Politica - 26 aprile 2020, 18:21

"Covid19 e diritti negati: il caso di Roberto Rosso (e di chi è in attesa di giudizio)"

Lettera degli ex assessori Mario Cometti ed Emanuele Caradonna: "E' incensurato e le indagini sono chiuse: perché non può stare ai domiciliari?"

"Covid19 e diritti negati: il caso di Roberto Rosso (e di chi è in attesa di giudizio)"

Riceviamo e pubblichiamo.

In questi giorni, siamo tutti confinati nelle nostre città e isolati negli appartamenti, per ragioni che non si discutono, ne va della nostra stessa sopravvivenza. In questo modo, abbiamo sperimentato le limitazioni a cui sono sottoposti i veri ultimi della società, gli sconfitti: i detenuti. Per costoro, a dire il vero, l’espiazione della pena, in queste condizioni, con le limitazioni imposte per evitare la diffusione del virus, è assolutamente più afflittiva e gravosa. Non possono più godere del contatto fisico dei propri familiari, unico barlume di luce nel tunnel detentivo; non hanno più quella possibilità di socializzazione che il carcere gli garantiva al fine del loro recupero alla vita normale; inoltre, cosa ben più grave, rischiano di contrarre più facilmente il virus, vista la vicinanza con il personale (educatori e guardie carcerarie), proveniente dal mondo esterno, e coi compagni di cella. E’ vero che parrebbero essere state messe in atto tutte le misure necessarie ad escludere contagi, tuttavia, qualora dovesse accadere, per molti di loro, soprattutto quelli con patologie che ne debilitano il sistema immunitario, significherebbe la probabile morte.

Ecco spiegato il motivo per cui, con un’interpretazione corretta dell’art. 147 del cp, buona parte della Magistratura ha iniziato a sospendere la pena ad alcuni detenuti, concedendogli la misura della detenzione domiciliare, per evitare l’ecatombe avvenuta in altri ambienti (vedi quelle case di riposo, ove parevano sussistere tutte le precauzioni del caso). Gli artt. 32 e 27 della Costituzione impongono di non ledere il fondamentale diritto alla salute anche del detenuto e vietano trattamenti contrari al senso di umanità.

E’ umano o disumano trattenere in carcere una persona che corre il serio rischio di morire se si protrae il suo stato detentivo? Questa è l’esigenza che ha spinto la Magistratura di Sorveglianza a prendere delle decisioni che subito sono state strumentalizzate nel peggior modo: “sono stati liberati dei mafiosi”, “è colpa del Governo”. No non è colpa del Governo, dei Magistrati o di altri, è merito della nostra Costituzione e di quei principi e valori che hanno fondato la Repubblica: il diritto alla salute, il diritto ad un trattamento carcerario umanitario, la funzione rieducativa della pena.

E’ facile accendere gli animi delle masse, scaricando sugli sconfitti le rabbie, l’astio, le insoddisfazioni, soprattutto, in questi momenti così tragici. I valori della Costituzione, però, valgono per tutti, dai primi agli ultimi della società, non c’è differenza. Anzi, se vogliamo veramente recuperare alla società tutti proprio tutti, occorre fare uno sforzo di comprensione ed iniziare anche mettere in pratica il sentimento del perdono, senza strumentalizzare rabbie e rancori.

Lo stesso metro dovrebbe essere seguito per i sottoposti a misura cautelare. Viceversa, si assiste talvolta a un eccessivo utilizzo delle misure custodiali carcerarie, nei confronti di soggetti in attesa di giudizio, per i quali vale la presunzione costituzionale (art.27) di non colpevolezza fino a condanna definitiva, per far fronte ad esigenze cautelari fronteggiabili - tanto più nell’attuale contesto di emergenza sanitaria, con una riduzione drastica dei delitti (secondo un recente studio oltre il 60%) e del corrispondente pericolo di recidiva - anche con misure cautelari meno afflittive, quali gli arresti domiciliari.

L’incensurato onorevole Roberto Rosso è il caso più eclatante, che più ci tocca da vicino. Fino a ieri trattava con Questori, Carabinieri, Prefetti, Ministri, Parlamentari, Sindaci, Governatori, e ora, chiuse le indagini (quindi, senza nessuna esigenza investigativa), parrebbe pericoloso pure se messo ai domiciliari col braccialetto elettronico. Come lui tanti altri detenuti, magari non incensurati, ma comunque trattenuti in carcere prima del processo, in un contesto e in un mondo diverso che nessun codice penale avrebbe mai potuto prevedere. Abbiamo, però una Costituzione, magari da rivedere, ma tutt’ora in vigore e dobbiamo rispettarla.

Mario Cometti, Emanuele Caradonna, già assessori al Comune di Vercelli

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