Economia - 29 aprile 2026, 07:00

E-commerce nel 2026: perché vendere online è diventato più difficile

E-commerce 2026: concorrenza, costi, AI e margini ridotti. Analisi delle vere sfide per chi vende online oggi

Negli ultimi anni l’e-commerce è stato spesso raccontato come una grande opportunità accessibile a tutti. Nel 2026, però, lo scenario è cambiato profondamente. Aprire un negozio online non basta più, e soprattutto non garantisce risultati.

Dietro la crescita del settore si nasconde una realtà più complessa, fatta di margini ridotti, concorrenza elevata e costi in aumento. Per capire meglio quali siano oggi le vere sfide dell’e-commerce, abbiamo raccolto il punto di vista di Abdelali el Idrissi, CEO di Sapere Audex, che lavora quotidianamente su questi progetti.

“Il problema non è aprire un e-commerce, ma farlo funzionare”

Uno dei primi aspetti che emergono riguarda la distanza tra aspettative e realtà.

“Molti imprenditori arrivano con l’idea che basti mettere online un sito per iniziare a vendere,” spiega il CEO. “In realtà, la fase più semplice è proprio quella tecnica. Il vero lavoro inizia dopo.”

Nel 2026, il mercato è saturo in molti settori. Questo significa che entrare senza una strategia chiara porta spesso a risultati deludenti, soprattutto nei primi mesi.

Concorrenza e marketplace: un equilibrio sempre più difficile

Uno dei fattori più impattanti è la presenza dei grandi marketplace, che continuano a erodere quote di mercato.

“Competere con realtà come Amazon non è realistico per la maggior parte delle aziende,” sottolinea Abdelali el Idrissi. “Il punto è trovare una posizione diversa, non cercare di fare la stessa cosa.”

Questo richiede una forte differenziazione: brand, servizio, nicchia o esperienza d’acquisto diventano elementi decisivi. Senza un’identità chiara, l’e-commerce rischia di diventare invisibile.

Margini ridotti e costi in crescita

Un altro aspetto critico riguarda i margini. Nel 2026, vendere online significa affrontare costi sempre più elevati: advertising, logistica, piattaforme, gestione resi.

“I margini si sono abbassati molto rispetto a qualche anno fa,” spiega il CEO. “Chi non ha controllo sui numeri rischia di vendere senza guadagnare.”

Questo cambia completamente l’approccio: non basta generare vendite, ma è necessario costruire un modello sostenibile, in cui ogni costo viene monitorato e ottimizzato.

L’integrazione dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è uno dei temi più discussi, ma anche uno dei più fraintesi.

“L’AI può aiutare molto, ma non è una soluzione magica,” spiega. “Può migliorare la gestione dei prodotti, automatizzare alcune attività e supportare il marketing, ma non sostituisce la strategia.”

Nel 2026, l’utilizzo dell’AI negli e-commerce si concentra su ambiti concreti: personalizzazione dell’esperienza utente, gestione dei contenuti, analisi dei dati e ottimizzazione delle campagne.

Chi riesce a integrarla in modo corretto può ottenere vantaggi competitivi, ma sempre all’interno di una struttura già solida.

Logistica e customer experience: il vero campo di battaglia

Se un tempo il focus era sul sito, oggi la vera differenza si gioca su logistica e servizio. Tempi di consegna, gestione dei resi e assistenza clienti sono diventati fattori decisivi. Gli utenti si aspettano standard elevati, influenzati dai grandi player del mercato.

“L’esperienza non finisce con il checkout,” sottolinea. “Anzi, spesso è proprio dopo l’acquisto che si gioca la fidelizzazione.” Questo rende l’e-commerce un sistema complesso, in cui ogni fase deve essere progettata con attenzione.

Conclusione

Vendere online oggi è ancora un’opportunità, ma è diventato molto più complesso rispetto al passato. La differenza non la fa più la presenza digitale, ma la capacità di costruire un sistema sostenibile e competitivo.

Chi affronta l’e-commerce con un approccio strategico, integrando tecnologia e visione, può ancora ottenere risultati importanti. Chi lo considera una scorciatoia, invece, rischia di trovarsi rapidamente fuori mercato.


 



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