E’ una storia incredibile quella del Tenente Colonnello Santucci Nunzio, Comandante di Compagnia del Gruppo Difesa, e si alternava al comando dell’intero Gruppo quando il Comandate di tutto il Gruppo Difesa era fuori area (nel periodo dal 1989 al 2004) presso il Ministero dell’Aeronautica in Roma.
In questo ruolo di comando, il Tenente Colonnello Santucci Nunzio ha svolto missioni nei Balcani, ove ha svolto ruolo di comando per la protezione del contingente italiano. Nello svolgere questa sua importante missione, è stato purtroppo esposto, oltre che ad amianto, come lo fu già in Italia, anche ad altri cancerogeni, tra cui le nanoparticelle di metalli pesanti e radioattivi, dovuti anche all’uso di proiettili all’uranio impoverito.
Ciò è stato fatale per l’Ufficiale dell’Aeronautica che si è ammalato di carcinoma gastrico e più specificamente tumore dello stomaco, e congedato. E’ sopravvissuto per puro miracolo.
Finalmente l’Ufficiale, ora 75 enne, è stato riconosciuto Vittima del Dovere, grazi all’importante sentenza del Tribunale di Velletri, ormai definitiva. Ciò anche grazie alla caparbietà del suo legale, l’Avv. Ezio Bonanni, che è anche Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto APS e dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS.
«Dietro questa sentenza non c'è soltanto un importante principio giuridico. C'è la storia di un ufficiale che ha dedicato oltre trent'anni della propria vita allo Stato e che oggi porta sul proprio corpo le conseguenze di quelle missioni. Il Tribunale ha riconosciuto una verità che per troppo tempo è rimasta senza risposta: Nunzio Santucci si è ammalato servendo il proprio Paese. Questa decisione restituisce dignità a lui e rappresenta un precedente importante per tutti i militari che hanno operato nei Balcani e attendono ancora giustizia» - sottolinea l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto e legale del militare.
L’ex ufficiale dell’Aeronautica Militare ha ottenuto il riconoscimento di un’invalidità permanente complessiva del 65% e l’accesso ai benefici previsti dalla legge, tra cui la speciale elargizione, l’assegno vitalizio mensile e lo speciale assegno vitalizio, ed altri riconoscimenti.
Il Tribunale di Velletri ha riconosciuto Nunzio Santucci, Ufficiale Superiore dell’Aeronautica, quale Vittima del Dovere. La sentenza, divenuta definitiva il 15 luglio, ha accertato il collegamento tra il carcinoma gastrico che lo ha colpito e le particolari condizioni ambientali e operative affrontate durante le missioni svolte nei Balcani.
Per oltre trent’anni Santucci ha prestato servizio indossando l’uniforme dell’Aeronautica Militare e ricoprendo incarichi operativi e di comando. È stato comandante di compagnia presso il Ministero a Roma e ha successivamente guidato il Gruppo Difesa dell’aeroporto di Djakovica, in Kosovo, durante la missione internazionale Joint Guardian, con il compito di garantire la sicurezza del contingente italiano.
Cosa ha stabilito il Tribunale
La pronuncia ha riconosciuto che la patologia tumorale è riconducibile alle condizioni di servizio affrontate dal militare nei territori balcanici, caratterizzati dalla presenza di amianto, nanoparticelle di metalli pesanti e residui di munizionamento contenente uranio impoverito.
La decisione gli attribuisce il diritto alla speciale elargizione, e lo speciale assegno vitalizio mensile e l’assegno vitalizio mensile, con i ratei arretrati maturati, e percepirà questi ratei mensili per il resto della sua vita.
Il valore economico complessivo dei benefici è quantificato in circa 300mila euro. È stato inoltre disposto il suo inserimento nella graduatoria nazionale delle Vittime del Dovere.
La malattia e gli interventi chirurgici
Nel 2013 a Santucci è stato diagnosticato un carcinoma gastrico. La malattia ha reso necessaria una gastrectomia subtotale, con l’asportazione di una parte dello stomaco.
Negli anni successivi il militare ha dovuto affrontare altri due interventi chirurgici a causa delle gravi complicanze della patologia. Ancora oggi convive con gli esiti della malattia e con il timore di una possibile recidiva.
Le condizioni operative in Kosovo
Un elemento centrale della sentenza è rappresentato dalla ricostruzione delle condizioni nelle quali operavano i militari italiani durante la missione in Kosovo.
I testimoni ascoltati dal Tribunale hanno descritto l’aeroporto di Djakovica come un’area ancora gravemente compromessa dai bombardamenti del 1999. Nel sito erano presenti mezzi militari distrutti, residuati bellici, polveri e terreni sconvolti dalle esplosioni.
L’acqua utilizzata dal contingente italiano per l’igiene personale e per la preparazione degli alimenti proveniva, inoltre, da falde considerate contaminate.
La consulenza tecnica d’ufficio ha definito quel contesto “particolarmente provante ed eccezionale rispetto alle ordinarie condizioni di servizio”, evidenziando la diffusa contaminazione del territorio kosovaro da nanoparticelle prodotte dalle esplosioni di materiale bellico contenente uranio impoverito.
Il principio giuridico
La decisione conferma il principio secondo il quale, nei casi di patologie tumorali sviluppate da militari impiegati in territori contaminati da uranio impoverito e nanoparticelle di metalli pesanti, non è necessaria la dimostrazione del nesso causale in termini di assoluta certezza scientifica.
È necessario accertare che il servizio sia stato prestato in aree a rischio, in presenza di particolari condizioni ambientali e operative, e che il militare abbia successivamente sviluppato la patologia.
Una volta dimostrate tali circostanze, opera la presunzione del collegamento tra l’esposizione e la malattia, salvo che l’amministrazione fornisca una prova contraria.
L’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS per le vittime dell’uranio impoverito e in favore dei militari che hanno contratto infermità, prosegue. Per questo è stato costituito, in pieno accordo con ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, lo staff legale.
Ne fanno parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.
Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.






