Ultim'ora - 13 agosto 2026, 12:34

Attentato Ranucci, Lavitola resta in carcere. Al gip: "Chiesi spari contro il muro di casa, non una bomba"

(Adnkronos) -

Resta in carcere Valter Lavitola. Il gip non ha accolto la richiesta di arresti domiciliari avanzata ieri dopo l’interrogatorio di garanzia dal difensore dell’ex editore e imprenditore. Lavitola, in carcere a Rebibbia da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato di essere il mandante dell’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione. Alla luce dell’ammissione e di altri elementi a suo parere emersi l’avvocato Sergio Cola aveva chiesto l’attenuazione della misura ritenendo che non sussistano il pericolo di fuga, la mancata collaborazione e l’inquinamento probatorio. Richiesta a cui la procura di Roma aveva dato parere negativo. 

 

"Non avevo chiesto una bomba ma spari, 4-5, contro il muro della casa di Sigfrido Ranucci", ha detto Lavitola davanti al gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Ma una volta appresa la notizia che l’attentato era avvenuto tramite l’esplosione di un ordigno rudimentale che ha danneggiato le auto del conduttore di Report, a quanto si apprende, non avrebbe avuto da obiettare perché avrebbe comunque ritenuto anche quella modalità dimostrativa.  

L’ex editore e imprenditore, in carcere in alta sicurezza a Rebibbia da lunedì - quando i carabinieri gli hanno notifcato l’ordinanza del gip emessa dopo le indagini della procura di Roma e al quale viene contestato il metodo mafioso -, nella sua confessione ha sostenuto di aver fatto tutto per far innalzare il livello di protezione al giornalista. 

L’inchiesta ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Destinatario della misura emessa dal gip è anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, che attualmente si troverebbe in Africa. Nei suoi confronti i pm capitolini avvieranno l’iter per l’estradizione.  

Una volta terminata l’analisi dei dispositivi sequestrati a Valter Lavitola gli inquirenti potrebbero poi convocare Sigfrido Ranucci per sentirlo come persona informata sui fatti. Un’audizione che non dovrebbe avvenire prima di settembre tenuto conto delle procedure e dei tempi per l’esame sul cellulare e sul computer sequestrati lunedì scorso all’ex editore e imprenditore quando i carabinieri del Nucleo Investigativo gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e sui dispositivi acquisiti a luglio durante la perquisizione a casa di Lavitola.  

Sigrido Ranucci dovrebbe "assolutamente" fare un passo indietro dalla conduzione di Report. "Fosse coinvolto un giornalista della Lega o di centrodestra nella metà delle cose che stanno uscendo, ci sarebbero già i cortei della Cgil e dell’Usigrai, quindi un po' di cautela fino a che non verrà fatta chiarezza. Può prendersi una pausa" afferma il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, oggi a margine di una visita a Mario Roggero, nel carcere di Bollate. "Al di là dei deliri e degli accostamenti con Falcone, Borsellino, Aldo Moro, che spero che siano frutto del caldo, d'altronde ci sono 40gradi, fa caldo e tutti possono sfasare. Però da un attentato organizzato da quello che lui affermava essere un carissimo amico per potenziargli la scorta… se solo solo fosse vero questo diciamo che scegliti meglio gli amici e non andare in conduzione in Rai" ha sottolineato Salvini. 

 

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