Seconda serata per il Nylon Festival, protagonista ancora una volta l’incontro tra acustica ed elettronica. Una serata diversa dalla prima, il capitolo due, la parte “perspective”, la prospettiva al degrado con cui si era chiusa la prima sera. Si parla del degrado della fabbrica naturalmente, ed è proprio da lì che inizia il secondo atto del Nylon Festival al teatro Civico. Dagli stessi passi sulle macerie, dal luogo abbandonato e decadente. Sul palco ad accompagnare le immagini c’erano Matthew Herbert, Enrico Rava alla tromba e Giovanni Guidi al pianoforte. Si è parlato di tempi moderni, di presente, dove un filo di Nylon può riprendere vita attraverso l’internet of things, l’internet in grado di far stampare oggetti in 3D partendo proprio da una bobina di Nylon. Lo stesso filo di Nylon che la chimica italiana aveva smarrito, lo stesso filo che scorre nelle immagini e passa tra le costruzioni abbandonate dell’area Montefibre donando loro nuovo colore e nuova vita. Al suo passare tutto si accende, quei luoghi abbandonati si animano traendo energia dalle note dei musicisti. Non sono più suoni gravi, rumori, ora sono forti, stridenti. Proprio come il rumore di un filo di Nylon, degli strumenti in una fabbrica che rinasce.
Le immagini in questa occasione sono proiettate nel futuro, palazzi in costruzione. Veri e propri quartieri completamente nuovi, progettati con stile d'avanguardia, vanno a creare quella che potrebbe essere la nuova città. Una Vercelli che va a porsi al centro della forma geometrica che chiude la serata. Un poligono proiettato sullo schermo, con Torino, Milano, Bologna, Genova, agli angoli e al centro la nostra, nuova, rinata, città.
L’ultimo giorno per il Nylon, appuntamento oggi pomeriggio alla Pettinatura Lane.




