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Arte e Cultura | 13 giugno 2026, 15:34

Amedeo Avogadro e i segreti della Vercelli Napoleonica

Domenica 21 giugno nel cortile di Casa Alciati, racconto teatrale Il racconto teatrale con Roberto Sbaratto e Cinzia Ordine, ed enunciazione dei principi scientifici di Avogadro a cura di due studenti del Liceo Scientifico “Avogadro”: Ivan Bardotti e Sara Dattrino.

Cinzia Ordine e Roberto Sbaratto

Cinzia Ordine e Roberto Sbaratto

Un viaggio attraverso il tempo, dedicato alla figura di Amedeo Avogadro, è quello che sarà proposto
a corollario della mostra “Amedeo Avogadro a Vercelli. Tra età napoleonica e Restaurazione”
dall’Associazione culturale “Il Porto”, domenica 21 giugno, alle 17.30 nel Cortile di Casa Alciati
(Museo Leone).
Sarà un racconto teatrale che vuole condurre, quasi come una chiacchierata in famiglia, alla
conoscenza del personaggio di Amedeo Avogadro, conte, per inciso, di Quaregna e Ceretto, che fu
titolare della cattedra di Fisica e Matematica presso il Reale Collegio di Vercelli tra il 1809 e il 1819. 

Si tratta di un personaggio singolare: nobile e giurista, ma ricordato come uno scienziato a 360°, fautore di una
mole di teorizzazioni di carattere scientifico che cambiarono profondamente l’approccio allo studio della
chimica dopo la metà del 1800.
Seguendo le impronte delle sue prime e più corpose “investigazioni”, concepite proprio negli anni
del soggiorno vercellese, scopriremo i segreti di una Vercelli napoleonica in via di evoluzione, cassa di
risonanza di echi culturali europei, in un periodo di profonda rivoluzione urbanistica e sociale.
Amedeo Avogadro era un uomo schivo e rigoroso, che trovò in quella Vercelli un terreno fecondo per i suoi
placidi studi, condotti all’ombra del Monastero della Visitazione, oggi sede dell’Archivio di Stato, e
allora, dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, luogo di formazione privilegiato della
gioventù vercellese.
 

Come tutti i grandi innovatori, Avogadro quasi non fu compreso dal mondo accademico italiano
contemporaneo, ne clima sabaudo dell’Accademia delle Scienze di Torino: i suoi studi furono molto più
apprezzati all’estero, oggetto di quelle recensioni e discussioni che diedero impulso alle grandi
rivoluzioni scientifiche dell’800: dalla sua Legge sul volume molare dei gas si è sviluppata buona parte
della ricerca della chimica moderna, a partire dalla scoperta del cosiddetto numero di Avogadro.
Ma a noi piace considerare Avogadro come l’antesignano dei tanti cervelli italici non pienamente
riconosciuti in patria, che oggi cercano impiego nei Centri di ricerca di tutto il mondo. Egli scelse, per amore
del “suo” mondo, di rimanere a Torino, pagando però lo scotto di lavorare in un ambiente in cui la cultura e la
sperimentazione scientifica erano viste con sospetto e pochi denari erano messi a disposizione della ricerca.
Studioso a tutto tondo, amante della scienza ma anche dell’arte e della poesia, poliglotta
(padroneggiava perfettamente l’italiano, il francese, l’inglese e il tedesco oltre al latino e al greco), Avogadro
fu testimone del suo piccolo mondo sabaudo e al tempo stesso entrò nel vivo del dibattito culturale europeo.
Il racconto teatrale sarà condotto dalle voci di Roberto Sbaratto e Cinzia Ordine, mentre
l’enunciazione dei principi scientifici sarà a cura di due studenti del Liceo Scientifico “Avogadro”: Ivan
Bardotti e Sara Dattrino.

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