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Ultim'ora | 23 luglio 2026, 16:21

Sovranità senza autarchia: il Mimit punta su regole comuni e investimenti, oltre 20 miliardi per i data center

Sovranità senza autarchia: il Mimit punta su regole comuni e investimenti, oltre 20 miliardi per i data center

(Adnkronos) - La sovranità tecnologica non deve trasformarsi in isolazionismo o autarchia, ma nella capacità di scegliere le tecnologie migliori, garantire l’interoperabilità e proteggere dati e infrastrutture da ingerenze esterne. È la posizione illustrata da Giorgio Maria Tosi Beleffi, dirigente telecomunicazioni, audiovisivo e innovazione tecnologica del Mimit, durante la conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia al Palazzo dell’Informazione. 

Per il ministero, l’azione europea deve concentrarsi sulle catene del valore considerate strategiche: semiconduttori, cloud, telecomunicazioni, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. In questi settori la regolazione può contribuire a sviluppare attività e investimenti sul territorio, ma deve essere costruita in modo da rispettare le peculiarità dei singoli Stati membri. 

Il Dna rappresenta un banco di prova. Il passaporto unico, una gestione più coordinata dello spettro, l’accelerazione della fibra e lo switch off del rame possono semplificare il mercato europeo. Tosi Beleffi ha però invitato a distinguere l’armonizzazione dalla centralizzazione. Sicurezza, enforcement e gestione di risorse scarse come le frequenze richiedono un equilibrio tra Bruxelles e le autorità nazionali. 

Una soluzione, ha spiegato, può essere un set comune di procedure e moduli che consenta a un investitore di incontrare requisiti omogenei in Francia, Germania o Italia, senza cancellare le condizioni specifiche del Paese in cui l’investimento viene realizzato. L’obiettivo è evitare 27 percorsi amministrativi diversi, non imporre un modello unico incapace di adattarsi alle realtà nazionali. 

Sul Cybersecurity Act 2, il dirigente del Mimit ha richiamato la delicatezza del dossier sui fornitori ad alto rischio e sulla possibile sostituzione degli apparati. La discussione europea è ancora aperta e sarà necessario valutarne l’esito prima di definire eventuali sostegni. L’Italia dispone già di strumenti rivolti alle imprese, dagli accordi per l’innovazione ai voucher per cloud e cybersicurezza delle Pmi, fino agli investimenti in ricerca e sviluppo. 

Il Cada può invece offrire un’occasione per potenziare cloud e intelligenza artificiale, intervenendo su ricerca, innovazione, data center e livelli di sicurezza. Tosi Beleffi ha sottolineato che l’Italia presenta una posizione relativamente forte nel cloud, mentre deve recuperare terreno nell’intelligenza artificiale. 

Il dato più rilevante riguarda gli investimenti nei data center. Tra il 2026 e il 2028, ha riferito, il Mimit ha ricevuto richieste per oltre 20 miliardi di euro. Il risultato è legato a un quadro normativo che ha riconosciuto la strategicità di questi progetti, semplificato le procedure, previsto strumenti commissariali e avviato un coordinamento con il Mase per una procedura unica. 

La strategia combina quindi regole e sostegno al mercato. Da una parte servono autorizzazioni più rapide, codici Ateco coerenti e strumenti amministrativi adatti alla natura delle infrastrutture digitali; dall’altra occorrono incentivi e risorse per accompagnare investimenti che hanno ricadute su energia, reti, ricerca e capacità computazionale. 

Tosi Beleffi ha ricordato anche i 500 milioni destinati agli investimenti in ricerca e sviluppo e l’avvio di un fondo da 900 milioni per le materie prime critiche. Telecomunicazioni e reti restano la base su cui si sviluppano tutti gli altri settori digitali. La sfida, per l’Italia, è usare la regolazione per attrarre e orientare gli investimenti senza trasformare la sovranità tecnologica in una chiusura del mercato. 

 

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