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Economia | 22 novembre 2019, 13:13

LivaNova di Saluggia tra rabbia e sconforto: "Nessun rispetto per i lavoratori vercellesi"

Ai cancelli politici e amministratori locali al fianco dei dipendenti. Rosso: "Temo altri tagli in vista"

LivaNova di Saluggia tra rabbia e sconforto: "Nessun rispetto per i lavoratori vercellesi"

Politici e amministratori locali hanno risposto all'appello di sindacati e lavoratori della LivaNova, partecipando, venerdì mattina, al presidio di protesta organizzato fuori dai cancelli dell'azienda di Saluggia che mercoledì ha annunciati 83 licenziamenti e il trasferimento in Canada dell'attività produttiva delle valvole cardiache biologiche. 

A Saluggia si sono recati l'ex sottosegretario Luigi Bobba, con il segretario del Pd di Vercelli Michele Gaietta, l'assessore del Comune di Santhià Mattia Beccaro, Francesca e Giulia Rigazio del circolo Pd di Cigliano e l'ex assessore regionale al Lavoro Gianna Pentenero, e l'assessore regionale Roberto Rosso e il consigliere regionale Gianluca Gavazza. Con i lavoratori erano presenti i sindaci della zona, tra loro i primi cittadini di Saluggia, Crescentino e Fontanetto, che si sono mossi fin dall'inizio della crisi.

"Non è ben chiara la ragione di tale scelta considerato che proprio questo tipo di valvole cardiache sono quelle che generano maggior valore aggiunto per l'azienda e proprio i lavoratori del sito di Saluggia sono quelli maggiormente specializzati in tale produzione - spiega Bobba - Nel dialogo con i lavoratori e i rappresentanti sindacali, oltre ad esprimere la nostra vicinanza, abbiamo assicurato che i consiglieri regionali del PD, su iniziativa del consigliere Alberto Avetta, depositeranno un'interpellanza urgente per chiedere all'assessore regionale al Lavoro di avviare rapidamente un tavolo di crisi per esplorare alternative a questa incomprensibile opzione dell'azienda. Si devono cercare tutte le strade per evitare questo impoverimento del tessuto industriale del nostro territorio e non creare difficoltà alle famiglie di tanti lavoratori".

“È un’altra brutta notizia per la situazione occupazionale del vercellese, in cui le realtà produttive si spengono una dopo l’altra. Un altro colpo – spiega - che un’azienda straniera ci infligge subentrando in una realtà economica italiana preesistente. In questo caso, con la fusione del 2015 Livanova ha incorporato la Sorin, che a Saluggia è nata nel 1956”.

A preoccupare l’assessore inoltre è il possibile effetto domino, “perché se chiude un ramo aziendale che funziona per essere centralizzato in Canada, nonostante le qualificate maestranze locali, veri artigiani delle valvole cardiache, è lecito pensare che un domani potranno esserci altri ridimensionamenti, considerando che l’azienda all’interno del comprensorio Sorin dà lavoro a 1500 persone”.

“Come assessore regionale ai Diritti e come cittadino che ha vissuto nel vercellese – aggiunge Rosso - sono vicino ai lavoratori e alle loro famiglie e porterò in Giunta le loro istanze. Ritengo difficile che la Regione possa convincere l’azienda a tornare sui suoi passi, ma stiamo mettendo a punto una legge per il finanziamento delle nuove aziende in Piemonte e – conclude l’assessore - non è escluso di valutare di far rientrare anche Livanova”.

Il consigliere Gianluca Gavazza sottolinea che “i lavoratori che oggi vengono lasciati a casa senza preavviso sono gli stessi che 5 anni fa si recarono a Vancouver a formare i colleghi canadesi. Le dinamiche aziendali sono legittime ma discutibili. Noi non possiamo permettere che tutti questi lavoratori del nostro territorio, in azienda da più di 30 anni, vengano trattati in questa maniera senza rispetto”.

redaz

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