Un eccezionale ritrovamento arricchisce la storia delle collezioni del Museo Leone di Vercelli. È stata infatti identificata e ricomposta la tazza da caffè con piattino che la tradizione storica attribuisce a Napoleone Bonaparte, utilizzata dall'imperatore durante il suo ultimo esilio a Sant’Elena.
Da tempo immemore, il museo conservava soltanto la custodia originale dell'oggetto, realizzata in pelle e cartone. Su di essa campeggia una fitta iscrizione appiccicata su un cartiglio, la quale informa che si tratta proprio della tazza imperiale. Secondo le note storiche, l'oggetto fu riportato in Europa nel 1829 da un certo Pietro Lovati. Come sia entrata esattamente a far parte delle collezioni di Camillo Leone rimane un mistero su cui il fondatore non ha lasciato scritti, nonostante la sua nota passione per i cimeli dell'età napoleonica. Nel corso del tempo, la tazza era stata separata dal suo contenitore e inserita tra le altre ceramiche custodite nei depositi, perdendo così la memoria del suo reale e straordinario significato.
La tazza e il relativo piattino sono di un elegante colore verde, impreziositi da una decorazione dorata che raffigura un serpente che si morde la coda (uroboro), antico simbolo di unione e amicizia, come confermato dallo stesso cartiglio sulla custodia.
Il felice ricongiungimento è avvenuto grazie al lavoro di spoglio e ricerca condotto dal conservatore Luca Brusotto e dal responsabile dell’archivio museale Riccardo Rossi che stavano selezionando il materiale per l'allestimento della mostra dedicata ad Amedeo Avogadro, in occasione del 250° anniversario della nascita del celebre scienziato di origini vercellesi. Poiché il percorso espositivo analizza anche il contesto storico in cui visse il fisico a cavallo tra Sette e Ottocento, la ricerca si è estesa ai cimeli di età napoleonica, portando all'inaspettato riconoscimento.
La direzione del Museo ci tiene a sottolineare, con onestà scientifica, che non vi è l'assoluta certezza matematica sulla veridicità del reperto. Subito dopo la morte di Bonaparte, infatti, fiorì in tutta Europa un vero e proprio mercato di reliquie a lui attribuite, tra oggetti militari e di uso comune. Autentica o leggendaria che sia, la tazza rappresenta una straordinaria testimonianza della curiosità intellettuale e della ricchezza delle collezioni di Camillo Leone, capaci ancora oggi di stupire e rivelare segreti.
L'oggetto, finalmente ricomposto all'interno della sua custodia, è stato inserito nel percorso espositivo e sarà visibile al pubblico fino al 2 agosto, data di chiusura della mostra dedicata ad Amedeo Avogadro.