Economia - 26 giugno 2026, 09:45

Amianto in Marina Militare, il Tribunale di Siracusa riconosce vittima del dovere il Luogotenente Salvatore Legnosecco

Il sottufficiale di Augusta è morto a 61 anni per un tumore polmonare dopo oltre quarant’anni di servizio. Alla famiglia riconosciuti benefici per circa 500.000,00 euro

Amianto in Marina Militare, il Tribunale di Siracusa riconosce vittima del dovere il Luogotenente Salvatore Legnosecco

Il Tribunale di Siracusa ha riconosciuto il Luogotenente della Marina Militare Salvatore Legnosecco, originario di Augusta, vittima del dovere. Il militare è deceduto il 07.02.2020, all’età di 61 anni, a causa di un tumore polmonare, dopo una lunga carriera al servizio dello Stato e oltre quarant’anni trascorsi in divisa.

La decisione accoglie la domanda presentata dalla moglie Assunta Restivo e dai figli Vanessa e Antonino, nonostante l’opposizione dell’Avvocatura dello Stato. Il giudice ha riconosciuto il nesso tra la patologia che ha causato la morte del sottufficiale e l’esposizione professionale all’amianto subita durante il servizio nella Marina Militare. Sono quindi questi i requisiti per la tutela delle vittime del dovere.

Cosa ha stabilito il Tribunale

La sentenza dispone il riconoscimento dei benefici previsti dalla normativa sulle vittime del dovere in favore dei familiari di Salvatore Legnosecco. Il valore complessivo è di circa 500.000,00 euro, tra speciale elargizione e vitalizi arretrati.

Il Tribunale ha ritenuto rilevante l’esposizione prolungata all’amianto subita dal militare nel corso della sua attività professionale. Legnosecco era entrato in Marina nel 1975 e ha prestato servizio fino al 2017. Per 29 anni è stato imbarcato sulle unità navali della Marina Militare, svolgendo le mansioni di elettricista e capo elettricista.

In questi ambienti, secondo quanto accertato nel corso del giudizio, il militare ha operato quotidianamente a contatto con materiali contenenti amianto, presenti in impianti, quadri elettrici, sale macchine, tubazioni e sistemi di coibentazione delle navi.
 

Gli accertamenti sulla esposizione all’amianto

Particolarmente significativo è quanto emerso dalla consulenza tecnica nominata dal Tribunale. Il consulente ha accertato che Salvatore Legnosecco lavorava a stretto contatto con impianti e quadri elettrici contenenti amianto e trascorreva lunghi periodi a bordo di unità navali nelle quali erano presenti materiali contenenti fibre di asbesto.

Si è trattato, secondo gli accertamenti tecnici, di un’esposizione prolungata e continua, ritenuta idonea a causare il carcinoma polmonare che ha provocato la morte del militare.

La sentenza richiama anche un episodio particolarmente significativo della sua carriera. Durante un incendio sviluppatosi a bordo della Nave Virgilio Fasan, Legnosecco riuscì a raggiungere la sala quadri e a disattivare gli impianti elettrici, contribuendo in modo determinante al controllo delle fiamme. Per quell’intervento ricevette un encomio.

Il caso in breve

Salvatore Legnosecco ha dedicato oltre quarant’anni della propria vita alla Marina Militare. Dopo l’ingresso in servizio nel 1975, ha lavorato per decenni sulle navi militari, ricoprendo incarichi tecnici in ambienti caratterizzati dalla presenza di amianto.

Dopo la diagnosi di tumore polmonare, il militare si è spento il 07.02.2020, lasciando la moglie Assunta Restivo e i figli Vanessa e Antonino. Per la famiglia è iniziato un lungo percorso giudiziario volto a ottenere il riconoscimento della causa professionale della malattia e dei diritti connessi allo status di vittima del dovere.

Con la sentenza del Tribunale di Siracusa, quella battaglia trova oggi un primo importante riconoscimento in sede giudiziaria.
 

Le dichiarazioni

«Questa sentenza restituisce dignità alla memoria di Salvatore e riconosce il dolore di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo oltre quarant'anni di servizio allo Stato» dichiara l'Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto. «Per troppo tempo il rischio amianto nelle Forze Armate è stato sottovalutato. Oggi il Tribunale ha accertato che quell'esposizione ha avuto un ruolo determinante nella malattia che lo ha ucciso. Nessun risarcimento potrà restituirlo ai suoi affetti, ma questo riconoscimento afferma un principio fondamentale: chi si ammala servendo il Paese non può essere dimenticato».

La posizione dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce la necessità di rafforzare le attività di censimento, bonifica e messa in sicurezza dei luoghi di lavoro ancora contaminati da amianto, in particolare negli ambienti militari e nelle unità navali dove in passato sono stati impiegati materiali contenenti fibre di asbesto.

La tutela della salute dei lavoratori e dei militari esposti resta una priorità, così come il riconoscimento dei diritti delle vittime e dei loro familiari.

Lo staff ONA al fianco delle vittime

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda e dalla Dott.ssa Federica Pacca, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294. 

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