Il Partito Liberaldemocratico della Provincia di Vercelli esprime ferma condanna per la posizione assunta da alcune strutture territoriali della CGIL e da gruppi ad esse collegate, che hanno sostenuto campagne di boicottaggio contro i farmaci prodotti dal gruppo israeliano Teva. Tale atteggiamento, oltre a essere eticamente ambiguo, rischia di aggravare una crisi occupazionale già in atto nello stabilimento di Santhià (VC), dove Teva impiega lavoratori in un sito produttivo attivo e strategico per la produzione di principi attivi farmaceutici. La situazione occupazionale: dati e contesto La Teva, attraverso la sua divisione Tapi (principi attivi), gestisce in Italia quattro siti produttivi: Villanterio (PV), Caronno Pertusella (VA), Rho (MI) e, appunto, Santhià (VC). Nel marzo 2026, l'azienda ha annunciato un piano globale di contenimento dei costi che ha allarmato i sindacati, i quali segnalano una riduzione delle commesse e un rischio concreto per la tenuta occupazionale. In particolare, lo stabilimento di Santhià registra un calo produttivo stimato attorno al 10-20%, in un contesto di calo generale degli ordinativi che ha colpito soprattutto il sito di Villanterio (-40%). Nel maggio 2026 è stata aperta formalmente la crisi della Tapi, con la proprietà israeliana che ha indicato misure di ristrutturazione per ridurre i costi del 20%, inclusa la possibile chiusura di Villanterio e il ridimensionamento degli altri siti, Santhià incluso. I sindacati hanno denunciato il taglio di circa 100 posti di lavoro su 500 dipendenti in Italia. La campagna di boicottaggio e il cortocircuito della CGIL La contraddizione emerge con ancora maggiore evidenza alla luce di recenti notizie. Il 14 luglio 2026, da Alessandria è partito un appello del Coordinamento provinciale per la Palestina rivolto ai medici di famiglia, invitandoli «a non prescrivere i prodotti della casa farmaceutica Teva e delle consociate Ratiopharm, Cephalon e Dorom quale forma di dissenso etico nei confronti della politica di Israele verso il popolo palestinese». L'iniziativa, promossa dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e dalla Rete sanitari per Gaza, ha trovato adesioni e sostegni anche in iniziative di alcune strutture territoriali della CGIL e di amministrazioni locali, con richieste di escludere i prodotti della multinazionale israeliana dalle forniture pubbliche e dalle farmacie comunali. esprime ferma condanna per la posizione assunta da alcune strutture territoriali della CGIL e da gruppi ad esse collegate, che hanno sostenuto campagne di boicottaggio contro i farmaci prodotti dal gruppo israeliano Teva. Tale atteggiamento, oltre a essere eticamente ambiguo, rischia di aggravare una crisi occupazionale già in atto nello stabilimento di Santhià (VC), dove Teva impiega lavoratori in un sito produttivo attivo e strategico per la produzione di principi attivi farmaceutici. La situazione occupazionale: dati e contesto La Teva, attraverso la sua divisione Tapi (principi attivi), gestisce in Italia quattro siti produttivi: Villanterio (PV), Caronno Pertusella (VA), Rho (MI) e, appunto, Santhià (VC). Nel marzo 2026, l'azienda ha annunciato un piano globale di contenimento dei costi che ha allarmato i sindacati, i quali segnalano una riduzione delle commesse e un rischio concreto per la tenuta occupazionale. In particolare, lo stabilimento di Santhià registra un calo produttivo stimato attorno al 10-20%, in un contesto di calo generale degli ordinativi che ha colpito soprattutto il sito di Villanterio (-40%). Nel maggio 2026 è stata aperta formalmente la crisi della Tapi, con la proprietà israeliana che ha indicato misure di ristrutturazione per ridurre i costi del 20%, inclusa la possibile chiusura di Villanterio e il ridimensionamento degli altri siti, Santhià incluso. I sindacati hanno denunciato il taglio di circa 100 posti di lavoro su 500 dipendenti in Italia. La campagna di boicottaggio e il cortocircuito della CGIL La contraddizione emerge con ancora maggiore evidenza alla luce di recenti notizie. Il 14 luglio 2026, da Alessandria è partito un appello del Coordinamento provinciale per la Palestina rivolto ai medici di famiglia, invitandoli «a non prescrivere i prodotti della casa farmaceutica Teva e delle consociate Ratiopharm, Cephalon e Dorom quale forma di dissenso etico nei confronti della politica di Israele verso il popolo palestinese». L'iniziativa, promossa dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e dalla Rete sanitari per Gaza, ha trovato adesioni e sostegni anche in iniziative di alcune strutture territoriali della CGIL e di amministrazioni locali, con richieste di escludere i prodotti della multinazionale israeliana dalle forniture pubbliche e dalle farmacie comunali.
La CGIL, in quanto rappresentante dei lavoratori, ha giustamente espresso preoccupazione per il futuro occupazionale dei siti Teva in Italia, firmando comunicati congiunti con CISL e UIL per chiedere garanzie economiche e il blocco dei licenziamenti. Tuttavia, il sostegno – diretto o indiretto – a campagne di boicottaggio che danneggiano commercialmente l'azienda appare incoerente e controproducente. Come evidenziato da analisi giornalistiche, il boicottaggio dei farmaci Teva contribuisce a creare un clima ostile che può accelerare le decisioni aziendali di ridimensionamento. Il Partito Liberaldemocratico ritiene che la tutela del lavoro debba essere prioritaria e che non possa essere subordinata a scelte di natura politica o ideologica che mettono a rischio posti di lavoro in un settore vitale come quello farmaceutico. La posizione del Partito Liberaldemocratico Il Partito Liberaldemocratico ribadisce il proprio impegno per la difesa dell'occupazione, della libertà d'impresa e del pragmatismo economico. In un momento di crisi internazionale e di tensioni geopolitiche, la priorità deve essere la salvaguardia dei posti di lavoro e la continuità produttiva, non l'adesione a campagne di boicottaggio che rischiano di colpire proprio i lavoratori che i sindacati dovrebbero tutelare. «Non possiamo accettare che scelte ideologiche e campagne di boicottaggio mettano a rischio posti di lavoro in un'azienda che produce farmaci e impiega centinaia di lavoratori nel nostro territorio», dichiara il segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico di Vercelli, Riccardo Dinucci. «La CGIL non può da un lato sostenere il boicottaggio di Teva e dall'altro piangere per i licenziamenti. È una contraddizione inaccettabile che danneggia i lavoratori e le loro famiglie. Chiediamo alle istituzioni di intervenire con concretezza per difendere il sito di Santhià e garantire la continuità produttiva. Queste iniziative mettono inoltre a repentaglio la salute dei cittadini a cui viene negata la possibilità di utilizzare farmaci avanzati, frutto della grande ricerca israeliana». Chiediamo pertanto alla CGIL e alle altre organizzazioni sindacali di prendere le distanze da iniziative di boicottaggio che danneggiano l’azienda, i lavoratori, e la salute dei cittadini. Chiediamo quindi alle istituzioni locali e nazionali di intervenire con misure concrete per sostenere il sito produttivo vercellese, evitando che una crisi occupazionale si aggravi a causa di scelte ideologiche. Riccardo Dinucci – Segretario del Partito Liberaldemocratico della Provincia di Vercelli