Economia - 20 agosto 2026, 10:17

Amianto all’OGR di Voghera: presentato esposto in procura

Gianni Oliva morì nel maggio 2024 per mesotelioma pleurico. Il COR Lombardia ha classificato la patologia come di origine professionale certa. L’INAIL ha riconosciuto la malattia professionale

Amianto all’OGR di Voghera: presentato esposto in procura

L’amianto è stato largamente ed ampiamente utilizzato dalle Ferrovie dello Stato. Tra le vittime dell’amianto in Ferrovie dello Stato anche Gianni Oliva, ex operaio tecnico per quasi trent’anni nell’Officina Grandi Riparazioni di Voghera.

L’uomo è deceduto il 09.05.2024 a causa di un mesotelioma pleurico maligno. Il figlio Gianluca Oliva, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, ha chiesto di far luce sulla vicenda che riguarda il padre. Per quale ragione è stato utilizzato amianto da parte delle Ferrovie dello Stato visto che se ne conosceva la sua capacità lesiva fin dall’inizio del ‘900 ? Per quale motivo mai il padre, al pari degli altri dipendenti delle OGR, è stato privato di formazione e informazione, ed è stato violato il divieto di esposizione ad asbesto?

Sarebbe stata evitabile la morte anche di questo altro ferroviere, come quella di tanti altri? Vi sono responsabilità?

Queste sono le numerose domande che si è posto l’orfano Gianluca Oliva, rivolgendosi alla Procura della Repubblica di Pavia, chiamata, ora, a valutare, anche alla luce della certificazione del COR Lombardia e del riconoscimento INAIL se vi siano delle responsabilità, ed in caso positivo ad identificare gli eventuali responsabili.

Quasi trent’anni nell’officina ferroviaria delle OGR

Gianni Oliva aveva iniziato a lavorare per le Ferrovie dello Stato il 15.05.1974. La sua attività si era svolta nell’OGR di Voghera, impianto destinato alla riparazione e alla manutenzione di locomotive, carrozze, elettrotreni e automotrici.

Inizialmente addetto alla verniciatura, era poi diventato primo tecnico della manutenzione. Il rapporto di lavoro, documentato da atti previdenziali, buste paga e certificazioni aziendali, era proseguito fino al 2003.

Secondo quanto ricostruito nella denuncia, l’amianto era presente in numerosi componenti del materiale rotabile: rivestimenti termici e acustici, guarnizioni, pareti divisorie, pannelli ignifughi, impianti frenanti e materiali di tenuta.

Le operazioni di smontaggio, manutenzione, verniciatura e pulizia avrebbero provocato la dispersione delle fibre negli ambienti di lavoro, coinvolgendo anche gli addetti che non manipolavano direttamente i materiali contenenti amianto.

Il riconoscimento del COR Lombardia

Tra gli elementi principali depositati con la denuncia figura la certificazione del Centro Operativo Regionale della Lombardia del Registro Nazionale dei Mesoteliomi.

Il caso di Gianni Oliva è stato classificato come «MESOTELIOMA MALIGNO PLEURICO CERTO AD EZIOLOGIA PROFESSIONALE CERTA».

Nella scheda relativa alla sua storia lavorativa viene indicato come fattore di rischio l’«AMIANTO: presenza come coibente delle carrozze». Il periodo espositivo riportato va dal 1975 al 2003 e riguarda l’attività di manutenzione di carrozze e locomotive nell’impianto ferroviario di Voghera.

Per il denunciante, questa documentazione rappresenta una conferma istituzionale del collegamento tra l’attività lavorativa svolta dal padre e l’insorgenza della patologia.

Gli accertamenti clinici

Durante il ricovero alla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Gianni Oliva era stato sottoposto a una toracoscopia con biopsia pleurica.

L’esame istologico aveva individuato un quadro compatibile con un mesotelioma pleurico diffuso di tipo epitelioide e desmoplastico. Gli accertamenti avevano rilevato anche diffuse placche pleuriche bilaterali e depositi di materiale birifrangente nel tessuto polmonare.

L’autopsia, eseguita il 13 maggio 2024, aveva confermato la diagnosi e descritto un abbondante versamento pleurico, associato al mesotelioma e alle placche fibrose.

La rilevanza del deficit delle misure di prevenzione e protezione

Gianluca Oliva, il figlio di Gianni, ricorda l’assenza di aspirazione, ventilazione e separazione dei reparti, oltre alla mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale idonei. Vengono inoltre contestate carenze nell’informazione sui rischi e nella sorveglianza sanitaria specifica.

Le polveri prodotte durante le lavorazioni si sarebbero depositate nei capannoni per poi tornare in sospensione durante la pulizia a secco, diffondendosi da un reparto all’altro.

Ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata dagli inquirenti nel rispetto delle garanzie previste dalla legge. “Beninteso, non si oblitera il principio di presunzione di innocenza; pur tuttavia è indispensabile un momento di verità e di giustizia, in modo tale che almeno per il futuro si evitino questi lutti”, così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni. 

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la tutela dei ferrovieri

L’ONA - Osservatorio Nazionale Amianto - continua il suo impegno per la prevenzione dei rischi legati all’amianto, in tutti i comparti, compreso quello ferroviario. Fin dal 2008, anno in cui l’Associazione di tutela delle vittime dell’amianto, è stata costituita ed è operativa in tutta Italia, sono stati segnalati numerosi casi di mesotelioma tra i ferrovieri. Tra questi ultimi l’incidenza più elevata è stata proprio tra coloro che hanno lavorato nelle OGR. Almeno due recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno premiato l’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, che in modo infaticabile da almeno 26 anni assiste le vittime dell’amianto. Numerose azioni di risarcimento dei danni sono in corso, per ottenere la condanna di RFI S.p.A. al risarcimento dei danni per l’uso dell’amianto senza cautele. I danni riguardano, in alcune occasioni, anche i familiari, a causa dell’esposizione domestica all’amianto. Emblematici sono i casi di mesotelioma tra le mogli dei ferrovieri che hanno lavato le tute. Già con sentenza n. 5037 del 2001, la Corte di Cassazione, relativa alle esposizioni subite da lavoratori delle OGR di Torino, vi furono condanne anche per il decesso per esposizione domestica, oltre a quelle dei dipendenti. 

Purtroppo, l’amianto, oltre al mesotelioma, provoca anche tumori del polmone, della laringe, delle ovaie, riconosciuti con assoluta certezza e inseriti nella lista I dell’INAIL. Inoltre ci sono altre patologie tumorali che sono tabellate nella lista II e III dell’INAIL. Sono ancora presenti ci sono i casi di asbestosi, una fibrosi da amianto, che è purtroppo anch’essa potenzialmente mortale. Perciò l’Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca, prosegue il suo impegno di tutela legale.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamare al numero verde 800 034 294. 

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