Attualità - 22 aprile 2026, 11:10

Giovanni Cantono Ceva, il Prefetto della Liberazione.

A volte sono i palazzi della nostra città a raccontarci cose importanti

Giovanni Cantono Ceva, il Prefetto della Liberazione.

Il cartello giallo dell’associazione Italia Nostra collocato al n. 7 di via G. Ferraris indica: Palazzo Cantono di Ceva, già Allario Caresana: una serie di nomi che rimanda a famiglie della nobiltà piemontese di località diverse e lontane tra loro. 

In realtà dietro quei nomi, si cela una figura più che meritevole di venir riscoperta e ricordata in questi giorni che precedono l’anniversario della Liberazione: il marchese Giovanni Cantono Ceva, che fu Prefetto di Vercelli dal 1945 al 1946, succedendo a Michele Morsiero il federale repubblichino nominato a Vercelli nell’ottobre del 1943. 

Giovanni Cantono Ceva era nato nel 1897 in provincia di Caserta, ma la famiglia era originaria di Andorno, vicino a Biella, a Ranco esiste il bel palazzo di famiglia. Era laureato in economia e commercio e aveva combattuto durante la Grande Guerra con il grado di ufficiale dei bersaglieri. Dal fronte tornò mutilato e ricevette la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la Croce di Guerra, per questo motivo fu, per circa 10 anni, Presidente della Sezione di Vercelli dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra. Nel 1924, prima del definitivo affermarsi del regime fascista, si schierò con i liberali giolittiani nelle difficili elezioni politiche dell’aprile 1924. 

Con altri ex combattenti come Marcello Soleri, Eugenio Artom, Bruno Villabruna aveva inoltre firmato un manifesto col quale prendevano le distanze dal governo Mussolini: non a caso, l'Associazione Nazionale Combattenti (ANC), fondata nel 1919, fu una delle ultime organizzazioni sociali di reduci a essere conquistate, commissariate e fascistizzate dal regime di Benito Mussolini. (1) 

Nel 1943, prima della caduta del fascismo, fece parte del Fronte nazionale d’azione, costituito a Biella nel 1943, come primo comitato unitario antifascista.


 

Durante i concitati giorni della Liberazione, per unanime designazione di tutti i Partiti del Cln, Cantono Ceva venne designato alla carica di Prefetto di Vercelli, nel gruppo dei cosiddetti Prefetti della Liberazione, figure chiave nella transizione dal fascismo alla democrazia, spesso provenienti dalle file partigiane o antifasciste per sostituire i funzionari della RSI (Repubblica Sociale Italiana) in attesa che il Governo centrale provvedesse formalmente.

Nel Nord, i prefetti non vennero nominati dal governo centrale, bensì proposti da uno dei partiti della Resistenza, accettati dal CLN provinciale e nominati dal governatore militare alleato della provincia. I prefetti del Nord, quindi, non erano i rappresentanti del governo di Roma, ma del Comitato di Liberazione Nazionale che li aveva proposti. Il governo di Roma, di conseguenza, non aveva un controllo diretto sulle provincie del Nord, se non per il tramite dei governatori provinciali e regionali del governo militare alleato» (1)

Nel Nord, i prefetti non vennero nominati dal governo centrale, bensì proposti da uno dei partiti della Resistenza, accettati dal CLN provinciale e nominati dal governatore militare alleato della provincia. I prefetti del Nord, quindi, non erano i rappresentanti del governo di Roma, ma del Comitato di Liberazione Nazionale che li aveva proposti.» (2)

I Prefetti della Liberazione dovevano essere uomini con competenze e un profilo che li rendesse idonei a rivestire cariche pubbliche, incaricati di traghettare l'amministrazione italiana dal fascismo alla democrazia, trovandosi a gestire l'ordine pubblico, l'epurazione dei funzionari fascisti e la transizione amministrativa fino al 1946.

I trascorsi militari, le onorificenze ricevute, ma anche la presa di posizione rispetto al governo di Mussolini, furono tra gli elementi che guidarono la scelta della figura di Giovanni Cantono Ceva all’incarico di Prefetto di Vercelli fino al marzo del 1946, quando fu sostituito da Elmo Bracali, prefetto di carriera che così scriveva: “Il trapasso dei poteri tra il dott. Giovanni Cantono Ceva e me è avvenuto nella massima cordialità e con lo spirito più amichevole, e quindi con reciproca soddisfazione.” 
 

E’ opportuno qui ricordare brevemente anche il profilo delle altre figure che, con Cantono Ceva, furono firmatari del manifesto del 1924:

Marcello Soleri, ufficiale degli Alpini nella Grande Guerra, è considerato uno dei grandi Liberali del Novecento insieme a B. Croce e L. Einaudi, dopo numerosi precedenti incarichi sarà Ministro del Tesoro del primo governo di Ferruccio Parri del 1945. 

Eugenio Artom, avvocato piemontese, sposa la figlia di Guido Treves, e in seguito alle leggi razziali del ’38 è costretto a sospendere la sua attività ma si impegnò a sostegno degli ebrei italiani. Nel 1951 venne eletto consigliere comunale a Firenze nella giunta di Giorgio La Pira.

Bruno Villabruna fu avvocato e politico italiano, giolittiano e antifascista, nel 1921 eletto alla Camera dei deputati. Dal 1946 al ’48 membro dell’Assemblea Costituente, fuoriuscito dal partito Liberale, nel 1955, fonda con il giovane Marco Pannella, il Partito Radicale.

Da queste poche righe emerge la conferma della statura dei personaggi e delle doti degli uomini che caratterizzarono quel periodo, mentre oggi rischiamo di lasciare lentamente svanire la loro memoria e la loro eredità, che invece dovremmo avidamente riscoprire.

Per completezza infine, occorre ancora ricordare che sulla base degli accordi tra i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, nelle sei province piemontesi, dopo il 25 aprile 1945, furono designati, oltre a Giovanni Cantono Ceva, altri due Vercellesi degni di nota: a Cuneo fu nominato l’avvocato Guido Verzone nativo di Brusnengo, membro del Partito Liberale che dopo il ’43 aderì al CLN e combatté nella zona di Cuneo dove conobbe Duccio Galimberti, mentre ad Alessandria fu nominato l’avvocato e magistrato vercellese Carlo Galante Garrone, nipote delle medaglia d’Oro Eugenio e Giuseppe Garrone – caduti sul M. Grappa nel 1917- subentrato ad ottobre ’45 a Livio Pivano nominato in un primo tempo. 

Complessivamente il territorio di Vercelli può a giusto titolo vantarsi di aver contribuito alla ricostruzione dell’apparato amministrativo del primissimo dopoguerra con tre figure di altissimo profilo, che meritano quindi tutta la nostra riconoscenza.

Il marchese Giovanni Cantono Ceva lasciato l’incarico prefettizio, fu eletto in Consiglio comunale a Biella ma poi tornò ad occuparsi delle attività di famiglia ed è morto nel 1975, la sua storia, però, merita decisamente di venir ricordata, riscoperta e tramandata.

(1) https://www.retearchivibiellesi.it/entita/3565-cantono-ceva-giovanni

(2) R. FRIED, Il prefetto in Italia, Milano 1967, p. 192. - I Prefetti della Liberazione in Piemonte

Paola Lamberti

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