Non capita tutti i giorni di avere a che fare con un inventore-poeta: eppure domani, alle 21,15 l’associazione Uovo CoWorking ospita nei propri locali di via Morosone il professor Fiorenzo Bernasconi proveniente dal Canton Ticino della Svizzera, per un incontro a più voci, riguardante le più svariate di un artista che spazia dalla letteratura alla fotografia fino alla creazione di nuovi strumenti musicali: in una fabbrica vercellese di fisarmoniche, ha costruito il bercandeon in grado di facilitare diverse mansioni ai musicisti che amano letastiere. Ora Fiorenzo Bernasconi, in anteprima, racconta le diverse sue esperienze.
Fiorenzo, parliamo innanzitutto della sua nuova invenzione?
Alcuni anni fa, con il pianista e compositore Stefano Caniato, avevo fantasticato su un inedito strumento musicale, ispirato alla fisarmonica, che, grazie a due tastiere simmetriche di tipo pianistico e a una ergonomia profondamente rivisitata, fosse facilmente suonabile da pianisti e organisti per riproporre con la mano sinistra le soluzioni tipiche del loro strumento abituale. Quasi subito ho voluto concretizzare l’idea con un progetto fatto alla vecchia maniera, ossia disegnato al tecnigrafo con carta e matita, ma ancherealizzando in legno il prototipo di alcuni particolari costruttivi. Ho portato il tutto alla Tekno-fisa ed ecco il Bercandeon che sono orgoglioso di presentare a Vercelli, la città che lo ha costruito.
Entriamo meglio nel dettaglio di questa invenzione?
A Vercelli ho incontrato chi ha permesso di spostare il Bercandeon, così si chiama lo strumento, dal mondo delle idee a quello della realtà. Gli artigiani di Teknofisa, un laboratorio che costruisce e ripara fisarmoniche, sono stati affascinati dal progetto e, ritagliando brandelli di tempo alla loro attività, hanno realizzato tre modelli leggermente differenti del Bercandeon che proprio in questi mesi ha raggiunto forma definitiva ed è testato da Marco Zappa, storico cantautore della Svizzera Italiana, Mauro Coceano, musicista da molti anni attivo a Parigi, e da Alberto Bazzoli, membro della Mr. Zombie Orchestra, quartetto che ha appena pubblicato un CD edito da Velut Luna.
Bernasconi ex docente, romanziere, fotografo, regista e naturalmente inventore. Dove ti rispecchi meglio?
In tutto ciò che faccio c’è sempre una scommessa ardua, da vincere con strumenti limitatissimi e con percorsi, se possibile, atipici. Faccio qualche esempio. I miei due libri di narrativa, grazie ad una innovativa distribuzione, sono stati esauriti in pochissimi mesi; come produttore e compositore sono riuscito a far cantare Luciano Lutring, il famoso “Solista del mitra” della fine anni ’50 inizi ’60; "Como una lucecita", cortometraggio che parla della storia di una desaparecida argentina, pur realizzato a costo zero, è stato presentato in un festival internazionale di cinema…
Ma quali sono i motivi profondi che ti hanno spinta a essere al contempo scrittore e inventore?
Credo di essere figlio dei primi anni ’60 che non sono favolosi solo nell’immaginario collettivo ma, almeno per me, lo sono stati veramente. Quando da bambino uno guarda Non è mai troppo tardi del maestro Manzi, poi deve per forza dire qualcosa, in senso lato. Tutto ciò che faccio presenta forti intersezioni e per questo mi è difficile pensare per categorie. Mi spiego. Il Bercandeon è un’invenzione, concreta, ma la sua genesi è letteraria e ideale perché Gaudenzio Torigiotti, il protagonista del romanzo Amarissimo, è alle prese con la realizzazione di un inedito strumento che assomiglia moltissimo al Bercandeon. Letteratura e dinvenzione, quindi. Ma contemporaneamente letteratura e musica, perché il libro è stato scritto a quattro mani con Irmangelo Casagrande in modo simile ad una jam session, su un semplice canovaccio, con liberissime botte e risposte, con voci assolutamente differenti, proprio come quelle di due strumenti.
Come definiresti la tua letteratura?
Frammenti di vita quotidiana che diventano racconto. L’eccezionalità non è a priori, ma si realizza eamplifica nell’atto narrativo che quasi sempre ha un punto di vista infantile e deformante. L’esito è spesso grottesco e amaro. Nel 2007 ho scritto Laghi. Racconti di un extracomunitario bianco e due anni dopo, con Irmangelo Casagrande, Amarissimo. Romanzo di de-formazione, entrambi pubblicati da Edizioni dell’Arco.
Come vedi infine le analogie e le differenze tra le due nazioni (Italia e Svizzera) in ambito culturale?
L’analogia di fondo è naturalmente linguistica e geografica, ma ho l’impressione che purtroppo (e sottolineo purtroppo) ci sia scarsa comunicazione e anche scarsa considerazione tra le parti. È la vecchia storia di un territorio del profondo sud (il Canton Ticino, rispetto agli altri cantoni svizzeri) che si ritrova adessere a nord, mentre l’altro territorio del nord (ovest) italiano, si ritrova ad essere profondo sud rispetto il vicino. Questa doppia inversione di ruoli sconcerta, fa emergere gli aspetti peggiori delle due parti e oltretutto (complici deliranti, reciproche, scelte politiche) è oggi particolarmente attiva e nuoce agli scambi culturali.




