Cronaca - 17 febbraio 2026, 13:24

Mussato: «Come può il cittadino sentirsi garantito se il suo accusatore è un collega del giudice?»

La riforma Costituzionale della Giustizia e il Referendum: ne ha parlato il Presidente della Camera Penale di Vercelli al Rotary Sant’Andrea

L'avvocato Mussato e il presidente del Club Gianluigi Pollone

L'avvocato Mussato e il presidente del Club Gianluigi Pollone

“La riforma Costituzionale della Giustizia e il Referendum – Un importante appuntamento a tutela del cittadino e del giusto processo”. È il tema della relazione che l’avvocato Massimo Mussato, Presidente della Camera Penale di Vercelli ha tenuto durante la conviviale interclub del Rotary Sant’Andrea. La serata, aperta dal Presidente del Club Gianluigi Pollone, si è svolta mercoledì 4 febbraio al Circolo ricreativo di Vercelli: ha portato il dibattito pubblico sulla separazione delle carriere di PM e di Giudice su un piano ideale e civile, al pari di quello sullo sdoppiamento del CSM e sull’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. 

Al centro della riflessione dell’Avvocato è stato posto il diritto del cittadino a trovarsi di fronte a un giudice che sia realmente "terzo" e totalmente libero dalle parti del processo: “Non parliamo di modifiche costituzionali che implichino in alcun modo lesione dell’autonomia della Magistratura e meno ancora esse sono animate da avversione o contrapposizione: proprio il contrario, parliamo di riforme che ne tutelano l’indipendenza e l’autonomia, come la stessa Costituzione prevede e continua a prevedere” ha dichiarato l’Avvocato.

Il cuore del problema, secondo Mussato, risiede in un’anomalia strutturale: “Se il processo penale moderno, nato dal codice del 1989, dovrebbe configurarsi come un triangolo isoscele o equilatero con il giudice al vertice in posizione di assoluta terzietà rispetto alle parti, la realtà ci consegna un triangolo scaleno” ha affermato.

“Il vulnus – ha proseguito – risiede nella colleganza non solo professionale, ma anche culturale e associativa, tra chi accusa e chi deve invece giudicare. Come può il cittadino sentirsi totalmente garantito se il suo accusatore è un collega del giudice, con la medesima carriera, uguale percorso formativo e professionale e medesimo organo di governo e di disciplina (CSM)?”

Oltre alla struttura burocratica, per Mussato il problema è di forma mentis: “Chi per vent'anni ha esercitato una funzione accusatoria difficilmente potrà tramutarsi in un giudice e assumere la totale imparzialità richiesta dal sistema processuale, vedendo le parti del processo, accusa e difesa, equidistanti tra loro e da se stesso”.

Durante l'incontro è stato approfondito anche il tema del sorteggio per la composizione del CSM e la necessità di sdoppiare l'organo: “È un modo per sottrarre la Magistratura, quei tanti Magistrati che lavorano bene e con grande spirito di sacrificio, alle logiche di spartizione e ai condizionamenti delle correnti interne”, ha dichiarato l'Avvocato. 

La serata ha toccato anche i risvolti umani ed economici delle disfunzioni sistemiche, ricordando il miliardo di euro speso dallo Stato negli ultimi trentacinque anni per indennizzare le ingiuste detenzioni e gli errori giudiziari. Per Mussato, dietro questi numeri si celano vite spezzate, perché “quando si è imputati si è malati. Il processo penale è una malattia, un percorso difficile e drammatico che si subisce anche da innocenti. Deve essere quantomeno un percorso equilibrato tra le parti, come la stessa Costituzione impone”. 

Ma non solo. Durante la serata sono stati affrontati con chiarezza anche i "no" alla riforma, ovvero le obiezioni di chi teme che la separazione delle carriere possa isolare il Pubblico Ministero o sottoporlo al controllo dell'esecutivo: “Nessuna norma lo prevede e nessuna potrà prevederlo, essendo vincolata, oggi e in futuro, dal principio costituzionale di assoluta autonomia della Magistratura”, sul quale non vi è e non deve esservi discussione”. 

In conclusione, l'Avvocato Mussato ha rivolto un appello all'onestà intellettuale, esortando a superare il clima avvelenato che troppo spesso inquina il tema della giustizia. “Questa non è, e non deve essere, una questione politica e meno ancora un attacco ai Magistrati”, ha concluso, invitando a una visione della riforma che ponga al centro, prima di tutto, il cittadino.

Al termine della relazione sono state molte le domande dei Soci e degli ospiti presenti.
Alla conviviale hanno assistito il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vercelli avv. Roberto Rossi, il Presidente di Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli avv. Aldo Casalini. Il Rotary Club Viverone Lago era rappresentato dal Presidente Massimo Calliera, accompagnato da alcuni Soci. Molto folta la presenza dei Soci del Rotary Club Vercelli e del Rotaract Sant’Andrea, insieme a tanti ospiti invitati dai Soci dei Club coinvolti.

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