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Economia | 26 maggio 2023, 07:00

Pesca illegale in Italia: cosa non si può pescare, quando e quali sono le conseguenze?

Negli ultimi anni, i controlli nelle acque sono diventati sempre più frequenti, al fine di salvaguardare gli ecosistemi marini e, soprattutto, quelle specie che sono oggetto di pesca intensiva, sia dal punto di vista sportivo che professionale e da caccia.

Pesca illegale in Italia: cosa non si può pescare, quando e quali sono le conseguenze?

Negli ultimi anni, i controlli nelle acque sono diventati sempre più frequenti, al fine di salvaguardare gli ecosistemi marini e, soprattutto, quelle specie che sono oggetto di pesca intensiva, sia dal punto di vista sportivo che professionale e da caccia. Per questo motivo, sono sempre più i paletti aggiunti per quanto riguarda la cosiddetta pesca illegale in Italia, non soltanto per quanto riguarda le specie di pesche e di molluschi che non possono più essere catturati, ma anche a proposito di zone e stati di fermo specifici che servono per tutelare la componente biologica che ha a che fare con l’ecosistema di acque dolci o salate.

La pesca illegale in Italia, insomma, si radica in diverse componenti, che sarà necessario prendere in esame nel dettaglio, soprattutto a proposito delle possibili conseguenze in termini di multa o, addirittura, reclusione. Ecco, dunque, che cosa non si può pescare, quando sono stabiliti i limiti di pesca e quali possono essere le conseguenze previste per chi pratica l’attività della pesca.

Quali pesci non si possono catturare in Italia?

La panoramica della pesca illegale in Italia è diventata sempre più fitta, per quanto riguarda i divieti di cattura di pesci e molluschi che non possono essere ottenuti dalle acque dolci e salate per evitare di rovinare gli ecosistemi marini o di altri corsi d’acqua. Contrariamente rispetto a quanto si possa pensare, anche quel pesce che viene ritenuto come “tradizionale” nelle tavole degli italiani sono oggetto di divieto da parte della normativa, che si batte soprattutto per preservare la presenza, negli ecosistemi, di coralli, crostacei e molluschi, con l’unica eccezione rappresentata dai cefalopodi (conchiglie, calamaretti, seppie, ecc.).

Le caratteristiche della pesca illegale in Italia

Quando si parla di pesca illegale, in Italia, non si fa riferimento soltanto alle specie di pesci che non possono essere catturate nel nostro paese, ma anche ad attività che non sono previste dalla normativa e che possono essere sanzionate a seguito di un controllo da parte delle forze dell'ordine. In particolar modo, la pesca illegale è anche quella realizzata con strumenti che non sono adatti all’habitat naturale e che possono essere potenzialmente dannosi per la salvaguardia dell’ecosistema; in secondo luogo, è illegale anche quella pesca che viene realizzate in zone specifiche dove è presente uno stato di fermo o di blocco per la pesca, creato per tutelare la biologia dell’ecosistema marittimo. Ovviamente, i blocchi possono avere anche durata temporanea e vengono stabiliti da indicazioni per i pescatori, dunque non sarà possibile ignorare la disposizione (seppur temporanea) da parte dello stato italiano.

Non è finita qui, dal momento che la pesca illegale riguarda anche la pesca sportiva, dunque realizzata non con fini di cattura: anche in quel caso l’utilizzo di strumenti pericolosi può essere dannoso per l’ecosistema marittimo e, per questo motivo, sono previsti dei mezzi sostitutivi che potranno essere utilizzati per le proprie necessità e per realizzare la propria attività di pesca in maniera regolare.

Che cosa succede se si pratica un’attività di pesca illegale?

Un interrogativo sicuramente molto utile, soprattutto per coloro che si informano a proposito delle conseguenze di azioni potenzialmente contrarie alla normativa italiana, riguarda che cosa potrebbe succedere nel caso in cui si pratichi un’attività di pesca illegale, tanto in Italia quanto all’estero. Il comportamento da parte delle autorità può essere differente: si va dalla multa pecuniaria fino al possibile arresto con reclusione che, per casi più gravi, va dai 2 mesi ai 2 anni; nella maggior parte dei casi, però, la soluzione è rappresentata dalla sanzione, come di recente accaduto in provincia di Cuneo: per saperne di più e capire che cos’è successo, scegli cuneodice.it per scoprire il meglio della città.

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