è fatto vivo un piccolo editore, De Silva di Torino. Fa stampare 2500 copie e, grazie a una bella recensione di Calvino sull'Unità, ne vende 1500. Nove anni dopo, nel 1958, Einaudi ci ripensa e pubblica il libro.
Ma il primo vero editore di questo grande romanzo fu la Federazione comunista di Vercelli.













