/ Ultim'ora

Ultim'ora | 07 aprile 2026, 11:19

Meloni e la foto con il pentito: "Mio impegno contro ogni mafia è cristallino, non mi faccio intimidire da squallidi attacchi"

Meloni e la foto con il pentito: "Mio impegno contro ogni mafia è cristallino, non mi faccio intimidire da squallidi attacchi"

(Adnkronos) - "Oggi la 'redazione unica', composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata". Lo scrive in un post su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, difendendosi dalle accuse per la foto, risalente al 2019, che la ritrae accanto a Gioacchino Amico, indicato dagli inquirenti come referente in Lombardia del clan camorristico dei Senese. 

"Ma questi imparziali e onesti giornalisti - rimarca la premier - sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze". 

"Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze", rimarca la leader di Fratelli d'Italia. "Ma a questi 'professionisti dell’informazione' non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica", insiste Meloni, che conclude: "Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede". 

Le reazioni si susseguono. I parlamentari Pd membri della commissione Antimafia Walter Verini, Debora Serracchiani, Vincenza Rando, Peppe Provenzano, Valentina Ghio, Franco Mirabelli, Anthony Barbagallo, Valeria Valente intervengono con una nota. "Le notizie e le conferme delle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese - come Gioacchino Amico - e ambienti della destra ed esponenti di FDI sono ogni giorno più evidenti e ricche di particolari, grazie anche ai fari di luce accesi dal giornalismo d'inchiesta e da trasmissioni come Report", scrivono i parlamentari dem. 

"Dopo il caso Delmastro e i suoi rapporti con il prestanome dei Senese, Caroccia, il caso Gioacchino Amico. Questi, oggi anche collaboratore di Giustizia sull'inchiesta Hydra (l'alleanza tra 'Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra che ha sviluppato in Lombardia un grande sistema di criminalità, narcotraffico, usura, controllo di appalti e penetrazione nell'economia e nella politica) ha frequentato nel tempo esponenti politici della Destra, in particolare di Fratelli d'Italia - dalla sottosegretaria Frassinetti a una sua collaboratrice, alla senatrice Bucalo - proseguono gli esponenti del Pd - Gli organi di informazione hanno perfino pubblicato un selfie di Amico con Giorgia Meloni, 'catturato' probabilmente durante una manifestazione politica". 

"Ma Gioacchino Amico aveva anche libero accesso nei luoghi parlamentari, alla Camera in particolare, sempre - si legge - grazie ai rapporti con collaboratori di esponenti di FDI. Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore? Sono domande ineludibili, come le risposte che attendiamo. Porteremo in Antimafia anche questo aspetto della vicenda Hydra e, con interrogazioni, anche nei due rami del Parlamento", concludono. 

Per M5S, "Giorgia Meloni non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito. Il fango da cui è circondata è la sua classe dirigente, non il giornalismo d'inchiesta, baluardo per la nostra democrazia già ammaccata. FdI sembra avere una classe dirigente nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali. Sono ormai svariate le notizie sui possibili intrecci con esponenti di primo piano della criminalità organizzata radicata a Roma e al Nord Italia", affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. 

"La vicenda Delmastro e il suo legame con la famiglia prestanome del clan Senese è ormai nota e di una gravità inaudita. A questa - sottolineano - si aggiungono i legami tra Fratelli d'Italia e Giacchino Amico, rappresentante del clan Senese che a Milano ha curato la nascita del Consorzio tra mafia siciliana, clan Senese e la 'Ndrangheta già radicata in Lombardia, oggi imputato nel processo Hydra ma anche uno dei pentiti che sta fornendo elementi importanti alla magistratura. In base a quanto emerso dagli organi di stampa, Amico con altri esponenti mafiosi frequentava ambienti di FdI a Milano, aveva addirittura ottenuto una tessera del partito, entrava alla Camera con un tesserino o un accredito che gli faceva saltare i controlli previsti per gli ospiti esterni, incontrava due parlamentari del partito a pochi passi dal Senato e dalla Camera. Giorgia Meloni deve rendere conto del fatto che in base a svariati riscontri il suo partito sembra circondato e infiltrato ai massi livelli da colletti bianchi della criminalità organizzata e del fatto che il suo governo con tante assurde nuove norme ha spianato la strada proprio a questi esponenti delle mafie che si presentano senza coppola e lupara ma con l'abito buono: innalzamento delle soglie per gli affidamenti di appalti senza gara, liberalizzazione dei subappalti a cascata, abolizione dell'abuso di ufficio e ridimensionamento del traffico di influenze, castrazione dei poteri di controllo della Corte dei Conti e svuotamento della responsabilità contabile di politici e pubblici amministratori". 

