Il 17 luglio (se c’è di mezzo il numero 17 qualcosa succede) Il Cigliano Festival presenta I dialoghi della vagina, prodotto da Teatro al Femminile con Virginia Risso e Gaia Contrafatto, riscuote un ottimo riscontro di pubblico e insomma tutto è bene ciò che finisce bene. Tuttavia una decina di giorni dopo si alza il vento dello scandalo. L’eco di questa affermazione giunge a Virginia Risso, autrice, regista e interprete della pièce, tra l’altro portata con successo e orgoglio sui palchi di tutta la penisola e in Svizzera.
Chiamata in causa Virginia Risso sottolinea:
Credo che prima di muovere qualsiasi accusa sia opportuno informarsi e non agire con povertà di argomenti. In cinque anni di repliche non sono mai emerse critiche di questo tipo. Alcuni giudizi sono arrivati da persone che non hanno visto lo spettacolo e lo hanno valutato soltanto dalla locandina lasciandosi influenzare da bias consolidati.
Si è anche ventilata l’ipotesi che si tratti di uno spettacolo misogino.
Definire questo spettacolo misogino è come sostenere che l’acqua è asciutta. L’obiettivo è eliminare tabù e luoghi comuni legati all’universo femminile non certo muovere un attacco verso le donne. E’ esattamente il contrario, intende promuovere la parità di genere nell’interesse di tutte e di tutti. Ovunque ci siamo esibite abbiamo sempre avuto il tutto esaurito costruendo buoni rapporti con enti ed associazioni. Sentire un commento così fuori luogo lo ritengo offensivo.
Per fare chiarezza le chiedo: chi ha scritto l’opera ?-L’ho scritta io. Non va confusa con il libro di Paolo Mezzana in quanto tratta argomenti diversi. La drammaturgia nasce nel 2022 giocando solo nominalmente con i Monologhi della vagina di Eve Ensler testo nato dalle testimonianze di duecento donne, che nulla c’entra con il mio lavoro. Lo specifico per evitare ulteriori equivoci.
Questione giovani: la sessualità può essere un argomento difficile da affrontare ?
Sono cresciuta in una famiglia in cui il discorso sulla sessualità si è sviluppato in un contesto normalissimo. Purtroppo non è sempre così scontato, spesso prevalgono veti e censure e chi ne è vittima finisce per arrangiarsi in modo approssimativo. Serve invece la reale conoscenza del proprio corpo, l’educazione affettiva e sessuale dovrebbe rappresentare un punto fondamentale della formazione.
Qual è lo spirito della sua realizzazione teatrale?
Incentivare una cultura equa ed egualitaria con la speranza che un giorno possa rispecchiare anche la nostra società. Lo spettacolo dialoga inoltre con le opere della pittrice russa Elena Romanovskaia in una sinergia che promuove inclusione, condivisione e creazione. Colgo l’occasione per invitare chi ha alimentato questa polemica a venire a vederci: potrà forse comprendere il significato del mio lavoro.