Economia - 14 settembre 2026, 13:30

Dai sorì delle Langhe alla bottiglia: la filiera corta di Terrenostre

Circa cento soci viticoltori con un legame profondo con le colline delle Langhe. Terrenostre racconta una filiera corta cooperativa costruita per valorizzare il lavoro dei produttori, custodire il paesaggio e portare nel bicchiere vini che parlano del territorio da cui provengono

Il nome, Terrenostre, racconta già una scelta. Quella di considerare la terra non soltanto come luogo di produzione, ma come patrimonio da condividere e preservare. È con questo spirito che nel 1961, a Cossano Belbo, 31 viticoltori fondano la Cantina Terrenostre SCA, Cantina Dolcetto e Moscato, oggi cooperativa aderente a Confcooperative Piemonte.

L’obiettivo era molto concreto: unire le forze per garantire maggiore stabilità economica alle famiglie che coltivavano vigneti spesso difficili da lavorare. Una missione che, a oltre sessant’anni di distanza, continua a guidare la cooperativa.

Oggi Terrenostre riunisce circa cento soci conferenti, distribuiti nei comuni della Langa intorno a Cossano Belbo e uniti da un esclusivo legame con il territorio e la cantina.

«La nostra filiera corta nasce proprio da qui: lavoriamo solo le uve dei soci. Questo ci permette di ridurre al minimo i passaggi e di mantenere un rapporto diretto tra chi coltiva il vigneto, la cantina e il prodotto che arriva al consumatore», spiega Loris Filante, direttore di Terrenostre.

Una filiera corta che nasce tra le vigne della Langa

Moscato bianco, Dolcetto, Barbera, Favorita, Pinot Nero e Chardonnay: i vitigni coltivati dai soci sono espressione diretta di queste colline, comprese nei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato riconosciuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Il Moscato d’Asti DOCG è uno dei prodotti simbolo della cantina, affiancato dal Dolcetto d’Alba DOC e dal Furmentin®, oltre a una gamma che comprende Asti Spumante, Barbera d’Alba e Alta Langa. Quasi tutta la produzione rientra nelle denominazioni DOC e DOCG, mentre il Dolcetto d’Alba selezione Donna in Pietra è certificato biologico.

Dalla vendemmia le uve arrivano direttamente nello stabilimento di Cossano Belbo, dove tradizione enologica e tecnologie di cantina si incontrano nella vinificazione. La tracciabilità del percorso è sostenuta anche da certificazioni volontarie, tra cui ISO 22005 ed Equalitas.

«Ogni nostro vino parte da uve che conosciamo, perché provengono esclusivamente dai vigneti dei soci. È questo legame diretto che ci permette di raccontare non soltanto una denominazione, ma anche le persone e il territorio che ci sono dietro», sottolinea Filante.

Coltivare i sorì, custodire il paesaggio

La cooperazione assume un valore ancora più evidente sui sorì, i versanti collinari delle Langhe meglio esposti ma spesso più impegnativi da coltivare. Terrenostre dedica particolare attenzione a queste produzioni anche attraverso una selezione di vini legata alle “vigne eroiche”.

Mantenere produttive queste superfici significa evitare l’abbandono dei vigneti e contribuire alla conservazione di un paesaggio costruito nel tempo dal lavoro dell’uomo. Per questo la cantina incentiva la qualità già in campo, privilegiando rese contenute e valutando le uve in base alla zona di provenienza, al grado di maturazione e allo stato sanitario.

È qui che il modello cooperativo mostra uno dei suoi effetti più concreti: creare le condizioni perché la viticoltura collinare continui a essere economicamente sostenibile e perché le famiglie possano continuare a lavorare territori altrimenti difficili da presidiare.

Dal produttore al consumatore, con pochi passaggi

La filiera si chiude mantenendo il rapporto diretto con chi acquista. I vini Terrenostre possono essere trovati nello spaccio aziendale di Cossano Belbo, a cui si affianca il servizio di consegna a domicilio.

Ma accorciare le distanze significa anche raccontare meglio ciò che succede prima che una bottiglia arrivi sulla tavola. Proprio per questo la cooperativa sta lavorando a nuove strategie di comunicazione capaci di dare maggiore spazio alle storie dei soci, alle tradizioni vitivinicole e alle scelte che hanno accompagnato l’evoluzione della cantina.

Per Terrenostre, dunque, la filiera corta non è soltanto un percorso con pochi intermediari. È un legame che tiene insieme viticoltori, cantina, paesaggio e consumatori, facendo della cooperazione lo strumento con cui valorizzare un patrimonio comune.

I.P.