Sono 6.470 i contratti programmati dalle imprese delle province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli per il mese di settembre 2026, pari al 18,2% delle entrate complessive previste a livello regionale.
Tratti comuni alle quattro realtà del territorio sono l’alta percentuale, superiore al 75% delle entrate previste, di contratti a termine, la domanda di occupazione espressa da un numero relativamente basso di imprese sul totale (13,3% di Verbania, 17,3% di Vercelli, 18,1% di Biella e 18,4% di Novara), una difficoltà di reperimento che oscilla tra il 38% e il 46% delle entrate previste e una richiesta di esperienza professionale specifica o quantomeno nello stesso settore, che caratterizza in misura prevalente la domanda di lavoro (percentuale che, nel dettaglio, si attesta al 56,8% per Novara, al 58,8% per Biella, al 60,1% per Vercelli e al 63,8% per Verbania).
Ferme restando le diverse vocazioni economiche dei territori, in linea generale, sono i settori dei servizi di alloggio e ristorazione, del commercio e dei servizi alle persone a esprimere una parte consistente della domanda di lavoro nelle province dell’Alto Piemonte.
Nel Vercellese il quadro è del tutto invariato rispetto a 12 mesi fa: le entrate programmate a settembre 2026 sono 1.230, invariate rispetto allo scorso anno; nel 19% saranno stabili, con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, per l’81% saranno a termine. Si concentreranno per il 61,1% nel settore dei servizi e per il 56% in imprese con meno di 50 dipendenti. Il 16% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota inferiore alla media nazionale (21%). In 38 casi su 100 le imprese prevedono difficoltà di reperimento dei profili desiderati. Il 13,9% delle entrate sarà destinato a personale in possesso di un titolo terziario (laurea o ITS), mentre una quota pari al 29,1% delle entrate complessive riguarderà giovani con meno di 30 anni. Le entrate previste riguarderanno per il 25% il settore del commercio, per il 13% quello dei servizi di alloggio e ristorazione, per il 10% i servizi alle persone e infine per il 52% gli altri settori.