"Per fortuna il no del referendum ha impedito il colpo grosso finale della subordinazione della magistratura a questo tipo di politica. Gli slogan muscolari di Meloni sulla mafia militare fanno sorridere e a tal proposito le ricordiamo che nell'indifferenza generale da mesi boss di primissimo piano escono dal carcere uno dopo l'altro ma dal governo non abbiamo sentito una sola parola", concludono. 

"Leggo che Giorgia Meloni risponde all’inchiesta di Report e al suo selfie con un condannato per mafia, dicendo che non può sapere con chi fa foto. È giusto, per carità. E nessuno, credo, si sogni di chiederle conto di un selfie. Quello che però dovrebbe chiarire, e per la verità dovrebbe preoccuparla, è la facilità di relazione di alcuni alti esponenti del suo partito con questi personaggi, da quel che continua ad emergere da indagini e inchieste giornalistiche", scrive Nicola Fratoianni di Avs in un post sui social. 

"La persona del selfie sembrerebbe vicina a Fidanza ed è parte dello stesso clan (i Senese) per cui - prosegue il leader rossoverde - è finito nei guai Delmastro, per la triste e nota vicenda degli affari in comune con i prestanome del boss. Un po’ troppe casualità tutte insieme? Proprio perché rivendica il suo impegno antimafia, Meloni dovrebbe essere in prima linea a cercare di capire se e come sia stato possibile che la sua organizzazione sia stata infiltrata da personaggi della malavita e, se avvenuta, con la complicità di quali dirigenti del suo partito". "Dovrebbe - conclude Fratoianni - ringraziare i giornalisti che fanno il loro lavoro, invece di attaccarli, perché consentono alla verità di venire alla luce. Così facendo preservano la democrazia. Meloni chiarisca". 

Intervengono i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Antimafia: "Il giornalismo del campo largo in servizio effettivo e permanente oggi ha sfornato una tesi che va ben oltre la strumentalizzazione politica alla quale ci hanno abituati, sfociando quasi nella calunnia. La batteria dei quotidiani di riferimento delle sinistre infatti, partendo da un selfie scattato da un malavitoso assieme al presidente Meloni, con una ricostruzione assurda e paradossale, adombrerebbe dei legami con il clan dei Senese. È evidente che il selfie sia stato scattato in una occasione pubblica, non dal presidente ma dallo stesso soggetto che riferiscono essere collegato al clan. Circostanza impossibile da evitare per ogni politico in occasioni pubbliche".  

"L’impegno del presidente Meloni e di questo governo contro ogni mafia è però testimoniato dai fatti, che raccontano di miriadi di arresti di super latitanti, nonché del merito esclusivo di aver strenuamente mantenuto in piedi l’istituto del carcere duro per i mafiosi. Non si può dire che il medesimo impegno sia stato assolto con tanta solerzia dalle forze politiche che oggi si scagliano irragionevolmente contro Giorgia Meloni. La storia personale del presidente Meloni nella lotta alla mafia parla da sola e come gruppo di Fratelli d’Italia della Commissione antimafia, ci diciamo indignati da questo modo di fare giornalismo e tributiamo al presidente del Consiglio tutta la nostra solidarietà", concludono gli esponenti di FdI. 

Scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto: "Oggi i soliti quotidiani a servizio della disinformazione pubblicano una foto del 2019, un selfie, che ritrae il Presidente Giorgia Meloni con una persona. La persona è un delinquente. La cosa è un evidente problema per quella persona ma perché dovrebbe esserlo per Lei? Io nella mia vita avrò fatto migliaia di foto e selfie con persone che non conosco. Quindi Lei ne avrà fatte centinaia di migliaia. Come Renzi o Conte o gli attori, cantanti, sportivi. Qualcuno di loro, di noi, ha mai chiesto casellario giudiziario o curriculum o anche solo informazioni superficiali a chi chiede una fotografia? Io mai! Come tutti! Quindi che valore politico o morale o istituzionale ha pubblicare una foto così? Nessuno. E' solo fango, solo un modo per dare fastidio ad una persona, per rovinare le giornate di lavoro e renderle più difficili, per 'aiutare' i propri amici in ogni modo possibile, anche il più scorretto e falso". 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore