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Bianzè | 01 marzo 2023, 15:03

Da grande farò l’egittologa e insegnerò all’università

Il sogno, in corso d’opera, della bianzinese Martina Landrino studentessa dell’università di Lipsia che sta terminando di scrivere il suo dottorato in collaborazione con il Museo Egizio di Torino.

Da grande farò l’egittologa e insegnerò all’università

BIANZE’ – “Da grande voglio fare l’egittologa e insegnare all’università”: è questo il sogno che Martina Landrino, 32 anni, aveva quando era una solamente una bambina e che oggi sta cercando di realizzare impegnandosi al massimo, dividendosi tra Lipsia, Torino e Bianzè. Fin da piccolina questa ragazza ha sempre avuto le idee molto chiare: “la storia mi appassiona e voglio scegliere degli studi che mi possano permettere di diventare archeologa”.

 

“Probabilmente la passione per la storia che mi ha trasmesso mia madre e i documentari di Piero Angela che mi hanno accompagnato fin dalla tenera età, mi hanno influenzato più di quanto io mi sia resa conto – ci confessa – mi ricordo che da bambina mia nonna Elvira comprava a mio fratello e a me il Messaggero dei Ragazzi, sul quale avevo letto che per diventare archeologo era consigliato iscriversi all’università con indirizzo Lettere classiche. Per questo arrivato il momento di iscriversi alle superiori mi sono diretta senza esitazioni verso il Liceo classico, al termine del quale mi sono poi iscritta a Beni culturali e poi alla magistrale di Archeologia e storia antica, perché nel mentre il sistema universitario era cambiato e i nuovi indirizzi erano più affini ai miei interessi. Ora sono iscritta all’università di Lipsia, dove sto finendo di scrivere il mio dottorato in collaborazione con il Museo Egizio di Torino”.

 

 

La passione per l’Egitto, invece, le è nata all’improvviso dopo aver letto un libro della collana Battello a Vapore, dal titolo “C’è un faraone nel mio bagno”:  “Ancora oggi a casa sono memorabili le mie risate a crepapelle tutte le volte che lo leggevo”, ci confessa Martina, che da quella lettura ne ha fatta di strada.

Nel 2014 si è trasferita per un anno in Germania, ad Heidelberg, dopodiché dal 2019 ha vissuto prima in Olanda a Leiden e poi di nuovo in Germania a Lipsia, dove ora risiede ufficialmente da marzo del 2020.

 

“La mia vita è sempre stata molto nomade. Dall’inizio dell’università ho infatti passato mesi interi lontana da casa per partecipare a scavi e ricognizioni archeologiche, sia in Italia che all’estero – spiega – ho sempre cercato di fare più esperienze possibili e diverse tra loro. Il mio primo scavo è stato al Tumulo della Regina a Tarquinia. Ho poi lavorato per tante campagne di scavo e di studio in Molise con l’Università di Leiden e a Tindari con l’Università di Torino. Nel 2017 ho partecipato alla mia prima missione in Egitto, all’Isola di Nelson ad Alessandria e ora sono membro della missione dell’Ifao che lavora nel sito Deir el-Medina a Luxor. Ho poi fatto varie esperienze a livello museale ma mi sono concentrata soprattutto sullo studio dei papiri e ho svolto dei tirocini per approfondire le mie conoscenze prima al Museo Egizio di Torino e poi alla collezione papirologica di Berlino”.

 

Un percorso di studi variegato e appagante, dunque, che ha portato e porta tuttora Martina a girovagare tra Lipsia, dove trascorre la maggior parte del tempo, Bianzè eTorino per motivi di famiglia e lavoro e il Cairo e Luxor, per motivi di lavoro.

 

L’esperienza più bella che hai vissuto finora, le chiediamo: “Sicuramente lavorare a Deir el-Medina. I documenti che studio per il mio dottorato sono stati scritti proprio in quel villaggio – risponde senza esitazioni – 3.000 anni dopo essere in grado di camminare dove camminavano i miei scribi e di vedere quello che vedevano loro mi fa sempre emozionare”.

 

Soddisfatta di quanto vissuto finora? “Assolutamente sì! Soddisfatta e curiosa di vedere cosa mi riserva il futuro”, afferma Martina, per poi concludere: “Il mio primo obiettivo è completare il dottorato, da cui verrà estratta una monografia che verrà pubblicata dal Museo Egizio di Torino. Cercherò poi di continuare la mia carriera accademica per poter finalmente dire alla Martina bambina che ce l’ha fatta: è diventata un’egittologa che lavora all’università”.

Anita Santhià

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