Una banda di moldavi, capaci di calarsi dal tetto di un capannone, evitare 220 sensori di allarme posizionati un po' ovunque nel magazzini, rubare cellulari e materiale tecnologico per circa 360 mila euro prima di fuggire risalendo da dove erano arrivati.
E' un gruppo criminale altamente spacializzato quello su cui ha messo le mani la Questura di Vercelli, attraverso un'indagine condotta dalla squadra mobile e conclusasi, nella notte del 27 aprile, con l'emissione di mandati di arresto di quattro persone e l'emissione dell'obbligo di dimora per altre due.
A finire in carcere sono stati C.R., classe 1985, nato in Moldavia, residente in Abbiategrasso, con precedenti per reati contro il patrimonio; Z.A., classe 1976, nato in Moldavia, residente in Garbagnate milanese, con precedenti per reati contro la persona e contro il patrimonio e B.M., classe 1988, nato in Moldavia, residente in Corsico (MI), con precedenti per reati contro il patrimonio. C.O., classe '83, nato in Moldavia, residente in Abbiategrasso è risultato invece irreperibile e dovrebbe trovarsi in Moldavia.
Obbligo di dimora nel comune di residenza, con obbligo di permanenza domiciliare dalle ore 22 alle ore 6, è stato invece previsto nei confronti di D.N., classe 82, nato in Moldavia, residente in Chiari (BS) e di O.D., classe 72 nato in Romania, residente in Pantigliate (MI).
I loro furti venivano studiati a lungo e messi a segno con modalità da film, alla Mission Impossible, tanto per intendersi. Legati a corde e attenti a non far scattare gli allarmi, i malviventi sceglieva sempre oggetti leggeri e ad alta tecnologia da inviare, con ogni probabilità, nell'Est Europeo.
"Uno dei furti più ingenti messi a segno negli ultimi anni", ricorda il Procuratore Pier Luigi Pianta, presentando, in conferenza stampa con il Questore Rosanna Lavezzaro e con gli uomini della Mobile, i risultati di un'inchiesta importantissima.
L'inchiesta era partita dopo il furto del 6 ottobre scorso alla Dimo di Vercelli, società che si occupa della commercializzazione e spedizione di articoli elettronici nei negozi ad insegna “EURONICS” presenti in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Liguria. Quella notte, infatti, i malviventi, eludendo i sistemi anti intrusione, penetravano nel magazzino, dal tetto, tramite delle aperture effettuate con l’uso di un flessibile. Successivamente, utilizzando delle funi, si calavano in prossimità dell’area di stoccaggio dei telefoni cellulari e di altri prodotti di valore, riuscendo a sottrarsi ai perimetrali posti in corrispondenza delle porte, delle finestre e dei portoni sezionali, nonché ai vari sensori che proteggono i corridoi del magazzino.
La terza sezione della Squadra Mobile iniziava immediatamente le indagini nel tentativo di trovare tracce utili. In particolare, dalla mole dei tabulati degli smartphone oggetto di furto, si risaliva ad alcuni utilizzatori.
Da qui iniziava una complessa attività investigativa che consentiva di individuare i membri di una banda criminale dedita alla commissione di furti di ingente valore: elettrodomestici, scarpe, profumi, cosmetici, ricambi per auto, elettroutensili, materiale elettronico in generale.
Nel contempo venivano anche individuati i mezzi utilizzati (furgoni ed autovetture) per commettere i furti e, in particolare, nel milanese, un capannone (la Leopoldina), base logistica della banda criminale, composto da moldavi e romeni.
L’attività investigativa, supportata anche da presidi tecnologici, consentiva così di attribuire agli indagati, oltre al furto commesso a Vercelli per un valore di 360mila euro, ulteriori furti commessi nel Nord Italia, ed in particolare un furto di batterie per auto ed altri oggetti per un valore di circa 30.000 euro, commesso nelle prime ore dell'8 novembre 2016 in Reggio Emilia; un tentativo di furto commesso nuovamente presso la DIMO di Vercelli nella serata del 16 novembre 2016; quattro furti commessi, nella notte tra il 23 e il 24 novembre 2016, in alcune ditte di Parma, nel corso dei quali sono stati asportati elettroutensili per svariate migliaia di euro; un tentativo di furto all’Unieuro di Tavagnacco (UD), commesso il 3 marzo 2017; un furto di elettrodomestici, per un valore di circa 40.000 euro, alla ditta DISEL srl (negozio di elettrodomestici), di Povoletto (UD), commesso nella notte del 6 marzo 2017.
L’ammontare dei furti accertati, fino a questo momento, è oltre i 500 mila euro, ma sono in corso accertamenti su numerosi altri furti commessi, sempre Nord Italia, nel mese di marzo e aprile.
Visti gli elementi probatori raccolti, il pubblico ministero titolare delle indagini, Francesco Alvino ha chiesto e ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Vercelli le misure cautelari personali, che venivano concesse ed eseguite nella giornata del 27 aprile.
Le perquisizioni condotte nelle abitazioni degli arrestati hanno permesso di rinvenire numerosi oggetti provento dei furti per un valore approssimativo di centomila euro; inoltre sono stati sequestrati cinque furgoni utilizzati per le azioni criminose, tutti risultati rubati, quattro dei quali dotati di targhe clonate.
Per l’esecuzione delle misure, oltre ad altro personale della Questura di Vercelli, ha collaborato, la Squadra di polizia giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Vercelli personale della Squadra Mobile di Torino e Milano, e del Commissariato di Rho Pero.




