Cronaca - 29 settembre 2015, 14:04

Estorsioni a due anziani vercellesi, misure cautelari per cinque indagati

FONDAMENTALE LA SEGNALAZIONE VIA EMAIL DI UN VICINO DI CASA, CHE HA PORTATO ALLA LUCE LE CONTINUE E MINACCIOSE RICHIESTE DI DENARO AI DANNI DI UN 89ENNE E DI UN 74ENNE VERCELLESI

Estorsioni a due anziani vercellesi, misure cautelari per cinque indagati

Sono i cinque in totale i componenti del gruppo criminoso fermato nella giornata di ieri, lunedì 28 settembre, dalla Squadra Mobile della Polizia di Vercelli. Sono tutti parenti, fratelli, sorelle e cugini, molti dei quali nati e cresciuti a Vercelli: si tratta di Gerardina, Costanzo, Cosimo e Giuseppe Greco, e infine Fiore Bevilaqua. Per i cinque componenti di questo nucleo familiare allargato, dedito in toto ad attività distanti dal concetto di onesto, sono scattate immediatamente misure cautelari, l’obbligo di presentazione quotidiana alla P.G. e il divieto di avvicinamento alle vittime.

È Sergio Papulino, dirigente della squadra mobile, ad esporre nel dettaglio i vari aspetti delle indagini che hanno portato alla conferma dei reati commessi dai cinque: “Operazione Family: l’oggetto della vicenda è la classica estorsione di denaro ai danni di due persone anziane, rispettivamente di 89 e 74 anni d’età. Il tutto parte da una email fondamentale, inviataci da un vicino di casa della vittima più anziana, in cui venivano segnalate possibili attività illecite. Presa immediatamente a verbale la testimonianza del mittente della email, abbiamo quindi ascoltato anche gli altri condomini, molti dei quali informati dei fatti e che si sono dimostrati estremamente collaborativi”.

Sergio Papulino descrive poi l’avvio dei controlli, prolungatisi per circa due mesi, a partire dal mese di luglio: “Informata la procura, nella persone del Sostituto Procuratore Davide Pretti, abbiamo avviato il processo d’indagine attraverso controlli e appostamenti. In itinere sono stati poi scoperti tutti e cinque i componenti della banda e la seconda vittima, un parroco 74enne del vercellese. Entrambe le anziane vittime sono state quindi chiamate in questura e hanno confermato l’identità dell’intero nucleo familiare che li perseguitava da più di un anno con richieste di denaro studiate per far leva sulla generosità e sulla solitudine”.

Si tratta di richieste di soldi per l’acquisto di medicinali per i figli degli estorsori, denaro per loculi o avvocati in quanto i richiedenti si trovavano in fin di vita o davanti ad un processo, e altri espedienti ai limiti del comico, non fosse per la cornice più o meno velata di minacce e la costante pressione psicologica. Basti pensare che non è un’esagerazione la cifra riscontrata dalle forze dell’ordine: almeno una cinquantina di visite da parte dei malviventi alle abitazioni degli anziani nel solo periodo delle indagini. Le vittime non erano tranquille ormai da mesi e sono stati sottratti loro moltissimi euro: 12.000 per l’89enne e circa 1.500 per il 74enne.

“Palese la gioia dei due anziani una volta che abbiamo comunicato loro l’esito delle indagini. – confessa il dirigente della squadra mobile – Le misure cautelari impediranno ai cinque di avvicinarsi ai domicili dei due anziani, di contattarli con qualsiasi meglio e di distare almeno 200 metri da loro in luoghi pubblici. I cinque membri della banda avevano già precedenti e sono ora chiamati a rispondere dei reati di estorsione e atti persecutori”.

Infine Sergio Papulino ricorda a tutti che le truffe agli anziani sono in continuo aumento e ne elenca le principali forme, al fine di allertare i cittadini più vulnerabili: i classici finti impiegati Atena che chiedono di entrare in casa per effettuare dei controlli, altre tipologie di tecnici fasulli, truffatori che si spacciano per esponenti delle forze dell’ordine chiedendo di controllare presunte banconote contraffatte o segni di furti segnalati nella zona, finti dipendenti Inps, finti avvocati o approcci per strada studiati al fine di sottrarre le chiavi delle auto alle vittime. Papilino descrive anche una metodologia molto sfruttata negli ultimi tempi: “Un truffatore finge di essere stato investito o urtato dal conducente di un veicolo. Raggiunta la vittima, magari ad un semaforo, le mostra i danni subiti, come ad esempio un falso Rolex rovinato. A quel punto entra in scena un complice, a bordo di un veicolo, il quale conferma la versione del primo truffatore. A quel punto cercheranno di estorcere qualche centinaio di euro alla vittima, al fine di sistemare velocemente e in privato la situazione. Abbiamo registrato un caso in cui la vittima ha poi pedinato i due e, notando che il finto investito saliva poi a bordo del veicolo del secondo truffatore, ha preso il numero della targa e ce l’ha comunicato. In ogni caso è sempre meglio fare una chiamata in più al 113, in ogni situazione sospetta, senza avere il timore di disturbare”.

Matteo Nunner

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