Arte e Cultura - 28 giugno 2026, 03:26

Il libro “Tre sguardi sull’universo”: una presentazione da applausi

Con l'astrofisica Elena D'Onghia, il filosofo Felice Bonalumi, il pittore Antonio Teruzzi - Riflessioni sulla creazione, sul tempo, sul cielo - Il telescopio? Una macchina del tempo

Elena D'Onghia

C’è il sole che picchia forte. Sa che sarà uno dei protagonisti.

E c’è il tempo – si sarà spazio anche per lui - che profuma d'attesa. Siamo su una bella terrazza con gente ai tavolini, aperitivi ghiacciati, ventagli. Sembra d’essere in una bella località marina, sembra l'inizio di una festa. Siamo nei locali di Ottima, in via Caduti del Lavoro. Non c’è una sedia libera. Sono le ore 19 (ma sembrano le 16) di sabato 27 giugno. La morsa caldo-afa non molla. 

Baci e abbracci per una giovane donna. Saluta con grazia, dispensa sorrisi. Nessuna festa, si tratta semplicemente della presentazione di un libro. 
La giovane donna, l’astrofisica vercellese Elena D’Onghia, docente all’università del Wisconsin-Madison, insieme al pittore, scultore, incisore Antonio Teruzzi, e a Felice Bonalumi, filosofo, già docente di comunicazione e marketing etico in diverse università, stanno presentando il loro libro “Tre sguardi sull’universo”, edito da Carlo Pozzoni. I tre sguardi sull'universo sono quindi quelli della scienza astrofisica con la D’Onghia, dell’arte con Teruzzi, e della filosofia, con Bonalumi, insomma dei tre autori .

A dialogare con loro il critico Giorgio Simonelli. La scaletta prevede: una parola collegata al libro e scelta da Simonelli, il successivo intervento dei tre autori (tutti e tre sintetici e chiari), quindi un brano musicale scelto da Francesco Brugnetta e un commento finale di Guido Michelone.

Insomma. Tre parole sui cui riflettere, tre brani musicali, tre conclusioni.

Si parte con la parola creazione. «C’è chi ci crede e chi non ci crede. Come c’è chi si domanda: l’universo è finito, infinito o indefinito? Di sicuro l’universo è tutto un insieme in un determinato momento» dice Felice Bonalumi.
«Ogni atto che facciamo è creazione» aggiunge Antonio Teruzzi. 
Elena D’Onghia, infine: «Il Big Bang ha rivoluzionato il senso dell’eterno. L’istante iniziale in cui si è creato tutto. L’universo non è infinito, non è eterno. Ha una dimensione.»

L’universo è correlato alle domande senza risposta, che anche un bambino può porre.

Cosa c’era prima del Big Bang?

Nel libro la D’Onghia scrive che per le teorie moderne della fisica quantistica il Big Bang “potrebbe non essere l’inizio assoluto, ma piuttosto un passaggio da una fase precedente dell’universo a quella che oggi osserviamo”.

Riflettori, poi, sulla parola tempo. Elena D’Onghia: «Noi viviamo il tempo delle stagioni. C’è un prima e un dopo. Ma in fisica non è così: nelle equazioni il tempo non ha un solo verso. Si arriva alla quarta dimensione, il tempo rallenta e lo spazio si distorce.»

«Sappiamo tutti che il tempo non è uguale, perché può essere oggettivo, dieci minuti sono per tutti dieci minuti, o soggettivo, se aspetto una donna che tarda quei dieci minuti non finiscono mai» ha commentato il filosofo Bonalumi.

Ultima riflessione sulla parola cielo «che ci attrae ed è un mistero» ha detto Teruzzi.
Affascinante il discorso della D’Onghia su cielo e telescopio (e velocità della luce) «Il telescopio è una macchina del tempo, più si guarda lontano e più si torna indietro. Così ogni essere umano può domandarsi: da dove vengo?».

Da applausi. Tutto.

Remo Bassini