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Economia | 05 ottobre 2021, 11:15

Brutte notizie per la Sanac: Arcelor Mittal ritira l'offerta

Doccia fredda per le famiglie dei lavoratori di Gattinara

Brutte notizie per la Sanac: Arcelor Mittal ritira l'offerta

La società ArcelorMittal ha ritrattato e non acquisisce più Sanac, azienda vercellese. La notizia è arrivata alle organizzazioni sindacali venerdì scorso, 1 ottobre, quando hanno incontrato in video conferenza l’amministratore di Sanac Rosario Fazio e l’amministratore dell’ex Ilva Claudio Sforza.

E’ andato deserto l’incontro del 30 settembre, data in cui ArcelorMittal - oggi Acciaierie d’Italia - era attesa al tavolo notarile per perfezionare l’acquisizione dell’azienda vercellese. Un appuntamento disertato perché non c’è più l’intenzione di portare avanti l’acquisizione, come previsto dal bando di dicembre 2018 e perfezionato con decreto del Ministero a marzo del 2019. Una vera e propria doccia fredda per sindacati e lavoratori vercellesi che da tempo stanno subendo le conseguenze e l'incertezza per una crisi di difficile soluzione.

«Già a inizio 2019 - spiega  il segretario Filctem Cgil, Alan Orso Manzonetta - la situazione si era ribaltata con la società acquirente che prorogava gli impegni presi, lasciando nell’incertezza i quasi 350 dipendenti di Sanac che, oltre allo stabilimento di Gattinara, secondo in Italia come numero di addetti, conta altre tre strutture nazionali dislocate a Massa Carrara, Vado Ligure e Grogatsu-Assemini. Già all’epoca le organizzazioni sindacali non avevano nascosto il proprio disappunto, convocando diverse manifestazioni territoriali».

Una vera e propria odissea quella legata all’acquisizione, collegata alla crisi dell'Ilva e che, nel corso degli anni, ha visto ripetuti momenti di manifestazione e coinvolgimento anche delle forze politiche e sociali del territorio: ci sono stati presìdi di fronte al Comune di Gattinara, presidio di fronte allo stabilimento: manifestazioni, ampiamente partecipate, che hanno portato la società a prorogare la fideiussione, ma non c’è mai stata una pressione da chi di dovere per fare rispettare l’impegno di acquisizione.

Una situazione di incertezza che si è protratta per tutto il 2020 a causa della pandemia, con Arcelor Mittal che ha prorogato più volte la fideiussione ma senza arrivare a definire l’acquisizione.

«Nel frattempo - prosegue il sindacalista - sono sorti altri problemi, compresi quelli economici, considerato che Sanac ha dovuto ricorrere all’ingiunzione per recuperare alcuni crediti nei confronti di Ex Ilva - ora Acciaierie d’Italia - che conta una partnership tra Arcelor e Invitalia per il 38% come capitale sociale, ma 50% come diritto di voto. Una situazione terribile ma anche ridicola: un’azienda in amministrazione straordinaria che non riceve ordini da un’altra azienda comunque partecipata dallo Stato (Ex Ilva ora è controllata da Invitalia). Ed è ancora più ridicola considerato che Sana è un’azienda produttiva, numeri alla mano: + 20% di produzione, + 45% di spedizioni, + 2 miliardi di redditività, 8 dipendenti stabilizzati, di cui 6 nello stabilimento di Gattinara, e 11 nuove assunzioni a tempo determinato», continua Manzonetta. 

Prosegue il sindacalista Filctem: «La collaborazione tra le maestranze a tutti i livelli è dimostrato anche da quanto avvenuto in seguito all’incendio del 6 giugno, quando il piano sicurezza ha funzionato: in un minuto, l’azienda era evacuata ed erano stati allertati i vigili del fuoco. Anche in quella situazione si è trovato un accordo sindacale per cui i lavoratori hanno potuto utilizzare le loro ferie per non pesare sull’economia familiare con la cassa integrazione, e chi ha voluto ha potuto ottenere un trasferimento momentaneo  in altro stabilimento del gruppo. Anche per queste ragioni, la mancata acquisizione dell’Azienda sembrerebbe un modo per abbassare il valore di Sanac che conta ancora il 60% della produzione in capo a Ex Ilva: non ricevendo più ordini da Acciaierie d’Italia, ci sarà un ricorso sempre più pesante alla cassa integrazione (si arriverà anche al 50% nel mese di novembre) e il rischio chiusura di qualche stabilimento».

L’Amministrazione straordinaria di Sanac provvederà nei prossimi giorni a incassare la fideiussione di neanche un milione di euro che non garantisce alcuna liquidità e procederà in sede legale a valutare eventuali ricorsi e richiesta danni nei confronti di Arcelor ma, allo stesso tempo, avvierà la riformulazione di un nuovo bando di vendita, con un’azienda de-valorizzata, in un arco temporale dai 6 ai prossimi 10 mesi: situazione che causerà notevoli problemi produttivi, di efficienza nei costi e occupazionali. «Unica notizia “positiva” - conclude il sindacalista - è che la cassa integrazione è maggiorata e non si esaurisce come quella ordinaria. La cassa integrazione potrà essere utilizzata finché Sanac rimarrà in amministrazione straordinaria. È terribile l’epilogo che attende l’azienda vercellese, soprattutto dopo le false speranze date ai lavoratori che hanno creduto in un’acquisizione seria e hanno creduto di diventare dipendenti di un colosso multinazionale dell’acciaio. Ci hanno creduto perché ArcelorMittal è vincitrice del bando e assegnataria della gara pubblica con decreto del MiSE del marzo 2019: per questo nessuno si aspettava, dopo 30 mesi di estenuante trattativa, un nulla di fatto. A questo punto, con tutta evidenza, la questione è politica ma i lavoratori sono stanchi dei falsi proclami e delle false promesse. Il ministro Giorgetti si è preso un impegno nei confronti di Sanac ma oggi la situazione mette a rischio l’occupazione di circa 340 dipendenti e delle loro famiglie in un territorio, come quelle vercellese, già messo a dura prova dalla crisi. In questi giorni convocheremo le assemblee dei dipendenti Sanac e decideremo insieme quale azione mettere in campo per far valere i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie. Nel frattempo come organizzazioni sindacali abbiamo sollecitato la partecipazione di Sanac e Invitalia all’ennesimo incontro già convocato al Mise, il prossimo 6 ottobre», conclude Manzonetta. 

redaz

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