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Economia | 16 giugno 2020, 18:37

Fatturati ridotti e poca fiducia nella ripresa: commercio e terziario pessimisti sulla Fase2

Un'analisi dell'Ente Bilaterale condotta dopo il primo mese di fine lockdown

Fatturati ridotti e poca fiducia nella ripresa: commercio e terziario pessimisti sulla Fase2

Fatturati ridotti e fiducia debole nella ripresa: nelle province di Vercelli e Biella commercio, turismo e servizi guardano alla Fase 2 dell'emergenza ancora con preoccupazione.

Alla fine del mese di maggio l’Ente Bilaterale del Terziario della provincia di Vercelli ha promosso, in collaborazione con EconLab Research Network, la realizzazione di un questionario rivolto alle aziende associate ad Ascom, con lo scopo di comprendere come il sistema stia affrontando la sfida della riapertura, quali misure di adattamento si stiano adottando, come sia cambiato il comportamento di consumo nei primi giorni successivi alla fine del lockdown.

Tra i dati più significativi della provincia di Vercelli si evidenzia che il 95% delle aziende intervistate ha riaperto l'attività nella fase 2 (il 5% è ancora chiusa), rilevando nel 60% dei casi una spesa media della clientela inferiore allo standard ed una fiducia nella ripresa ancora debole.

In provincia di Vercelli ha subito riaperto il 100% del campione intervistato per il settore ristorazione e bar e per il settore dei servizi alla persona; il 96% del campione intervistato per il settore moda e l'88% delle altre attività.

Il 40% degli intervistati, però, si attendeva un maggior afflusso di clienti a fronte di un 33% che prevedeva un giro di affari vicino a quello che poi si è realizzato e di un 27% che si aspettava ancora meno clienti: a essere maggiormente delusi il settore bar e ristoranti, mentre il settore dei servizi alla persona è quello che ha fatto previsioni maggiormente aderenti alla realtà dei fatti.

La "nuova normalità" che ha accompagnato il primo mese di post lockdown e in particolare i rigidi protocolli sanitari previsti il settore commercio, hanno però profondamente modificato il rapporto tra cliente e commerciante: secondo il 42% degli intervistati vercellesi il protocollo sanitario limita la relazione tra il commerciante e il cliente, inducendo a un numero di acquisti inferiore; secondo il 32% pone il cliente in una situazione di disagio/preoccupazione nel toccare la merce; per il 30% induce il cliente a non entrare nel punto vendita; per il 20% induce il cliente ad acquisti più mirati per non rimanere troppo all’interno del punto vendita; e solo per il 25% infine, non ha creato difficoltà. La conseguenza rilevata è una maggior attenzione del cliente al tema della sicurezza, ma anche un minor propensione all'acquisto.

Per fare fronte al bisogno di liquidità il 43% degli intervistati prevede di accedere ai prestiti garantiti dallo Stato e soli il 25% pensa di non avere problemi. In mezzo c'è una vasta fetta di imprenditori che pensano di agire sullo smobilizzo di altri investimenti, sull'apertura di nuove linee di credito e sul differimento nel pagamento dei debiti. Utilizzo della Cassa in deroga (30%); riduzione di personale (15%) e investimenti nel settore informatico (10%) sono le misure che gli imprenditori pensano di utilizzare per fronteggiare la crisi post covid. Per quanto riguarda il grado di fiducia nella ripresa, invece, gli imprenditori intervistati si dimostrano alquanto pessimisti: in una scala da 1 a 10 (dove 10 sta per la massima fiducia nella ripresa), Vercelli non arriva a 5.

 

redaz

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