Le reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza hanno lanciato per giovedì 26 febbraio, davanti alle strutture ospedaliere e sanitarie di tutto il paese il flash mob “No liste no bersagli. Solidarietà e cura non sono reato” a sostegno del popolo palestinese e in difesa del diritto alla cura!
Nel comunicato scrivono:
“ Insieme ad altre 15 organizzazioni italiane e europee, che si occupano di salute, diritti e pace, abbiamo lanciato la petizione "No liste, no bersagli" per opporci all'inaccettabile decisione di Israele di bandire da Gaza 37 Ong che si rifiutano di consegnare i nomi del proprio personale palestinese e per manifestare, come personale sanitario e come cittadini, tutto il nostro dissenso nei confronti di questa azione del governo israeliano”
Tra i promotori segnaliamo: Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Medicina Democratica, SPIGC – Società Polispecialistica Italiana Giovani Chirurghi, EPHA – European Public Health Alliance, ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, G2H2 – Geneva Global Health Hub, SID – Society for International Devolopment, People’s Health Movement Europe.
Oltre che contro il bando di Israele alle Ong, la manifestazione del 26 febbraio ci mobilita contro il ddl antisemitismo e il decreto sicurezza che minacciano, anche nel nostro Paese, il diritto alla cura e la libertà di espressione e criminalizzano il personale sanitario, come mostrano anche i recenti fatti di Ravenna.
Ecco quindi i due obiettivi:
chiedere il ritiro del bando di Israele alle 37 Ong che si rifiutano di consegnare i nomi del personale palestinese. Consegnare quelle liste significherebbe consegnare all'esercito israeliano un elenco di possibili bersagli.
Difendere anche nel nostro Paese il diritto alla cura e alla solidarietà, la libertà di espressione e dissenso, messi sotto attacco dai ddl antisemitismo e dal decreto sicurezza.
Mobilitiamoci, partecipiamo, non rimaniamo in silenzio. Il silenzio è complicità.
L’appello è dunque a firmare e diffondere la petizione "No liste, no bersagli" disponibile
Di seguito il testo in sintesi della petizione
Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi, delle 37 ONG a cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza, rifiuterà di consegnare alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, ritenendola una richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite.
Questa decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale. Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come dimostrato dai dati degli ultimi due anni.
A Gaza dal 7 ottobre 2023 circa 1.700 professionisti sanitari sono stati uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza Frontiere. Oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze israeliane .
Anche in Cisgiordania tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, 12 operatori sanitari sono stati uccisi e 161 arrestati. In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe trasformarli in potenziali bersagli e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli, oltre a tradire i principi fondamentali dell'azione umanitaria.
Allo stesso tempo, impedire alle ONG l'ingresso a Gaza significa privare centinaia di migliaia di gazawi di cure essenziali e violare nuovamente il diritto internazionale . L'accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario.
Il 29 gennaio 2026 le Forze di Difesa Israeliane hanno riconosciuto come attendibili i dati del Ministero della Salute di Gaza che erano stati sistematicamente screditati per più di 2 anni: oltre 71.000 palestinesi, di cui 20.000 bambini, sono stati uccisi da ottobre 23. Oltre l’80% delle vittime sono civili, le più alte percentuali mai documentate in un singolo contesto di violenza organizzata.
IAGS, Commissione d'inchiesta ONU, Amnesty International, Human Rights Watch, B'Tselem e relatori speciali ONU, concordano che a Gaza è in corso un genocidio .