(Adnkronos) -
Dopo 4 anni di guerra, la diga dell'Ucraina rischia di cedere in più punti. La difesa di Kiev, costretta a coprire un fronte che si estende per oltre 1100 km, fatica a opporsi ad ogni offensiva della Russia. Mancano i soldati per contrastare ogni azione del nemico può rivelarsi efficace.
Nel corso dell'ultimo anno, l'Ucraina ha concentrato buona parte delle proprie risorse per difendere le 'fortezze' del Donetsk, la regione che Mosca punta a controllare integralmente prima di porre fine alla guerra. La tattica obbligata ha costretto Kiev a sguarnire porzioni di territorio a ovest, in particolare nella regione di Zaporizhzhia, come evidenzia l'analisi del New York Times.
Tra novembre e dicembre, le forze armate russe hanno compiuto l'avanzata più rilevante nell'oblast di Zaporizhzhia e in quello di Dnipropetrovsk conquisando circa 440 km quadrati di territorio secondo i dati elaborati da Pasi Paroinen, analista militare finlandese che che fa capo Black Bird Group: il passo avanti è superiore del 20% rispetto ai progressi compiuti nel Donetsk nello stesso periodo. In particolare, gli invasori controllano almeno metà della cittadina di Huliaipole: "Gli ucraini semplicemente non hanno risorse a sufficienza per difendere ovunque", sintetizza Paroinen.
Nell'area, Kiev ha dovuto schierare unità poco addestrate e inserite nella Difesa Territoriale, un settore dell'esercito che comprende soprattutto volontari civili. Per rallentare il nemico, nella regione sono state create nuove linee di difesa che si snodano per chilometri. Prima c'è il filo spinato, poi un profondo fossato anticarro riempito con altro filo. Quindi, 'muri di terra' alti quasi 2 metri. La sequenza si ripete almeno tre volte e mira a incanalare i nemici verso i punti più coperti.
Le armi a disposizione, riferisce il NYT, non sono sufficienti - né adatte - per contrastare sistematicamente gli attacchi condotti con droni. La rotazione dei reparti, a causa delle carenze di organico, è diventata sempre più lenta: se prima c'erano avvicendamenti ogni settimana, ora si arriva ad un mese senza nessun cambiamento. La diserzione sempre più diffusa aggrava il quadro. Secondo il nuovo ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, 2 milioni di ucraini avrebbero evitato il servizio militare. E circa 200mila soldati si sarebbero allontanati senza un congedo ufficiale.
Le difficoltà, seppur evidenti, non lasciano prevedere un collasso totale nella regione di Zaporizhzhia con conseguente penetrazione ulteriore russa. I progressi di Mosca, a livello assoluto, rimangono modesti: nel 2025 l'esercito di Putin ha conquistato meno dell'1% del territorio totale ucraino. L'obiettivo di Kiev non è spegnere ogni focolaio sul campo: l'imperativo è negare al nemico progressi rilevanti che autorizzerebbero il Cremlino ad assumere una posizione ancor più aggressiva nei colloqui. Del resto, la comunicazione di Mosca da mesi segue una linea chiara: enfatizzare ogni passo avanti, proponendo un quadro che non risponde fedelmente alla realtà del campo.
La Russia, come hanno appurato gli analisti, spesso si affida alle incursioni di gruppi di pochi soldati, che riescono a infiltrarsi dietro le linee ucraine. Tali azioni consentono di rivendicare progressi 'istantanei', che difficilmente vengono poi consolidati. Ogni blitz, però, può costringere le forze armate di Kiev ad una reazione. "Un battaglione dovrebbe comprendere circa 500 soldati. Noi siamo fortunati se ne abbiamo 100. Di questi, magari solo 50 sono abili alla battaglia. Gli altri, feriti o esausti", la sintesi di Vladyslav Bashchevanzhy, ufficiale del battaglione droni nell'ambito della 260esima brigata della Difesa Territoriale.












