Rivoleva l'ex moglie - spostata anni fa in Romania sulla base di accordi presi tra famiglie - o, in alternativa, i 15mila euro che, a suo dire, erano stati versati alla famiglia della donna. E, per ottenere quello che riteneva un suo diritto, si era introdotto con un cugino nella casa in cui la donna e il suo nuovo compagno vivevano con i loro sei bambini, minacciandoli con un coltello e creando un gran parapiglia.
La vicenda, risalente al 2019, ha portato alla sbarra tre persone: i due romeni che in seguito all'incursione vennero anche arrestati e la nonna di uno di loro. Sono accusati, a vario titolo, di tentata rapina e tentata estorsione aggravate dall'uso del coltello mentre la donna di favoreggiamento. E, ora, rischiano pene variabili tra i 6 mesi (la donna) e i 5 anni (gli altri due imputati).
E' una vicenda dai contorni decisamente insoliti quella finita davanti alla corte presieduta dal giudice Enrica Bertolotto: le due vittime - che non si sono costituite parte civile, non si sono presentate a deporre e risultano anche difficili da rintracciare - sono una coppia rom, così come i loro aggressori.
La donna, anni fa, aveva rotto il matrimonio combinato per crearsi una famiglia con un altro uomo: quando si era trovata in casa l'ex, minaccioso e probabilmente ubriaco, ed era scoppiato un parapiglia nel quale il suo compagno, la madre e due dei bambini avevano rimediato calci e spintoni, aveva chiamato le forze dell'ordine, chiedendo aiuto.
Alla vista degli agenti della volante, i due aggressori avevano tentato la fuga, ma erano stati raggiunti e arrestati in flagranza di reato per tentata estorsione aggravata dall’uso dell’arma da taglio e tentata rapina.
Al processo, ritenendo provati i resti contestati ai tre, la pubblica accusa ha chiesto condanne a 5 anni per lo sposo abbandonato, 4 anni e 9 mesi per il cugino e sei mesi per nonna; il difensore dei due uomini, invece, ha definito l'episodio l'esercizio di un preteso diritto che nasce dal retaggio sociale e culturale degli imputati e, chiedendo che le accuse vengano riqualificate, ha proposto il minimo pena con la concessione della sospensione condizionale, mentre il legale che assiste la donna ha richiesto un'assoluzione. La sentenza è attesa in settimana.




